Il presidente statunitense ha proclamato via social la sospensione immediata degli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma dal Cremlino non arrivano conferme e Zelensky smentisce di aver concordato la misura. Intanto sul campo non si fermano i raid.
Un annuncio a sorpresa, seguìto dal gelo delle parti in causa e da nuovi attacchi sul campo. L’ultima svolta diplomatica tentata dal presidente americano Donald Trump rischia di trasformarsi nell’ennesimo stallo geopolitico. Attraverso un messaggio lanciato sulla propria piattaforma Truth Social, l’inquilino della Casa Bianca ha proclamato un’immediata “tregua energetica” tra Russia e Ucraina, invitando entrambe le nazioni a non violare l’accordo.
Tuttavia, la ricostruzione della diplomazia americana sbatte contro la realtà dei fatti: né Kiev né Mosca sembrano aver avallato ufficialmente la proposta nei termini descritti.
La replica di Kiev e la minaccia sulle armi
Raggiunto dalle testate internazionali, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’annuncio di Trump “una novità”, precisando di non essere stato informato preventivamente sui dettagli. Pur ribadendo la disponibilità dell’Ucraina a valutare qualsiasi misura volte a proteggere le infrastrutture civili e la popolazione, Zelensky ha sottolineato la necessità di ricevere chiarimenti concreti da Washington.
Nel frattempo, indiscrezioni giornalistiche riportate dal Financial Times evidenziano la forte pressione esercitata dall’amministrazione statunitense su Kiev. Per spingere l’Ucraina a interrompere i raid con droni a lungo raggio contro le raffinerie di petrolio russe, Washington avrebbe ipotizzato ritorsioni strategiche, tra cui il taglio della condivisione d’intelligence e la sospensione di alcuni programmi di fornitura di armamenti.
Il nodo diplomatico e la missione congelata
Sul fronte russo, dal Cremlino si registra il totale silenzio, mentre fonti diplomatiche statunitensi citate da Axios ridimensionano la portata del messaggio di Trump: la Russia, al momento, non avrebbe firmato alcun cessate il fuoco definitivo.
A riprova del clima di incertezza, la prevista missione a Mosca degli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner è stata temporaneamente congelata. I due diplomatici dovrebbero volare in Russia solo quando sarà definita una posizione unitaria tra Stati Uniti, Ucraina e partner europei.
La spaccatura sulle elezioni e l’asse Usa-Mosca sul diesel
I motivi di attrito non riguardano solo i raid aerei. In una recente dichiarazione, Trump ha aperto alla possibilità che l’Ucraina svolga consultazioni elettorali nel breve periodo. La replica di Zelensky è stata netta: “Spetta al nostro popolo scegliere i propri leader”, invitando il tycoon a richiedere semmai a Vladimir Putin un cessate il fuoco totale di 60 giorni per permettere lo svolgimento sicuro del voto.
A complicare ulteriormente i rapporti tra gli alleati occidentali ci sono le recenti intese commerciali tra Washington e Mosca sulla fornitura di gasolio. Una decisione apertamente criticata dal premier canadese Mark Carney, che durante un colloquio con Zelensky ha ribadito come tali accordi rischino di finanziare indirettamente lo sforzo bellico del Cremlino. Di contro, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha rinnovato il proprio sostegno incondizionato a Kiev, definendo il conflitto entrato in “una fase nuova e più cupa”.
La situazione sul campo: continuano i raid
Mentre la diplomazia cerca faticosamente una via d’uscita, la guerra non concede tregue sul campo. Poche ore dopo le dichiarazioni di Trump, Kiev ha denunciato un nuovo attacco con droni Shahed contro una centrale elettrica della capitale, accompagnato da raid contro le infrastrutture energetiche nella regione di Kharkiv.
Attacchi continui e bombardamenti d’artiglieria si registrano anche nella regione di Dnipropetrovsk, dove i raid russi sul distretto di Nikopol hanno provocato vittime civili — tra cui la tragica scomparsa di un bambino di 11 anni — e ingenti danni ad abitazioni, mezzi e strutture agricole.
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