Durissimo attacco del presidente USA a Leone XIV: “Pessimo in politica estera, amico del crimine, accetta che l’Iran abbia l’arma nucleare, danneggia la Chiesa cattolica”
“Non sono un fan di papa Leone, è un DEBOLE”. “Se io non fossi alla casa Bianca, lui non sarebbe in Vaticano”.
C’è una nuova frattura tra la Casa Bianca e il Vaticano. Che segna un livello di gravità senza precedenti nei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede e accade con il primo pontefice americano della Storia della Chiesa cattolica.
Donald Trump lancia un attacco frontale e durissimo contro papa Leone XIV, accusandolo di aver tradito gli interessi nazionali e di essersi piegato alle logiche della “sinistra radicale”. Lo scontro covava sotto la cenere delle divergenze sulle guerre, che già avevano portato nei giorni scorsi alla convocazione al Pentagono del nunzio apostolico, di fatto l’ambasciatore vaticano negli Stati Uniti. Ma esplode in queste ore con le parole del presidente sul suo social Truth, ribadite poi ai cronisti appena sbarcato dall’Air Force One di ritorno a Washington.
Leone XIV aveva recentemente condannato il “delirio di onnipotenza” che alimenta il conflitto, chiedendo l’interruzione delle ostilità proprio mentre erano in corso, in Pakistan, delicati colloqui di pace tra gli inviati americani e iraniani. Prima ancora, aveva definito “inaccettabile” la minaccia di Trump di “cancellare” in una notte l’intera civiltà iraniana.
La reazione è particolarmente stizzita. Il registro di Trump è quello suo consueto, ma per la prima volta si rivolge a un leader religioso che nel mondo rappresenta circa 1,4 miliardi di credenti. “Papa Leone è DEBOLE sul crimine, pessimo in politica estera“, scrive il presidente. “Non voglio un papa che trovi accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare o che critichi il presidente americano mentre sta portando la criminalità ai minimi storici”.
La polemica di Trump investe vari fronti, dalla politica estera a quella migratoria alla gestione della sicurezza interna.
Il presidente accusa il papa, tra le altre cose, di aver criticato l’intervento americano in Venezuela: il sanguinoso rapimento del presidente Nicolas Maduro. Un altro fattore di irritazione: gli incontri del papa con figure storiche della sinistra democratica americana, come David Axelrod: definito da Trump “un PERDENTE della sinistra”. E poi: “Non voglio un papa che critica il presidente degli Stati Uniti perché fa quello per cui è stato eletto A VALANGA”, scrive.
Fatto ancor più inconsueto, Trump rivendica una sorta di merito politico nella stessa ascesa al soglio pontificio di Leone XIV, al secolo Louis Prevost: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.”
Un “papa di sinistra” danneggia la Chiesa, sostiene Trump, che dispensa consigli: “Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!”
L’ultima pennellata: Trump scrive di preferire di gran lunga il fratello del pontefice, Louis, considerato “totalmente MAGA”. “Lui ha capito tutto”, dice il presidente.
Il Vaticano mantiene per ora un prudente silenzio. Proprio oggi Leone XIV si appresta a un lungo viaggio di undici giorni in Africa.
Il gelo tra Vaticano e Casa Bianca potrebbe ora influenzare non solo i rapporti diplomatici tra una superpotenza mondiale e un’autorità religiosa transnazionale, ma anche – negli Stati Uniti – il consenso dei cattolici americani in vista delle prossime sfide elettorali, a partitre dalle elezioni di medio termine del prossimo 3 novembre.
Fonte RaiNews.it
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