Le trattative tra Washington e Teheran attraversano una nuova fase di stallo critico. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato durante un intervento a New York di voler proclamare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti, sostenendo che la via d’acqua si trovi già de facto sotto il controllo americano a causa del blocco navale che impedisce il libero transito delle imbarcazioni.
La sortita del presidente si inserisce in un quadro di crescenti pressioni economiche e diplomatiche destinate a intensificarsi ulteriormente.
Le mosse della Casa Bianca e il pressing economico
In un’intervista rilasciata alla rete Fox News, Trump ha anticipato una nuova serie di sanzioni dirette a colpire duramente l’economia iraniana, definendo le imminenti contromisure come un intervento «mai visto prima». Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha confermato che le nuove sanzioni potrebbero scattare già nei prossimi giorni.
A complicare il quadro dei colloqui contribuisce l’assenza di interlocutori stabili ad alto livello diplomatico a Teheran, dove la gestione dell’emergenza resta complessa. Per giustificare le ricadute economiche interne, come il recente rialzo dei prezzi dei carburanti sul mercato statunitense, Trump ha ribadito la necessità della linea dura per impedire a Teheran di raggiungere la capacità nucleare bellica, qualificando la strategia come un «servizio fondamentale per la stabilità globale».
Priorità economiche e la linea del governo
Dall’amministrazione emergono posizioni articolate sulla gestione della crisi. Il vicepresidente JD Vance ha sottolineato l’esigenza di calibrare le priorità operative, mettendo in primo piano il contenimento dei prezzi del petrolio e dei carburanti e collocando al secondo posto il contrasto alle ambizioni nucleari iraniane.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, è intervenuta per riallineare le posizioni, precisando che per il Presidente l’esigenza di tutelare il potere d’acquisto dei cittadini e la necessità di fermare il programma nucleare di Teheran costituiscono due obiettivi di pari importanza.
Il nodo del cessate il fuoco e i contatti sullo Stretto
Sullo sfondo resta aperta la trattativa sulla tregua: mentre fonti pakistane riferiscono di interlocuzioni per un’eventuale estensione del cessate il fuoco di 60 giorni, da Teheran arrivano secche smentite, accusando Washington di aver violato i precedenti accordi di intesa.
Sul piano navale, l’Iran prosegue parallelamente le trattative con l’Oman per definire un nuovo modello di gestione dei canali di transito nello Stretto di Hormuz, ponendo tuttavia come condizione pregiudiziale alla riapertura dello stretto il ritiro completo del blocco navale e delle forze americane dalla regione.
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