Scontri, roghi e colpi d’arma da fuoco nel centro della West Bank durante il raccolto. Tra i feriti la giornalista Heidi Levine. L’Onu lancia l’allarme sul rischio di una ripresa delle ostilità su larga scala, mentre Netanyahu parla di “un gruppo di teppisti”.
L’aggressione nell’uliveto di Abu Falah
La stagionale raccolta delle olive in Cisgiordania si trasforma ancora una volta in teatro di scontri e violenze. Secondo le testimonianze raccolte sul campo e i report dell’agenzia Wafa, circa ottanta coloni con il volto coperto e armati di taniche di benzina sono scesi verso un uliveto a terrazzamenti nei pressi di Abu Falah, a nord di Ramallah, dove gli agricoltori locali si erano radunati per la raccolta.
I disordini si sono rapidamente estesi ai villaggi vicini: a Turmus Ayya sono state date alle fiamme tre automobili e lanciate pietre contro le famiglie al lavoro. Negli attacchi, culminati con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco e il lancio di gas lacrimogeni da parte delle forze militari giunte sul posto, sono rimaste ferite diverse persone.
Tra le vittime delle aggressioni figura anche la nota fotoreporter americana Heidi Levine, che stava documentando le operazioni di raccolta per il Washington Post. La Mezzaluna Rossa ha prestato soccorso anche a due residenti locali affetti da traumi e ferite da percosse.
Dati della Commissione palestinese contro la colonizzazione:
• Oltre 147.000 alberi colpita/distrutti dall'ottobre 2023
• Più di 100.000 ulivi sradicati, bruciati o avvelenati
Le reazioni politiche e l’indagine di Tel Aviv
Le Forze di difesa israeliane (IDF) e la polizia hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta ufficiale per chiarire le dinamiche dell’accaduto. Attraverso una nota diffusa dall’ufficio del Premier, Benjamin Netanyahu ha condannato l’episodio:
“I fatti relativi allo scontro avvenuto vicino ad Abu Falah sono ancora oggetto di indagine. Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona. Quel ristretto gruppo di facinorosi non rappresenta la comunità dei coloni, ma le reca un grave danno.”
Nonostante le dichiarazioni di condanna, le tensioni interne al governo israeliano rimangono elevate, alimentate anche dalle recenti posizioni del ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, sostenitore dell’applicazione di norme severe e differenziate tra tribunali civili e militari per i reati commessi nei territori occupati.
L’allarme delle Nazioni Unite: “Cisgiordania sull’orlo dell’esplosione”
I recenti episodi s’inseriscono in un quadro regionale estremamente fragile. Nel corso di un intervento davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il funzionario delle Nazioni Unite Ramiz Alakbarov ha richiamato l’attenzione sulla tenuta della stabilità nell’area:
- Stallo dei negoziati: A distanza di un anno dall’accordo sul cessate il fuoco, la ricostruzione appare ferma e le trattative politiche non registrano avanzamenti.
- Vittime civili: I raid e le tensioni proseguono, con un bilancio umano pesante che conta oltre 1.500 vittime palestinesi nell’enclave nell’ultimo anno.
- Rischio escalation: Secondo l’Onu, il pericolo di una ripresa generalizzata del conflitto è ai massimi storici e la Cisgiordania rischia di diventare un nuovo fronte critico.
Un pilastro economico e culturale a rischio
Per migliaia di famiglie palestinesi, la produzione di olive e olio non rappresenta soltanto una delle principali risorse per l’economia rurale, ma incarna un profondo simbolo culturale di legame con la terra. La distruzione sistematica degli alberi e le difficoltà di accesso ai terreni minacciano direttamente la sussistenza di intere comunità locali.
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