Salvatore Iacolino, ex europarlamentare e manager appena nominato alla guida del nosocomio messinese, è accusato di concorso esterno. Al centro dell’inchiesta, i legami con il boss di Favara e una rete di favori nei palazzi della Regione.
Nemmeno una settimana dopo il suo insediamento come Direttore Generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino finisce al centro di una bufera giudiziaria che scuote i vertici della sanità e della politica siciliana. La Procura di Palermo ha disposto perquisizioni a tappeto tra abitazioni e uffici dell’ex parlamentare europeo del Pdl, ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.
Il “Ponte” tra Mafia e Istituzioni
Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, Iacolino avrebbe sfruttato il suo peso politico e il precedente ruolo di dirigente generale del dipartimento Pianificazione Strategica dell’Assessorato alla Salute per favorire il clan di Favara.
Il fulcro della vicenda è il rapporto con Carmelo Vetro, boss dell’agrigentino già condannato per mafia e compaesano del manager. Iacolino, secondo l’accusa, avrebbe agito come un vero e proprio “facilitatore”, mettendo a disposizione della cosca la sua fitta rete di contatti istituzionali per rafforzarne il potere economico.
Le accuse: Informazioni riservate e “canali privilegiati”
L’inchiesta, che oggi ha portato all’arresto di un dirigente regionale e di un imprenditore, delinea un quadro di favoritismi sistematici. A Iacolino viene contestato di aver fornito soffiate, informazioni riservate su procedure amministrative in corso per agevolare gli interessi del boss e dell’imprenditore Giovanni Aveni, facilitato contatti tra esponenti vicini al clan e figure chiave dell’amministrazione, tra cui vertici dell’Asp di Messina e della Protezione Civile, sollecitato gli uffici amministrativi per accelerare o pilotare pratiche indicate da Vetro, omettendo deliberatamente di segnalare i precedenti mafiosi di quest’ultimo.
Il prezzo del favore: Voti e Assunzioni
La magistratura ipotizza uno scambio di favori ben preciso. In cambio dell’apertura di “canali riservati” per ottenere appalti e lavori nel settore pubblico, Iacolino avrebbe ricevuto sostegno economico per il finanziamento di campagne elettorali, promesse di assunzioni di lavoratori, alimentando un sistema di clientelismo e controllo sociale tipico delle dinamiche mafiose.
L’indagine getta un’ombra pesante sulle recenti nomine della sanità siciliana, mettendo in luce la vulnerabilità dei gangli vitali della Regione rispetto alle infiltrazioni di Cosa Nostra.
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