Youssef Siher, il ricercatore trentenne e attivista Pro-Palestine accusato dalla Procura di Milano di essere la mente dietro il canale Telegram «Movimento 17 ottobre», è tornato in libertà. La giudice per le indagini preliminari (GIP) di Milano, Tiziana Landoni, non ha convalidato il fermo e non ha applicato alcuna misura cautelare, accogliendo integralmente le tesi dei legali dell’indagato e disponendone l’immediata scarcerazione da San Vittore.
La decisione ha suscitato un’immediata spaccatura tra il fronte giudiziario e le istituzioni politiche, con prese di posizione dure da parte dell’esecutivo.
Le motivazioni del Giudice: “Disobbedienza civile, non terrorismo”
Nelle 37 pagine dell’ordinanza depositata, la GIP Landoni chiarisce che le condotte attribuite a Siher rientrano nella sfera del diritto di protesta e della disobbedienza civile pacificamente orientata, escludendo l’esistenza di un disegno eversivo o criminale.
I punti chiave che hanno portato al rigetto del fermo:
- Assenza di gravità indiziaria per eversione e terrorismo: La Procura contestava l’istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e la partecipazione violenta a manifestazioni. La giudice ha ritenuto non sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per tali reati, specificando che i contenuti pubblicati sui canali social non costituiscono incitamento alla violenza o atti di eversione, bensì forme di dissenso politico.
- Nessun pericolo di fuga: Gli inquirenti sostenevano il rischio di irreperibilità legato ai contatti dell’indagato con vari movimenti e al suo rifiuto di fornire il codice di sblocco dello smartphone durante l’arresto. Per la giudice, la mancata collaborazione sullo sblocco del dispositivo rappresenta l’esercizio di un facoltà difensiva (“dato di per sé neutro”) e i contatti politici non dimostrano alcuna intenzione di darsi alla fuga.
- Mancanza di presupposti per la misura precautelare: La non convalida del fermo deriva dal difetto dei requisiti di urgenza e di gravità necessari per privare un indagato della libertà personale prima di una sentenza definitiva.
Il quadro giudiziario: indagini ancora in corso
La scarcerazione di Siher non equivale a un proscioglimento o a un’assoluzione nel merito dell’inchiesta. Le indagini proseguono a piede libero, e la Procura di Milano sta valutando se ricorrere al Tribunale del Riesame per opporsi al provvedimento della GIP. Tra i filoni di approfondimento restano le analisi sui flussi informativi e le verifiche sulle attività online legate al canale Telegram.
Le reazioni politiche e istituzionali
Il provvedimento ha riacceso la polemica tra governo e magistratura:
- Esecutivo e Maggioranza: La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e esponenti del governo hanno espresso forte contrarietà rispetto alla decisione del giudice, definendo il provvedimento un segnale penalizzante nei confronti delle forze dell’ordine impegnate nel mantenimento dell’ordine pubblico. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, pur ribadendo la non condivisibilità della decisione, ha confermato il massimo impegno delle istituzioni nella gestione della sicurezza urbana durante le manifestazioni.
- La Difesa: I legali di Siher, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, hanno espresso soddisfazione, ribadendo come le contestazioni dell’accusa fossero sproporzionate e fondate su una sovra-interpretazione del diritto di critica politica e di manifestazione pacifica.
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