“Occorre sistema più equilibrato ed equo”
Ancora più frammentata appare la situazione delle addizionali comunali IRPEF nei capoluoghi di provincia.
In Italia, cittadine e cittadini con il medesimo reddito, pagano addizionali Irpef, comunali e regionali, nettamente diverse, a seconda del territorio in cui abitano.
È quanto evidenziato dallo studio, realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo.
Analizzando i dati relativi alle città metropolitane, sommando l’addizionale comunale a quella regionale, si evince che, in totale, un cittadino con un reddito pari a 20.000 euro, versa da un minimo di 263 euro, se abita a Milano, sino a un massimo di 607 euro, se abita a Napoli.
Se la fascia di reddito, invece, è pari a 40.000 euro, si va dai 778 euro di Cagliari ai 1.452 euro di Roma.
All’origine di questa forte disomogeneità c’è la crescente autonomia fiscale esercitata da Regioni e Comuni nonché il ruolo sempre più rilevante delle addizionali nel finanziamento della spesa pubblica territoriale.
Pertanto, dove ci sono maggiori difficoltà finanziarie, spesso si registrano aliquote più elevate e si scaricano sui contribuenti il costo delle inefficienze amministrative.
“Occorre costruire un sistema più equilibrato ed equo, capace di garantire sostenibilità finanziaria agli enti territoriali – ha commentato Biondo – senza scaricare il peso delle difficoltà di bilancio sulle fasce più deboli. Bisogna rafforzare i criteri di progressività delle addizionali locali; garantire livelli minimi uniformi di esenzione per i redditi più bassi; rendere più trasparenti e comprensibili i sistemi regionali e comunali; ridurre le disparità territoriali oggi esistenti e assicurare una maggiore coerenza con i principi costituzionali di uguaglianza e capacità contributiva. È altresì indispensabile – ha precisato Biondo – il contrasto all’evasione fiscale locale. La sfida non è ridurre l’autonomia territoriale, ma renderla compatibile con i principi di equità, solidarietà e coesione nazionale”
Molti Comuni, tra i quali Caltanissetta, applicano un’aliquota unica, indipendentemente dal livello di reddito dei contribuenti, con iniqui effetti regressivi, mentre altri prevedono un’aliquota unica accompagnata da una fascia di esenzione per i redditi più bassi. Solo una minoranza è più coerente con il principio costituzionale della capacità contributiva, utilizzando degli scaglioni progressivi, talvolta anche con esenzioni, come la “no tax area” che tutela pensionati minimi, lavoratori precari e famiglie in difficoltà.
Lo studio completo
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