Nuova e gravissima impennata di tensione nel panorama mediorientale. Nelle ultime ore, un attacco condotto tramite droni provenienti dal territorio iracheno ha colpito lo strategico oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita, costringendo le autorità di Riad a sospendere temporaneamente le operazioni del condotto in via precauzionale. Parallelamente, sul fronte yemenita, le milizie Houthi hanno completato un’offensiva fulminea conquistando il controllo della costa del Mar Rosso e spingendosi fino al passaggio di Bab el-Mandeb.
Colpito l’oleodotto Est-Ovest: Riad aggira lo Stretto di Hormuz
L’infrastruttura bersagliata dalle incursioni – registrate nelle aree tra Riad e Medina – rappresenta uno snodo cruciale per la sicurezza energetica globale. Costruito negli anni Ottanta, l’oleodotto collega i giacimenti della provincia orientale saudita direttamente al porto di Yanbu, sul Mar Rosso.
La struttura consente a Riad di esportare il proprio greggio via mare bypassando lo Stretto di Hormuz, punto di strozzatura da tempo esposto alla morsa dell’Iran. L’interruzione dei flussi dell’Est-Ovest mette così sotto diretta pressione la principale via alternativa di approvvigionamento dell’Arabia Saudita.
Mentre il governo iracheno ha avviato operazioni ad ampio raggio per individuare i responsabili del lancio di droni dal proprio territorio, la leadership saudita ha temporaneamente congelato un’immediata risposta militare su richiesta di Baghdad, pur confermando il pieno diritto a tutelare la propria sovranità.
Gli Houthi prendono la costa e minacciano Bab el-Mandeb
Contemporaneamente, sul versante meridionale del Mar Rosso, le forze dei ribelli Houthi (sostenute da Teheran) hanno strappato al governo yemenita le ultime posizioni costiere. L’avanzata culminata con la presa della località di Dhubab consente al gruppo armato di posizionarsi a ridosso dello Stretto di Bab el-Mandeb, lo snodo marittimo da cui transita il traffico commerciale da e per il Canale di Suez.
La concomitanza tra i raid sull’infrastruttura saudita e la stretta sui valichi marittimi stringe in un’unica morsa le principali rotte del greggio tra Asia ed Europa.
Tensione sui mercati e rincari della benzina
Le ripercussioni sul piano economico non si sono fatte attendere. L’impatto congiunto delle minacce sui passaggi di Hormuz e Bab el-Mandeb ha spinto le quotazioni del petrolio ben oltre la soglia dei 100 dollari al barile, alimentando forti timori sulle forniture mondiali di carburante.
In Asia, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme della Cina (NDRC) ha già annunciato i primi ritocchi al rialzo sui listini di benzina e diesel, un segnale di come l’instabilità del Golfo si stia rapidamente scaricando sui prezzi al consumo su scala globale.
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