A meno di una settimana dall’attesissimo vertice della NATO ad Ankara, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna ad attaccare frontalmente i partner europei, definendo “ridicolo” il mantenimento dell’attuale livello di sostegno americano a una relazione giudicata ormai «a senso unico».
In un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, l’inquilino della Casa Bianca ha alzato ulteriormente la posta in gioco nei rapporti transatlantici, lamentando una netta mancanza di reciprocità da parte degli alleati. «Non ci sono stati vicini!!!», ha scritto il presidente, rimarcando come Washington si trovi a farsi carico della quota di gran lunga maggiore degli investimenti militari globali a fronte di uno scarso ritorno in termini di solidarietà geopolitica. A supporto della sua tesi, Trump ha condiviso un grafico comparativo sulla spesa per la difesa, evidenziando il divario strutturale tra il bilancio statunitense e quello degli altri Stati membri.
La dottrina del disimpegno e il nodo della difesa europea
Le parole del leader americano non sono isolate, ma si inseriscono in una strategia di progressiva pressione che l’amministrazione statunitense sta esercitando sul Vecchio Continente. Washington ha infatti già avviato una parziale riduzione dei propri impegni finanziari e logistici in ambito NATO, ribadendo che l’Europa deve assumere con urgenza un ruolo di guida e di piena responsabilità nella propria difesa nazionale e regionale.
I malumori della Casa Bianca si sono acuiti soprattutto alla luce delle recenti frizioni sulla gestione delle crisi globali, in particolare sul fronte mediorientale. Nelle scorse settimane, Trump aveva già espresso dure critiche verso i singoli partner europei – definendo l’Italia come uno dei paesi meno collaborativi – per il mancato appoggio strategico nel contrasto alle minacce internazionali, accusandoli di non farsi trovare pronti «nel momento della prova» dopo aver beneficiato per decenni della protezione militare americana.
Verso un vertice ad alta tensione ad Ankara
Fondata nel 1949 per contenere l’Unione Sovietica e garantire la stabilità globale del dopoguerra, la NATO vive oggi uno dei suoi momenti di massima frizione interna. Se da un lato l’alleanza ha storicamente consolidato il ruolo degli Stati Uniti come superpotenza mondiale, dall’altro la visione transazionale della sicurezza promossa dall’attuale presidenza ne mina le fondamenta tradizionali.
Il summit di Ankara si preannuncia quindi come uno snodo cruciale per il futuro della cooperazione transatlantica. Di fronte a un’amministrazione americana che non esclude alcuna opzione sul tavolo e che esige fatti concreti sulla ripartizione delle spese (burden-sharing), i governi europei saranno chiamati a fornire risposte precise e impegni economici vincolanti, per evitare che la frattura diventi insanabile.
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