Un’analisi dettagliata sulle ultime leggi finanziarie e variazioni di bilancio regionali fino al 2025, realizzata dal deputato regionale del M5s Adriano Varrica, mette a nudo la disparità nella distribuzione dei fondi territoriali dell’Assemblea Regionale Siciliana. A farne le spese è anche il territorio nisseno: alla città di Caltanissetta vanno appena 145 mila euro, una cifra irrisoria se confrontata con i milioni di euro piovuti su altri centri dell’Isola.
Un sistema che penalizza i territori Lo studio evidenzia come la logica dei “maxiemendamenti” continui a privilegiare solo le aree legate ai deputati di riferimento della maggioranza, lasciando a secco oltre due terzi dei Comuni siciliani. Su un totale di 391 Comuni nell’Isola, infatti, solo 113 ricevono almeno un finanziamento (pari al 28,9%), mentre ben il 71,1% ne resta completamente escluso.
La mappa dei fondi e i dati principali I dati emersi dallo studio mostrano enormi squilibri tra le diverse realtà locali:
- Capoluoghi favoriti: Tra i pochissimi capoluoghi presenti nella “top ten” spiccano Catania (2,4 milioni di euro), Palermo (1,5 milioni) e Messina (819 mila euro).
- I feudi elettorali: Comuni decisamente più piccoli incassano cifre record grazie alla presenza di esponenti di spicco della politica regionale. È il caso di Modica (795 mila euro), Paternò (790 mila euro), Acireale (786 mila euro) o Maletto (600 mila euro per poco più di 3.500 abitanti).
- La provincia di Caltanissetta: Oltre ai soli 145 mila euro destinati al capoluogo nisseno, la città di Gela ne prenderà 495 mila euro.
Caltanissetta si trova così agli ultimi posti per risorse intercettate, persino al di sotto di piccoli centri di poche migliaia di abitanti come Borgetto (416 mila euro) o Ferla (155 mila euro).
Varrica denuncia una gestione “a marchetta” delle risorse pubbliche che genera continui squilibri territoriali, auspicando il ritorno a fondi strutturali quinquennali basati su criteri oggettivi e sulle fasce di popolazione, per evitare la solita caccia al voto in vista della fine della legislatura.
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