Riceviamo e pubblichiamo
Qualche giorno fa segnalavo lo stato degli accessi a un istituto scolastico.
Oggi, con profondo dispiacere, mi ritrovo a documentare la stessa incuria, la stessa irresponsabilità, la stessa strafottenza.
Siamo in via Leone XIII, a pochi passi dall’Istituto Cordova.
Questo è il marciapiede che ogni giorno percorrono bambini e ragazzi per andare a scuola.
O meglio: che dovrebbero percorrere.
Perché definirlo marciapiede, nelle condizioni in cui si trova, richiede ormai una certa fantasia.
La vegetazione se l’è praticamente divorato. In alcuni punti, per attraversarlo agevolmente, più che uno zaino servirebbe una liana: Tarzan, probabilmente, non avrebbe difficoltà.
Un bambino, un anziano, una persona con difficoltà motorie, invece, sì.
E questo dovrebbe bastare.
Ma c’è qualcosa che mi preoccupa persino più delle erbacce.
È quella singolare abitudine, ormai diffusissima in politica, di raccontare soltanto ciò che è bello.
Una sorta di terapia cognitivo-comportamentale applicata alla città: allenarsi a vedere il bello, raccontare il bello, pubblicare il bello e possibilmente rimuovere dal campo visivo tutto il resto.
Peccato che la politica non sia una seduta di pensiero positivo.
E una città non abbia bisogno di essere raccontata come una brochure pubblicitaria.
Ha bisogno di essere guardata.
Anche dove è sporca.
Anche dove è trascurata.
Anche dove qualcosa non funziona.
Perché il primo requisito per risolvere un problema è tremendamente banale: vederlo.
Il secondo è riconoscerlo.
Il terzo è assumersi la responsabilità di affrontarlo.
La visione, la progettualità, l’ottimismo sul futuro vengono dopo. E sono indispensabili.
Ma chi vede soltanto ciò che funziona non è più ottimista degli altri: semplicemente rischia di non vedere ciò che deve amministrare.
E se non vedi il problema, difficilmente potrai trovare la soluzione.
Intanto, mentre continuiamo a raccontarci quanto è bella la città, domattina da questo marciapiede dovranno passare ancora una volta dei bambini per andare a scuola.
E questa non è una narrazione.
È la realtà.
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