Scaduta la breve pausa concessa in occasione della missione degli inviati USA Kushner e Witkoff, le forze russe tornano a colpire la capitale e diverse città ucraine con missili balistici e droni. Il bilancio temporaneo è di due vittime e numerosi feriti.
La breve parentesi di tregua si è chiusa bruscamente, lasciando spazio all’ennesima notte di fuoco. Concluso il periodo di sospensione delle ostilità concordato da Mosca in occasione della missione diplomatica degli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff — che ha fatto tappa prima nella capitale russa e poi a Kiev —, le forze armate della Federazione Russa hanno ripreso i bombardamenti su vasta scala nei confronti dell’Ucraina.
L’attacco notturno sulla capitale
Le prime sirene d’allarme e le successive esplosioni sono risuonate a Kiev poco dopo le 3:30 ora locale (quando in Italia erano le 2:30 del mattino). L’attacco si è protratto per diverse ore con estrema intensità: secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità locali, nell’arco di appena un’ora la capitale è stata bersagliata da almeno 12 missili balistici, affiancati da un fitto lancio di droni d’attacco.
Il bilancio provvisorio parla di almeno due morti e sette feriti, di cui tre ricoverati in gravi condizioni. I danni più ingenti si registrano nei quartieri di Boryspil e Fastiv, dove sono stati centrati in pieno due edifici residenziali, oltre all’innesco di incendi in una scuola e in diversi complessi adibiti a magazzino.
Un’offensiva a raggio ampio
La ripresa delle operazioni militari russe non si è limitata alla sola capitale. Incursioni aeree e raid notturni hanno interessato simultaneamente diverse altre aree strategiche del Paese, tra cui le regioni e le città di Odessa e Sumy, a conferma di una riattivazione generalizzata dell’offensiva lungo i principali assi di pressione.
Lo stallo della diplomazia
Il ritorno dei bombardamenti segna l’ennesimo stallo sul piano negoziale. Il vertice diplomatico che ha visto protagonisti gli emissari americani Kushner e Witkoff non è riuscito a produrre una svolta concreta per sbloccare una situazione di stasi politico-militare che si trascina ormai da circa sette mesi. Le formali dichiarazioni di rito rilasciate al termine degli incontri hanno lasciato subito il posto all’incisività delle armi, confermando come la ripresa del dialogo rimanga, allo stato attuale, estremamente fragile e complessa.
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