In occasione delle celebrazioni per l’Eid al-Fitr, la festività che segna la fine del mese sacro del Ramadan, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato ad attaccare duramente lo Stato di Israele con toni che superano la consueta critica diplomatica, sfociando nell’invettiva religiosa.
L’attacco dalla moschea di Rize
Al termine della preghiera del venerdì, pronunciata in una moschea di Rize — città sul Mar Nero e terra d’origine della sua famiglia — Erdogan ha rivolto un’invocazione diretta contro il governo israeliano. Il leader turco ha chiesto solennemente che Allah, nel suo attributo di “Dominatore”, possa “schiacciare e distruggere Israele”.
Le parole del Presidente arrivano in un momento di estrema tensione regionale, con il Medio Oriente descritto dallo stesso Erdogan come “in fermento”.
“Il prezzo del sangue”
Erdogan ha puntato il dito contro le operazioni militari israeliane, definendo l’azione dello Stato ebraico come un massacro sistematico.
“Israele sionista ha massacrato centinaia, persino migliaia di persone. Non ho alcun dubbio che ne pagherà il prezzo”, ha dichiarato con fermezza davanti alla folla.
Il discorso si è concluso con un’ulteriore invocazione affinché il popolo turco e la regione intera vengano preservati da quella che ha definito la “calamità dei sionisti”.
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