Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato sul suo social network Truth una misura drastica e “con effetto immediato” contro tre importanti testate giornalistiche: CNN, MsNow (ex MSNBC) e Politico. La decisione è stata motivata dall’accusa di diffondere sistematicamente notizie false e tendenziose nei confronti della sua amministrazione.
Nel messaggio pubblicato in rete, Trump ha dichiarato di voler estendere in futuro il provvedimento ad altre testate considerate responsabili di “fake news”, citando esplicitamente quotidiani di rilievo internazionale come il New York Times e il Washington Post.
Le motivazioni dell’attacco e le accuse di corruzione
Il Tycoon ha accompagnato l’annuncio con toni duri e accuse circostanziate. Oltre a bollare la CNN come «Fake News CNN», ha attaccato l’emittente MsNow commentandone ironicamente il recente cambio di nome da MSNBC, attribuito a un calo di ascolti e credibilità.
Un affondo particolarmente severo è stato riservato alla testata Politico, accusata di aver beneficiato di un contratto di abbonamento da otto milioni di dollari stipulato direttamente con il governo federale sotto la presidenza di Joe Biden. Un accordo definito da Trump come «illegale e ridicolo», arrivando a qualificarlo apertamente come un atto di corruzione volto a tenere in vita l’editore.
La replica della CNN e le reazioni dei giornalisti
Mentre all’interno dei media coinvolti si mantiene la consueta operatività in attesa di capire l’effettiva applicazione del provvedimento — come confermato dal giornalista della CNN Brian Stelter — la rete all-news ha diffuso una nota ufficiale di ferma condanna.
L’emittente ha definito l’eventuale attuazione del bando un «attacco illegittimo alla libertà di stampa» e un’evidente violazione delle tutele costituzionali garantite dal Primo Emendamento degli Stati Uniti. La rete ha poi ribadito il pieno sostegno ai propri inviati alla Casa Bianca, rivendicando il diritto di svolgere un’informazione accurata e indipendente senza interferenze governative.
I precedenti della presidenza Trump
L’episodio si inserisce in un clima di tensione strisciante tra la presidenza degli Stati Uniti e la stampa accreditata. Già nel febbraio del 2025, la Casa Bianca aveva disposto l’esclusione dell’agenzia Associated Press (AP) dallo Studio Ovale e dall’Air Force One, a seguito del rifiuto della testata di recepire l’iniziativa presidenziale voluta per rinominare il Golfo del Messico in “Golfo d’America”. Un provvedimento contro il quale l’agenzia AP ha successivamente promosso un’azione giudiziaria ancora in corso.
Negli ultimi anni, Trump ha avviato diverse azioni legali nei confronti di numerose testate internazionali — tra cui il Wall Street Journal e la BBC — continuando a contestare apertamente l’operato dei reporter sia nei briefing pubblici che sui social media.
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