Caltanissetta è quella splendida città dove il tempo non è galantuomo, ma semplicemente stanco.
Qui le domande dei cittadini non invecchiano, svernano, si mummificano e diventano elementi del patrimonio storico-culturale.
All’amministrazione Tesauro si possono contestare molte cose, ma non certo la coerenza.
Il metodo per rispondere ai dubbi della cittadinanza è scolpito nella pietra, il silenzio, intervallato ogni tanto da qualche dichiarazione che riesce nell’impresa di ripetere quanto già detto e fatto e, su altri temi, di chiarire ancora meno di prima.
Le questioni sul tavolo sono sempre le stesse, riproposte in un giro continuo che si ripete all’infinito senza mai trovare una via d’uscita. Soltanto che adesso il menù delle perplessità si arricchisce di due nuovi e avvincenti gialli estivi.
Il primo mistero riguarda l’acqua potabile. Caltaqua assicura che dai suoi test l’acqua sia più pura di quella di fonte, mentre l’Asp e il Comune viaggiano su frequenze decisamente più misteriose. E’ l’Asp che non ha ancora fornito i dati aggiornati sulle analisi o il Comune a non avrli comunicarli?
Nel dubbio se poterci cucinare la pasta o usarla per pulire i sanitari, il cittadino aspetta notizie. Notizie che, ovviamente, non arrivano.
Il secondo enigma è l’illuminazione pubblica a macchia di leopardo. Intere zone della città la sera piombano nel buio pesto. Sarà colpa dell’Enel? Ci saranno comunicazioni ufficiali? Nessuno lo sa. Forse è solo una mossa d’avanguardia dell’amministrazione per incentivare la vita cittadina all’osservazione delle stelle, in mancanza di eventi di rilievo.
In questo scenario da commedia dell’assurdo, la saggezza popolare ci viene in soccorso con una precisione chirurgica: “Agneddu e sucu e finìu u vattìu”.
Tradizionalmente usato per indicare la battuta finale di una festa, la chiusura di un banchetto dopo il battesimo dove ormai è stato consumato tutto, persino l’agnello con il sugo, e non resta più niente da dire o da fare, il detto trova oggi a Palazzo del Carmine la sua massima consacrazione.
La festa è finita, i problemi sono rimasti tutti lì sul piatto, la carne è stata spolpata e ai nisseni non restano neanche le spiegazioni.
Ogni volta che un quartiere resta al buio o che dal rubinetto esce un liquido non ben identificato, la risposta non scritta della giunta sembra essere proprio questa: la festa è finita, andate in pace. O al buio, a seconda delle zone.
L’amministrazione Tesauro è riuscita nella titanica impresa di trasformare un proverbio sulla fine dei festeggiamenti nel proprio programma politico, nessun risultato sperato, nessun chiarimento, ma in compenso la certezza che, alla fine della fiera, u vattìu è comunque finito. Che l’acqua sia potabile o meno.

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