MOBILITAZIONE NAZIONALE – I sindacati di base stimano un milione di adesioni in 70 città. Bloccate le tangenziali a Milano e Bologna e gli accessi al porto di Genova. Tensioni con le forze dell’ordine e cariche nel centro di Torino e nella Capitale. Il ministro Piantedosi: “Garantito il diritto di manifestazione, nonostante i tentativi di disordine”.
È stata una giornata di paralisi e forte tensione sociale quella di venerdì 30 ottobre, che ha visto lo sciopero generale proclamato dai sindacati di base coinvolgere settori chiave come la scuola, la sanità e i trasporti. Secondo le stime diffuse dai promoter dell’Unione Sindacale di Base (USB), oltre un milione di persone — con una massiccia partecipazione di studenti e giovani lavoratori — sono scese in piazza in più di 70 città italiane per protestare contro il carovita, l’inflazione e l’aumento delle spese militari.
Città blindate e arterie stradali in tilt
La protesta si è fatta sentire con forza sulle grandi infrastrutture del Paese:
- Milano: Oltre 30 mila persone hanno sfilato lungo la Tangenziale Est, provocando la chiusura della carreggiata e forti ripercussioni sulla viabilità urbana e interurbana per diverse ore.
- Bologna: Il corteo degli studenti e dei lavoratori ha occupato per oltre tre ore il tratto cittadino della Tangenziale e dell’autostrada A1, prima di defluire scortato dalle forze dell’ordine.
- Genova: Sit-in e roghi di copertoni hanno bloccato gli accessi principali al varco portuale, paralizzando il traffico merci.
Tensione e cariche a Roma e Torino
Non sono mancati momenti di forte attrito tra cortei e reparti antisommossa:
A Roma, dove si sono registrati otto fermi, gruppi di studenti si sono staccati dal corteo principale diretti verso i palazzi del potere. A Ponte Sisto e lungo Lungotevere Testaccio si sono verificati lanci di bottiglie e petardi contro gli agenti, che hanno risposto azionando gli idranti per respingere i manifestanti.
A Torino, scontri e cariche si sono verificati in pieno centro lungo via Roma e nei pressi di piazza Castello, con lanci di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine a seguito del lancio di oggetti e bottiglie. Gli organizzatori torinesi hanno chiuso la giornata lanciando un nuovo appuntamento di mobilitazione fissato per sabato 7 novembre.
Il braccio di ferro sulla precettazione e le reazioni politiche
La giornata è stata preceduta da un duro scontro istituzionale. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, aveva disposto la precettazione con il differimento dello sciopero per evitare disagi nel ponte di Ognissanti, ma l’USB ha tirato dritto confermando l’astensione dal lavoro e definendo il provvedimento “illegittimo”.
Nel tardo pomeriggio è arrivato il commento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha sottolineato la professionalità e l’equilibrio delle forze dell’ordine:
“A dimostrazione che la sicurezza deve essere perseguita come presidio fondamentale per garantire l’esercizio di ogni libertà, i dispositivi messi in campo hanno permesso di tutelare il diritto fondamentale dei cittadini di manifestare pacificamente, nonostante il tentativo di alcuni soggetti di provocare disordini e violenze.”
I sindacati di base e i collettivi studenteschi hanno già annunciato che la mobilitazione non si fermerà e proseguirà con nuove iniziative nelle prossime settimane.
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