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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Stragi del ’92 e ’93, lo scontro nell’Antimafia: la verità del Sen. Roberto Scarpinato. Video
CronacaPolitica

Stragi del ’92 e ’93, lo scontro nell’Antimafia: la verità del Sen. Roberto Scarpinato. Video

Autore: Redazione Visualizzazioni: 127 Tempo di lettura: 6 Pubblicato il: 08/10/2026 09:34
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Roberto scarpinato
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Un’analisi approfondita sul perché il dibattito sulle stragi politico-mafiose resta al centro della tensione politica attuale, tra narrazioni contrapposte, depistaggi storici e ruoli dei poteri deviatore.

Contents
1. Due narrazioni a confronto: «Solo mafia» o «Menti raffinatissime»?2. La catena dei depistaggi e le presenze esterne3. Il disegno politico e l’azzeramento della Prima Repubblica4. Il nodo “Mafia e Appalti” e le accuse alla Procura di Palermo5. Lo scontro in Commissione Antimafia e l’attacco personaleIn sintesi

Il video completo dal quale sono tratte ed elaborate alcune dichiarazioni è stato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del senatore Roberto Scarpinato (M5S).

A trentaquattro anni dalle stragi politico-mafiose che hanno sconvolto l’Italia nel 1992 e nel 1993, il lavoro dell’Antimafia e la ricerca della verità restano terreno di uno scontro politico e giudiziario infuocato. Attraverso un dettagliato intervento diffuso sui propri canali social, il senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato (Movimento 5 Stelle) illustra quelle che, secondo la sua ricostruzione, sono le reali poste in gioco dietro le attuali polemiche e le tensioni in Commissione Antimafia.

1. Due narrazioni a confronto: «Solo mafia» o «Menti raffinatissime»?

Secondo Scarpinato, all’interno del mondo politico e della magistratura si è creata fin da subito una spaccatura netta tra due visioni irriconciliabili:

  • La tesi riduzionista: Sostiene che i massacri di Capaci, Via D’Amelio e del 1993 siano stati esclusivamente opera della “mafia militare” (i vertici di Cosa Nostra come Totò Riina e Bernardo Provenzano) guidata da interessi economici interni e dalla gestione del dossier “Mafia e Appalti”.
  • La tesi dei poteri esterni: Sostiene che l’ala militare di Cosa Nostra abbia agito all’interno di un piano politico più ampio, ideato e condiviso con apparati deviati dello Stato, ambienti della politica e mondi eversivi.

Scarpinato sottolinea come la narrazione riduttiva non riesca a spiegare la sequenza impressionante di depistaggi che ha accompagnato le indagini fin dai primi minuti successivi agli attentati.

2. La catena dei depistaggi e le presenze esterne

Nel suo intervento, il senatore M5S elenca una serie di fatti storici e processuali ritenuti incompatibili con la tesi della sola matrice mafiosa:

  1. L’Agenda Rossa: La sottrazione dell’agenda di Paolo Borsellino dalla sua borsa pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio ad opera di soggetti statali presenti sulla scena.
  2. I falsi pentiti: La creazione del falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino da parte di esponenti delle forze dell’ordine e, in tempi più recenti (2020), la comparsa di Maurizio Avola, volti a sviare l’attenzione dalla presenza dei servizi segreti.
  3. Le manomissioni informatiche: Le intrusioni nella stanza di Giovanni Falcone al Ministero della Giustizia dopo la strage di Capaci, con la cancellazione mirata di file riguardanti l’organizzazione Gladio e i delitti politico-mafiosi.
  4. Soggetti estranei a Cosa Nostra: Le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza sulla presenza di figure esterne alla mafia durante il caricamento dell’esplosivo nella Fiat 126, unitamente alla presenza di figure femminili negli attentati del 1993 al Nord.

3. Il disegno politico e l’azzeramento della Prima Repubblica

Scarpinato richiama le dichiarazioni di decine di collaboratori di giustizia secondo cui la stagione stragista non era finalizzata solo a bloccare indagini sugli appalti, ma a realizzare un vero e proprio ricambio del sistema di potere:

  • L’eliminazione dei vecchi referenti: Prima delle stragi estive del ’92, la mafia uccise l’onorevole Salvo Lima (12 marzo 1992) e aveva in programma l’eliminazione di una vasta lista di esponenti politici della Prima Repubblica (tra cui Andreotti, Martelli, Mannino, Vizzini, Andò).
  • La strategia del terrore: Creare disordine e panico collettivo per favorire l’ascesa di nuove forze politiche in grado di offrire garanzie che i vecchi alleati non potevano più assicurare dopo la conferma delle condanne del Maxiprocesso.

4. Il nodo “Mafia e Appalti” e le accuse alla Procura di Palermo

Reagendo alle polemiche che lo vedono coinvolto insieme ad altri magistrati dell’epoca, Scarpinato respinge fermamente l’ipotesi che l’indagine sugli appalti sia stata “insabbiata” per proteggere esponenti politici:

  • Inchieste mai archiviate: Le indagini avviate nel 1989 proseguirono negli anni successivi, portando nel 1993 all’arresto di decine di mafiosi, imprenditori e politici di rilievo nazionale.
  • La gestione delle intercettazioni: L’assenza di politici nell’informativa del 1991 fu dovuta al mancato deposito immediato da parte degli organi investigativi di intercettazioni effettuate nel 1990, acquisite dai magistrati solo a settembre del 1992 e prontamente utilizzate.

5. Lo scontro in Commissione Antimafia e l’attacco personale

Il senatore M5S denuncia infine il clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati che hanno cercato di indagare sui complici esterni e sui mandanti eccellenti:

  • La memoria di 57 pagine: Presentata dai parlamentari del Movimento 5 Stelle per richiedere l’audizione di testimoni e l’acquisizione di documenti sui punti oscuri delle stragi, rimasta – secondo Scarpinato – del tutto inascoltata.
  • Le accuse di depistaggio e il conflitto di interessi: Scarpinato definisce “paradossale” il tentativo di escludere dai lavori dell’Antimafia lui e l’ex procuratore Federico Caffiero De Rao per presunto conflitto d’interessi, così come la recente interpretazione data alle sue conversazioni con il collega Gioacchino Natoli.

In sintesi

Il messaggio lanciato dal Senatore Scarpinato si chiude con un avvertimento sul valore simbolico di questo scontro: la riscrittura della storia delle stragi e gli attacchi ai magistrati che se ne sono occupati rappresenterebbero, a suo avviso, una forma di intimidazione istituzionale volta a dissuadere le nuove generazioni di inquirenti dal “toccare i fili dell’alta tensione del potere”.

Il video completo

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