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“Vorreste essere come noi”: il paradosso di Donzelli tra orgoglio e ombre di governo. Non è invidia, è sconcerto

Last updated: 11/04/2026 13:07
By Sergio Cirlinci 109 Views 7 Min Read
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Di fronte a un’Aula tesa, tra le eco delle sospensioni dei deputati d’opposizione e l’informativa della Premier Meloni, Giovanni Donzelli ha scelto ancora una volta la via del corpo a corpo verbale.

Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, noto per non arretrare mai di un millimetro nella difesa della “fiamma”, ha lanciato una sfida che va oltre la politica, sfociando nel personale e nell’antropologico.

Il passaggio chiave, destinato a far discutere, è arrivato come una frustata: “Guardateci in faccia: la verità è che voi vorreste essere come noi”. Un’affermazione che non punta a convincere l’avversario sulla bontà di un decreto o di una manovra economica, ma che cerca di colpirlo nel profondo, suggerendo un’nvidia della sinistra verso una destra che si percepisce finalmente “vincente”, compatta e orgogliosa.

Donzelli ha costruito il suo intervento su un pilastro psicologico, l’idea che l’opposizione non critichi il merito dell’azione di governo, ma ne soffra la stabilità e la coerenza. Tuttavia, proprio questo approccio muscolare rende le sue parole difficilmente digeribili per chiunque cerchi nel dibattito parlamentare un briciolo di pragmatismo.

Il discorso di Donzelli inciampa su tre paradossi che rendono il suo invito a “guardarlo in faccia” più un esercizio di stile che un argomento politico solido:

L’arroganza della “superiorità morale” inversa: Per anni la destra ha accusato la sinistra di sentirsi antropologicamente superiore. Oggi Donzelli sembra ribaltare lo schema, rivendicando una sorta di “superiorità della volontà”. Dire agli avversari “vorreste essere come noi” chiude ogni spazio di dialogo, trasformando il Parlamento in un’arena di identità contrapposte dove i problemi reali del Paese (salari, sanità, caro energia) diventano rumore di fondo.

La difesa della democrazia a correnti alternate: Mentre Donzelli accusa le opposizioni di essere “ruffiani del regime” nel cuore di una polemica sulle sanzioni ai deputati, il suo tono tradisce una visione della maggioranza come un blocco monolitico intoccabile. È difficile lasciarsi convincere da chi parla di libertà di parola mentre stigmatizza duramente ogni forma di dissenso parlamentare come “minaccia fisica” o “sceneggiata”.

Il corto circuito della realtà: La pretesa di Donzelli secondo cui l’opposizione “vorrebbe essere al loro posto” ignora una realtà politica fatta di visioni del mondo inconciliabili. È arduo credere che chi contesta la gestione dei flussi migratori o le politiche sociali del governo Meloni provi segreta ammirazione per quel modello. Più che invidia, ciò che emerge dalle file delle minoranze è un’opposizione di metodo che Donzelli liquida con un’alzata di spalle.

Il discorso di Donzelli è stato un efficace “chiamata alle armi” per la sua base, un modo per ribadire che il governo non intende fare rimpasti o passi indietro.

Ma per chi si aspetta dalla politica soluzioni e non solo slogan identitari, il suo invito a guardare la destra “negli occhi” rischia di rivelarsi un’immagine vuota.

C’è inoltre qualcosa che non torna nel discorso fiero e granitico di Donzelli, la lunga scia di ombre che si allunga proprio dietro quei volti che lui invita a guardare con ammirazione. Nel rivendicare una presunta invidia delle opposizioni, il deputato sembra aver dimenticato il capitolo delle dimissioni “spontanee” e degli scandali che, a cadenza quasi mensile, scuotono, ministeri, sottosegretariati e deputati del governo Meloni.

Dalle inchieste giudiziarie ai conflitti d’interesse, passando per le scivolate etiche che hanno costretto vari esponenti della maggioranza a fare un passo di lato, il quadro appare molto meno idilliaco di quanto la narrazione di Fratelli d’Italia vorrebbe far credere.

La verità che Donzelli fatica ad accettare è che il “Noi” di cui si vanta non è affatto un modello a cui altri aspirano. Al contrario, è un sistema di potere che molti, dall’altra parte dell’emiciclo, considerano un monito più che un obiettivo. Difficilmente si può desiderare di “essere come loro” quando ciò comporterebbe accettare una gestione della cosa pubblica segnata da tali opacità, ed è proprio qui che il suo discorso crolla, nessuno, tra le fila dell’opposizione, accetterebbe mai di far parte di un sistema che difende l’indifendibile in nome di una solidarietà di partito.

Più che invidia, dunque, quella che Donzelli scorge negli occhi dei suoi avversari potrebbe essere semplice, umanissimo sconcerto.

L’orgoglio non può sostituire l’analisi dei fatti: la politica non è una gara a chi è più “fiero”, ma a chi governa meglio. E su questo, la sfida di Donzelli rimane un monologo che convince solo chi è già convertito.

Il video del suo intervento

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