Esplode la tensione tra la Regione Sardegna e il Governo sul tema della gestione carceraria e del regime del carcere duro. L’arrivo dei primi 80 detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta (Cagliari) ha scatenato la dura reazione della presidente della Regione, Alessandra Todde, che ha rivolto accuse dirette al ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
«Scelta unilaterale e arrogante»
La governatrice ha espresso forte contrarietà per le modalità con cui l’esecutivo ha gestito il trasferimento dei boss mafiosi, parlando di una decisione imposta dall’alto e priva del necessario dialogo istituzionale.
«Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante, trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia», ha dichiarato la presidente Todde. «Il ministro della Giustizia aveva il dovere istituzionale di spiegare perché sia stata scelta proprio la nostra Isola e come intenda garantire personale, sicurezza e assistenza sanitaria adeguati. Invece ha scelto il silenzio».
Le criticità del sistema penitenziario isolano
Il nodo centrale dello scontro riguarda non solo la scelta politica di concentrare una quota significativa di detenuti al regime speciale nelle strutture sarde, ma anche lo stato in cui versano le carceri locali. La Regione sottolinea la carenza organica di agenti di polizia penitenziaria, l’adeguatezza delle strutture di sicurezza e la pressione sui servizi sanitari territoriali, già fortemente sollecitati.
La governatrice ha ribadito che la specificità insulare, riconosciuta anche in Costituzione, dovrebbe imporre rispetto e concertazione, evitando che il territorio sardo venga trasformato in un “deposito” d’emergenza per la gestione dei detenuti ad alta sicurezza.
Responsabilità e prossimi passi
Dopo i solleciti inviati per lettera durante l’estate e rimasti senza risposta, la giunta regionale promette di portare avanti la battaglia a tutela dell’Isola. «Di questa scelta e delle sue conseguenze il Governo dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità. Noi difenderemo i diritti della nostra terra a non essere discriminata», ha concluso Todde.
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