In occasione della Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, il Pontefice rinnova con forza il monito della Chiesa: la giustizia non può mai cancellare la speranza del riscatto e il rispetto primario della vita.
CITTÀ DEL VATICANO — «La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona». È con queste parole forti e dirette che Papa Leone XIV è intervenuto tramite il proprio profilo su X (ex Twitter), rilanciando l’hashtag #NoDeathPenalty proprio nel giorno in cui a livello globale si commemora la Giornata mondiale contro la pena capitale.
Il messaggio del Papa si inserisce in un solco dottrinale netto e condiviso, riaffermando la posizione della Chiesa cattolica su uno dei temi etici più dibattuti dell’era contemporanea: nessun reato, per quanto grave, può privare un essere umano del diritto fondamentale alla vita o cancellare la possibilità di un percorso di pentimento e riabilitazione.
Un richiamo che risuona nell’attualità globale
Il fermo monito di Papa Leone XIV arriva in una fase storicamente complessa, segnata dal riaffiorare di tensioni e da notizie che riaccendono i riflettori sulle esecuzioni negli Stati Uniti e in diversi altri contesti internazionali. Negli ultimi giorni, infatti, le cronache mondiali hanno registrato una forte apprensione e dibattiti accesi su episodi limite legati all’applicazione della pena capitale e alla spettacolarizzazione delle esecuzioni.
Di fronte a questi scenari, il Pontefice ribadisce che la tutela del bene comune e l’esigenza di giustizia possono essere ampiamente garantite attraverso i moderni sistemi detentivi e sanzionatori, senza doversi piegare a logiche di soppressione della persona.
L’impegno permanente per l’abolizione globale
Con questo intervento social, Leone XIV conferma l’impegno costante della Santa Sede nell’esortare la comunità internazionale a cancellare definitivamente la sentenza di morte da tutti gli ordinamenti giuridici.
La giustizia, sottolinea la visione vaticana, rischia altrimenti di scivolare verso la vendetta, annientando quell’orizzonte di riscatto e di speranza che deve rimanere alla base di ogni comunità civile e del rispetto intrinseco della dignità umana.
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