Svolta politica ed energetica. Il Senato dà il via libera definitivo alla legge delega sul nucleare di nuova generazione. Il Piano punta sui reattori modulari (SMR e AMR) per sostenere la decarbonizzazione e la crescita di data center ed IA. Restano aperte le incognite su costi, localizzazione degli impianti, gestione dei rifiuti e l’ostacolo di una possibile nuova consultazione referendaria.
A distanza di quasi quarant’anni dal primo referendum del 1987 che segnò l’abbandono dell’atomo dopo l’incidente di Chernobyl, l’Italia compie un passo decisivo verso il ritorno alla produzione di energia nucleare. Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega per la disciplina del nucleare sostenibile, già votato alla Camera nei mesi scorsi. La misura segna la nascita di un nuovo quadro normativo nazionale che consentirà al Governo di redigere, entro i prossimi mesi, i decreti attuativi su autorizzazioni, sicurezza e stoccaggio dei rifiuti radioattivi.
Il provvedimento è stato accolto dall’esecutivo come un traguardo storico per la sicurezza energetica del Paese. Secondo il Governo, il nucleare permetterà all’Italia di ridurre la dipendenza dall’estero, abbattere i costi della decarbonizzazione e rispondere all’impennata dei consumi elettrici prevista con la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei data center.
La scelta tecnologica: piccoli reattori modulari (SMR e AMR)
L’Italia non intende ripartire con i classici e imponenti reattori del passato, ma punta sulle tecnologie di nuova generazione:
- SMR (Small Modular Reactors): Reattori di piccola e media taglia, realizzabili in fabbrica ed assemblabili in loco, progettati per offrire maggiore flessibilità di integrazione con le fonti rinnovabili non programmabili.
- AMR (Advanced Modular Reactors): Reattori avanzati di IV generazione che promettono maggiore efficienza e la riduzione del volume complessivo delle scorie.
- La prospettiva della fusione: Sul lungo periodo, il provvedimento mira a supportare la filiera scientifica e industriale italiana nel campo della fusione nucleare, tecnologia ad oggi ancora in fase sperimentale.
Le motivazioni del Governo e le stime sui costi
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) colloca la svolta atomica all’interno delle strategie del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). L’obiettivo strategico è coprire fino al 15%-22% del fabbisogno elettrico nazionale entro il 2050 tramite energia atomica. Si stima che l’integrazione di una quota programmabile a basse emissioni possa far risparmiare miliardi di euro complessivi nei costi della transizione energetica.
Le incognite: la spada di Damocle del referendum, i siti e le scorie
Nonostante l’entusiasmo della maggioranza, l’operazione presenta diversi nodi complessi ancora da sciogliere:
- L’incognita del referendum popolare: Il principale scoglio politico e giuridico è rappresentato dalla memoria dei due storici referendum (1987 e 2011) con cui gli italiani bocciarono l’energia atomica. Le opposizioni, sostenute da diverse associazioni ambientaliste e comitati civici, hanno già preannunciato battaglie legali e la possibilità di promuovere un nuovo referendum abrogativo non appena i decreti attuativi saranno varati. Questa opzione rappresenta una vera e propria “spada di Damocle” per gli investitori privati, che potrebbero esitare ad impegnare capitali a lungo termine di fronte al rischio di un nuovo stop popolare.
- La maturità delle tecnologie: Sebbene diversi prototipi di SMR siano attualmente in fase di test globale, la tecnologia non è ancora pienamente diffusa su scala commerciale.
- Dove sorgeranno gli impianti? La definizione dei siti resta un tema delicato. Si chiederà che i nuovi reattori vengano collocati prioritariamente in aree industriali dismesse per evitare consumo di suolo, ma resta da verificare l’accoglienza delle comunità locali e delle Regioni (sindrome NIMBY).
- Il problema del Deposito Nazionale dei rifiuti: L’incognita più pressante riguarda la gestione finale delle scorie. L’Italia deve ancora completare l’iter per l’individuazione e la costruzione del Deposito Nazionale unico destinato ai rifiuti radioattivi, questione irrisolta da decenni.
- Iter e tempistiche: Con la legge delega approvata, il Governo dovrà varare i decreti attuativi entro la fine dell’anno. L’immissone effettiva delle prime quote di energia nucleare in rete non avverrà comunque prima del prossimo decennio (si stimano i primi impianti attorno al 2033).
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