Il risultato delle elezioni regionali nel Land tedesco della Sassonia-Anhalt, con la vittoria dell’ultradestra di Alternative für Deutschland (AfD) che ha raggiunto il 43,8% dei consensi, continua a scatenare reazioni a catena nella politica italiana. Il voto in Germania ha fatto riemergere con forza le visioni contrapposte che convivono all’interno della maggioranza di governo, offrendo al Partito Democratico l’occasione per attaccare direttamente la Premier Giorgia Meloni.
La spaccatura tra i vicepremier: Salvini esulta, Tajani frena
All’indomani dello spoglio, i due vicepremier italiani hanno espresso posizioni diametralmente opposte:
- Matteo Salvini (Lega): Ha celebrato l’esito delle urne parlando di un «trionfo clamoroso» dell’amica Alice Weidel. Per il leader leghista, il voto dimostra la forte richiesta dei cittadini di cambiamento, sicurezza e lavoro, confermando che «un’altra Europa è possibile».
- Antonio Tajani (Forza Italia): Il ministro degli Esteri ha definito il risultato una «pessima notizia» e un «segnale preoccupante», sottolineando come AfD esprima valori antitetici a quelli liberali, europeisti e occidentali in cui si riconosce Forza Italia, auspicando che si tratti di un’eccezione locale e chiedendo contromisure politiche a livello UE.
L’affondo del PD: «Meloni sta con Salvini o con Tajani?»
Sul solco tracciato da queste divergenze è intervenuto il presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia, che con un post sui social ha sollevato un nodo politico centrale per la maggioranza:
«Salvini parla di ‘trionfo clamoroso’ e di ‘un’altra Europa possibile’. Tajani di ‘pessima notizia’. Meloni sta con Salvini o con Tajani? Qual è l’Europa della destra che governa l’Italia?»
Boccia ha poi analizzato il significato profondo del voto tedesco, invitando la politica a riflettere senza liquidate milioni di elettori con una semplice etichetta:
- Capire la rabbia: «Quando la democrazia non dà risposte, altri trasformano la paura in rancore e il rancore in consenso. Ma capire non significa tollerare».
- Il richiamo della storia: Il capogruppo dem ha ricordato il parallelo storico con le elezioni tedesche del 5 marzo 1933 (quando la NSDAP ottenne il 43,9%), precisando che «il 2026 non è il 1933 e dobbiamo fare di tutto perché non lo diventi mai».
- L’alternativa europeista: Boccia ha concluso richiamando i valori dell’Europa nata dalle macerie del Novecento per sostituire al nazionalismo la cooperazione, ed ha esortato le forze democratiche a «organizzare la speranza» invece della paura.
Il dilemma della Premier
Mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene un profilo cauto evitando di intervenire direttamente sui singoli equilibri elettorali dei Länder tedeschi, la pressione delle opposizioni punta a far emergere la contraddizione tra le anime della sua coalizione: da un lato l’alleanza sovranista e identitaria della Lega con AfD, dall’altro l’ancoraggio moderato ed europeista di Forza Italia nel PPE.
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