La ritorsione per la mancata collaborazione nei raid contro l’Iran: “Stop a tutti i rapporti commerciali con Madrid”. E poi sfotte Starmer: “Non abbiamo Churchill”. E le ipotesi sul dopo regime, veto su Pahlavi
La Germania? “Eccezionale”, la leadership spagnola invece è stata “deprecabile”. Bocciato anche il premier del Regno unito: “Qui non abbiamo Churchill”. Alla sala del Caminetto della Casa Bianca va in scena la consegna delle pagelle delle Nazioni europee dal prof. Donald Trump. Il presidente Usa infatti dà il benvenuto davanti alla stampa al Cancelliere tedesco Friedrich Merz, arrivato oggi- martedì 3 marzo- a Washington per un incontro bilaterale. Prima del vertice a porte chiuse, in cui parleranno di dazi, accordi economici, Ucraina, i due leader si concedono alle domande dei cronisti. Inevitabile spunta l’interrogativo che chiede a Trump come si è comportata l’Europa nel corso dell’offensiva degli Usa e di Israele contro l’Iran.
“LA LEADERSHIP SPAGNOLA POCO AMICHEVOLE, STOP AI RAPPORTI”
“Alcune nazioni europee sono state utili, altre meno- si precipita a dire il presidente degli States, mentre guarda Merz- la Germania per esempio è stata eccezionale, altre titubanti”. Poi lo sguardo di Trump si irrigidisce: “Ho chiesto di chiudere i rapporti con la Spagna”. Madrid infatti “ci ha detto non possiamo più usare loro basi, fa niente- aggiunge- ma è un atteggiamento poco amichevole”. Certo, “il popolo spagnolo è eccezionale, ma la leadership deprecabile”, stigmatizza riferendosi a Pedro Sánchez e al suo governo. A cui non intende fare sconti: “Taglieremo tutti i rapporti commerciali con la Spagna”, è la sua promessa di ritorsione. E non ne esce indenne neanche il britannico Keir Starmer: “Non mi piace neanche l’atteggiamento del Regno Unito- prosegue infatti- ci abbiamo messo tre-quattro giorni per capire dove potessimo atterrare”, ha detto riferendosi alle basi del Regno Unito. Insomma “non abbiamo a che fare con Winston Churchill“, ha ironizzato.
Poi Trump ha anche spiegato cosa si aspetta ancora dai Paesi europei: “La Germania ci ha lasciato atterrare– ha spiegato- certo non chiedo l’invio di soldati sul terreno, qui alla mia destra abbiamo uomo che è l’opposto della Merkel e sta facendo bene”.
“NESSUN PRESSING DA ISRAELE, ABBIAMO ATTACCATO PER PRIMI PERCHÈ LORO ERANO PRONTI AD ATTACCARCI”
Poco prima, sollecitato dai cronisti a motivare la decisione di attaccare Teheran, ha smentito l’ipotesi che Israele potesse aver contribuito a forzare la mano statunitense,: “Forse io ho forzato la loro.- ha replicato- Sulla base dell’andamento negoziati ho avuto l’impressione che ci avrebbero colpiti per primi, erano pronti per attaccare Israele ed altri, i missili erano piazzati e pronti per il lancio e abbiamo dovuto attaccare noi per primi e ora li stiamo decimando, le forze iraniane si sono assotigliate e i Paesi del Golfo si sono allineati e sappiamo che l’Iran si pentirà in futuro”. Perché gli Stati uniti e Israele non accennano a mollare la presa: “Ci sarà la terza ondata presto”, è il monito di Trump al regime iraniano.
IL DOPO REGIME
Non sono mancate domande sul post- regime: Trump ha smontato le ambizioni del figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi. “Meglio una figura locale, interna”, ha infatti detto. Per scongiurare l’ipotesi peggiore, ovvero che ora “prendesse il potere qualcuno che sia cattivo quanto Khamenei”, l’ex guida suprema dell’Iran deceduta in un raid del primo giorno dell’offensiva contro l’Iran, Trump quindi fa sapere che punta a qualcuno che è già nel Paese, “ci sono persone più moderate” spiega, diverse quindi dalla leadership attuale che è in mano a “crazy people”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Cristina Rossi
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