La frattura tra Sigfrido Ranucci e i vertici di Viale Mazzini approda formalmente nelle aule di giustizia. Il conduttore e autore di Report ha depositato un ricorso d’urgenza presso la Sezione Lavoro del Tribunale di Roma per chiedere l’annullamento del provvedimento dello scorso 28 agosto, con il quale la Rai lo ha sollevato dalla guida e dalla responsabilità editoriale dello storico programma d’inchiesta.
Accompagnando l’iniziativa con una citazione del suo mentore Roberto Morrione — «Fai quel che devi, accada ciò che può» —, Ranucci ha ribadito il principio di rispondere unicamente al pubblico del servizio pubblico.
La corsa contro il tempo: le date chiave
L’azione giudiziaria si avvale della procedura d’urgenza a causa di una doppia e imminente scadenza temporale:
- 27 settembre: Termine ultimo entro cui il giornalista dovrebbe comunicare la propria scelta tra tre soluzioni professionali alternative proposte dall’azienda.
- 8 novembre: Data fissata dai palinsesti per l’avvio della nuova stagione televisiva di Report.
Le contestazioni della difesa: «Nessun addebito concreto»
Il collegio legale di Ranucci — guidato dal professor Roberto De Vita (Studio Devitalaw) insieme agli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli e Stefano Rossi — contesta la genericità delle motivazioni addotte dall’azienda.
Concetti come «obiettiva situazione di incompatibilità», «pressioni continue» o «percezione di opacità» vengono giudicati privi di riscontri fattuali o di comportamenti contestabili alla condotta del giornalista. La difesa sottolinea inoltre come la dirigenza Rai non abbia fornito risposta alle formalizzate richieste di chiarimento e di ostensione documentale inoltrate nelle scorse settimane.
Il nodo politico e la tutela dell’informazione
Nel testo del ricorso si ricostruisce la catena degli eventi, evidenziando la concomitanza tra le richieste pubbliche di allontanamento avanzate da vari esponenti della maggioranza politica e la successiva decisione presa dai vertici aziendali. Secondo i legali, tale sovrapposizione prefigurerebbe un quadro di discriminazione per motivi politici e di motivo illecito.
Spetterà ora al Giudice del Lavoro esprimersi su una vicenda che valica i meri confini gestionali per toccare il tema costituzionale dell’indipendenza del giornalismo d’inchiesta all’interno della Rai.
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