A una sola settimana dalla scadenza dell’intervento di riduzione temporanea sulle accise deliberato dall’Esecutivo, la spinta al rialzo dei prezzi nei distributori ha completamente annullato i benefici del taglio. Il prezzo del gasolio tocca nuovamente i livelli precedenti al provvedimento, mentre le tensioni geopolitiche internazionali e i timori per il mercato energetico prefigurano una nuova stangata d’autunno.
Lo sconto riassorbito dal mercato
I dati forniti dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) tratteggiano un quadro chiaro: il costo medio del diesel in modalità self-service sulla rete stradale nazionale ha raggiunto i 2,099 euro al litro, valore che sale fino a 2,173 euro sulle tratte autostradali.
Si tratta di valori sostanzialmente sovrapponibili a quelli registrati all’inizio di agosto, giorno in cui Palazzo Chigi aveva disposto la proroga dello sconto di 17 centesimi destinato unicamente al gasolio, per una copertura economica complessiva di 245 milioni di euro.
Nessuna tregua neppure per gli automobilisti che utilizzano carburanti a benzina: esclusa dall’ultima tornata di tagli fiscali, la verde viaggia a una media di 1,994 euro al litro sulla rete ordinaria e supera quota 2,073 euro in autostrada, vanificando del tutto l’effetto calmierante ipotizzato dalle misure governative.
La spinta del greggio e l’allarme dei consumatori
A spingere al rialzo i listini è anche il contesto finanziario e geopolitico globale. La conclusione della tregua tra Stati Uniti e Iran ha provocato una nuova fiammata sul mercato petrolifero, portando il barile di Brent nei pressi dei 91 dollari e il Wti oltre gli 84 dollari.
In vista del controesodo estivo, le associazioni a tutela dei consumatori — tra cui l’Unione Nazionale Consumatori — chiedono interventi immediati: non soltanto la proroga dell’alleggerimento fiscale oltre l’inizio di settembre, ma anche una sua rivisitazione al rialzo e l’estensione del beneficio alla benzina.
Le reazioni politiche e l’ombra del caro-bollette
Il quadro dei prezzi ha riacceso lo scontro politico. Dal Movimento 5 Stelle, il vicepresidente Mario Turco ha criticato la misura definendola una soluzione temporanea e inefficace a proteggere il potere d’acquisto di famiglie e imprese di fronte alla ripartenza dei listini.
Ad appesantire le prospettive per i prossimi mesi si aggiungono le quotazioni del gas naturale, che si attesta intorno ai 63 euro al megawattora. Il rischio segnalato dagli analisti è che la pressione sui costi dei carburanti e sulle materie prime energetiche possa rapidamente riflettersi anche sulle bollette di luce e gas, alimentando una nuova spinta inflazionistica alle porte dell’autunno.
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