Il presidente della federazione, Michele Marsiglia, mette in guardia sulle possibili conseguenze della crisi mediorientale: “Un’escalation nei prossimi mesi porterebbe a uno stravolgimento dei prezzi, vanificando gli interventi sulle accise.”
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente rischiano di travolgere nuovamente il settore energetico italiano ed europeo. A lanciarne l’allarme è Federpetroli Italia, evidenziando come l’instabilità nell’area dello Stretto di Hormuz — snodo cruciale per le rotte commerciali di gas e petrolio — potrebbe spingere il prezzo del gasolio fino alla soglia psicologica dei 3 euro al litro nel giro di pochissimi mesi.
Uno scenario a medio termine, ma i rincari si vedono già alla pompa
Come precisato dal presidente della federazione, Michele Marsiglia, l’ipotesi dei 3 euro al litro non costituisce una stima immediata, bensì una traiettoria concreta qualora la crisi lungo le rotte navali non dovesse rientrare.
“Oggi quella soglia non è ancora realtà”, ha spiegato Marsiglia all’Adnkronos, “ma se la situazione nello Stretto di Hormuz continua a peggiorare senza una vera de-escalation, nell’arco di pochi mesi rischiamo di assistere a uno stravolgimento dei mercati”.
I contratti futures riflettono già questo stato di forte agitazione: il greggio di riferimento (Brent) viaggia tra i 92 e i 93 dollari al barile, mentre il prezzo del gas si attesta intorno ai 63 euro al megawattora. Effetti che si stanno trasferendo rapidamente anche sui distributori della rete nazionale, dove le medie dei prezzi dei carburanti hanno registrato sensibili rialzi già dalle ultime ore.
Il peso per famiglie e imprese: preoccupa anche il gas
L’aumento costante delle quotazioni del diesel rischia così di neutralizzare i recenti interventi del governo, che avevano previsto uno sconto di 17 centesimi sulle accise del gasolio valido fino al 25 agosto. Misure definite utili, ma che faticano a contenere la spinta verso l’alto di un carburante le cui quotazioni avevano già superato i 2,60 euro nelle scorse settimane.
Accanto al tema carburanti, tuttavia, a destare forte preoccupazione per i mesi autunnali è anche l’andamento del comparto gas. Secondo le analisi di Federpetroli, la persistenza di quotazioni elevate a 63 euro/MWh tra ottobre e novembre rischia di tradursi in un brusco rincaro delle bollette energetiche, gravando pesantemente sulle spese di famiglie e imprese.
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