I seggi sono aperti, e chiuderanno alle 19. I primi risultati arriveranno dopo le 20
L’Ungheria al voto oggi. I seggi sono aperti, e chiuderanno alle 19. I primi risultati arriveranno dopo le 20. Per la prima volta in sedici anni, Viktor Orban affronta le urne da inseguitore. Lo sfidante è Péter Magyar, avvocato classe 1981, ex uomo di sistema cresciuto dentro Fidesz, formato politicamente dal partito, già marito di un ministro della Giustizia di Orban. Contrapposto per una rottura maturata nel 2024, su uno scandalo di abusi in un orfanotrofio e una grazia presidenziale che aveva fatto scattare qualcosa nell’opinione pubblica ungherese. Da lì, comizi, il partito Tisza, le europee al 30%. L’ascesa.
I sondaggi lo danno in vantaggio, con margini che variano dai 10 ai 23 punti percentuali, e la forchetta è già di per sé rivelatrice di quanto sia difficile misurare un Paese in cui l’80% dei media è controllato dai fedelissimi del premier. Un elettore su quattro non ha ancora sciolto la riserva, e gli ungheresi all’estero potrebbero ancora spostare l’equilibrio verso Orban.
Orban ha trasformato il voto in uno scontro esistenziale. Il nemico sono la guerra in Ucraina, i servizi segreti stranieri, Magyar stesso descritto come un’anomalia pericolosa. “Non eleggeremo solo un governo, ma il destino del Paese”, ha detto in un videomessaggio. Trump, su Truth, ha fatto eco puntuale: “È un vero amico, un combattente. Votate per lui.” Vance è andato a Budapest questa settimana. Meloni e Netanyahu si erano già espressi mesi fa. La destra internazionale si è mobilitata.
Ma anche in caso di vittoria, governare l’Ungheria post-Orban sarebbe tutt’altro che semplice per Magyar. In quindici anni Fidesz ha sistematicamente riformato le istituzioni, inserendo alleati fedeli in posizioni chiave con mandati pluriennali. Il procuratore generale, i giudici della Corte Costituzionale, il Consiglio di bilancio con potere di veto sulla legge finanziaria: tutti nominati dal premier eventualmente uscente, tutti inamovibili nel breve periodo. Vincere le elezioni non significa ereditare l’Ungheria.
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