Una presentazione di un libro può diventare molto altro quando, invece di fermarsi alle pagine,apre una discussione sul presente.
È accaduto ieri al Lido Shuluq di Marina di Modica, dove Mariangela Galante, autrice di “Matu che lavoro fai? Storia di una partita IVA ironica e divertita” (edizioni SimplyBook), haincontrato il pubblico in una serata estiva affacciata sul mare. A guidare il confronto, il giornalista Salvatore Cannata.
Il punto di partenza era il percorso raccontato nel libro: studi, esperienze professionali, cambidi direzione, lavoro autonomo e quella necessità, sempre più frequente, di reinventarsi senza avere necessariamente una traiettoria già tracciata.
Ma il confronto ha preso presto una direzione più ampia.
Dalla storia personale dell’autrice si è arrivati a parlare di impresa, startup e capacità ditrasformare un’idea in un progetto concreto.
Una prospettiva particolarmente interessantein un territorio come il Sud, dove la scelta professionale viene spesso associata all’alternativatra partire o restare.La domanda, invece, può essere un’altra: è possibile costruire qui il proprio percorso? È uno degli interrogativi che il libro porta con sé e che, durante la serata, ha trovato spazionella conversazione con il pubblico.
Non soltanto il lavoro dipendente o la partita IVA, dunque, ma anche la possibilità di creare iniziative proprie, sviluppare competenze, fare impresa e dareuna forma concreta alle proprie idee.In questo senso, “Ma tu che lavoro fai?” diventa il pretesto per parlare di qualcosa che va oltre la professione: il rapporto tra identità e lavoro, tra territorio e opportunità, tra creatività ecapacità imprenditoriale.
Il contesto ha fatto il resto. Il mare, le luci della sera, i libri sui tavoli e un pubblico raccolto hanno restituito un’immagine lontana dai consueti appuntamenti editoriali.
Una conversazione sul lavoro contemporaneo, ma dentro un’atmosfera informale, dove le domande potevano andare anche oltre il libro.
Perché oggi chiedere “che lavoro fai?” significa sempre meno cercare una semplicedefinizione. Significa capire quale strada si è scelta, quali possibilità esistono e, soprattutto, sequella strada può ancora essere cambiata.O almeno così dovrebbe essere, così si augura l’autrice nel suo esordio. E si può progredire anche per mezzo di un’idea, una startup, un progetto imprenditoriale. Anche restando.
“Ma tu che lavoro fai?” continua il suo percorso, innesca discussioni e diventa, come ieri sera,un punto di partenza per riflettere su quanto, Sicilia e Impresa, possano dialogare eapprezzarsi.

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