Durante la sua rappresaglia, Teheran ha rivendicato 18 attacchi che hanno coinvolto Kuwait, Bahrein e Giordania
Ancora una notte di fuoco in Medio Oriente. Le tensioni tra Iran e Stati Uniti per il mancato accordo sulla fine della guerra aumentano, mentre una pace vera sembra sempre più lontana. Il presidente Trump ha annunciato a Fox news il lancio di 49 missili Tomahawk aggiungendo che i jet americano sono entrati nello spazio aereo iraniano. Il presidente americano aumenta la pressione, sostenendo che se Teheran non firmerà l’accordo tutta la regione verrà bombardata senza pietà. Nella notte, gli Stati Uniti hanno colpito duramente diverse strutture dei Pasdaran e l’area che circonda l’aeroporto Bandar Abbas, vicino lo Stretto di Hormuz. Coinvolte anche Kish, Sirik e Minab. Nelle prime ore di questa mattina invece, numerose esplosioni sono state avvertite in tutto l’Iran e in particolare nelle città vicino Teheran.
TRUMP: STANOTTE COLPIAMO DURO E POI PRENDIAMO KHARG
“Gli Stati Uniti colpiranno duramente l’Iran (di cui già la Marina, l’aeronautica, i radar, i sistemi di difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state distrutte!), questa notte”.
E’ la roboante minaccia del presidente Donald Trump in un post sul social Truth, all’indomani di nuovi scambi di attacchi con Teheran, “intensificati” – come aveva spiegato il tycoon – per costringere la Repubblica islamica ad accettare il piano di pace con le condizioni israelo-statunitensi. Nel suo post Trump continua avvertendo che “in un futuro non troppo lontano, prenderemo il controllo dell’isola di Kharg e di altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America”.
A gennaio gli Stati Uniti hanno bombardato Caracas e sequestrato il presidente Nicolas Maduro, prendendo il controllo delle risorse petrolifere di uno dei principali produttori di greggio al mondo. Anche l’Iran è tra i massimi produttori: con questo post, Trump non solo conferma le analisi di chi in questi mesi vedeva nell’attacco all’Iran “un nuovo Iraq”, per ottenere le risorse petrolifere del Paese, ma va nuovamente a modificare le motivazioni della guerra lanciata con Israele il 28 febbraio, senza l’autorizzazione del Congresso né dei Paesi Nato. Se in un primo momento si era parlato di “cambiare regime” per liberare la popolazione oppressa e riportare la democrazia, poi il nodo è diventato il programma nucleare e ora, infine, la gestione delle risorse energetiche.
L’IRAN ATTACCA LE BASI USA IN GIORDANIA
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Dopo le parole di ieri di Trump, che si è vantato di aver fatto passare 22 navi piene di barili di petrolio a Hormuz all’insaputa dell’Iran, le Guardie Rivoluzionarie hanno chiuso lo Stretto a tutte le navi, comprese le petroliere e le navi commerciali. Il comandante delle forze aerospaziali delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Majid Mousavi, ha fatto sapere che l’Iran diventerà un vero e proprio inferno per gli Stati Uniti. Durante la sua rappresaglia, Teheran ha rivendicato 18 attacchi che hanno coinvolto Kuwait, Bahrein e Giordania. Qui, secondo quanto riporta Al Jazeera, è stata colpita la base aerea di Al-Azraq. Le Guardie Rivoluzionarie hanno usato 12 missili balistici contro aerei da combattimento americani distruggendo F-15, F-16 e F-35.
GUTERRES: IL CONFLITTO POTREBBE ESTENDERSI
Sempre secondo l’emittente, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per discutere dei nuovi combattimenti in Medio Oriente. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha avvertito su X che “Il Medio Oriente sta sprofondando in una crisi sempre più profonda e le conseguenze si estendono ben oltre la regione. Questa settimana si sono intensificati gli attacchi e si è assistito a un ulteriore deterioramento della situazione, dove il cessate il fuoco assomiglia più a un fuoco di minore intensità”, ha aggiunto. “Non dobbiamo sottovalutare il rischio che il fuoco di minore intensità si trasformi in un conflitto su vasta scala”, ha concluso, sottolineando che “tutte le parti devono lavorare per una soluzione diplomatica. Basta attacchi. Basta scuse”.
L’IRAN: IL SILENZIO SULLE PREPOTENZE DEGLI USA SPINGERANNO IL MONDO NEL CAOS
Condanna per gli “attacchi illegali” degli Stati Uniti è arrivata dal ministero degli Esteri iraniano. Secondo Al Jazeera, nella nota è scritto che quanto successo costituisce “una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei principi fondamentali del diritto internazionale” aggiungendo che così si è “di fatto reso privo di significato il cessate il fuoco dell’8 aprile 2026”. Il Ministero ha scritto inoltre, che “il silenzio e l’inazione di fronte all’illegalità e alle prepotenze degli Stati Uniti e del regime sionista spingeranno il mondo ulteriormente verso il caos e l’insicurezza”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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