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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Sciopero medici e infermieri, a rischio 1,2 milioni di prestazioni. Sindacati: “Adesione all’85%”
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Sciopero medici e infermieri, a rischio 1,2 milioni di prestazioni. Sindacati: “Adesione all’85%”

Last updated: 20/11/2024 17:33
By Redazione 380 Views 6 Min Read
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Oltre 15mila operazioni e 100mila visite a rischio rinvio ma le urgenze saranno comunque garantite. Coinvolti medici, dirigenti sanitari, infermieri e altre professioni sanitarie

Sulla base delle informazioni che iniziano ad arrivare dai territori, le percentuali di adesione allo sciopero in corso oggi di medici, dirigenti sanitari, infermieri e professionisti sanitari “sono molto alte, fino a punte dell’85% compresi gli esoneri previsti per legge“. È quanto dichiarano Pierino Di Silverio, segretario Anaao Assomed, Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed, e Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up.  “Un segnale importante – scrivono in una nota – che dovrebbe far riflettere sulle condizioni di lavoro inaccettabili negli ospedali e sulla condivisione delle ragioni della protesta “.

Dunque a rischio ci sono 1,2 milioni le prestazioni sanitarie che potrebbero saltare per lo sciopero nazionale di 24 ore dei medici, dirigenti sanitari, infermieri e altre professioni sanitarie indetto per oggi, mercoledì 20 novembre.

I sanitari stanno manifestando a Roma dalle 12 in Piazza SS Apostoli. I principali motivi della protesta, sottolineano Anaao Assomed e Cimo-Fesmed e gli infermieri ed altre professioni sanitarie del Nursing Up, toccano i contratti di lavoro, compresi quelli dell’ospedalità privata, a cui “vengono assegnate risorse  assolutamente insufficienti”; mancata detassazione di una parte della retribuzione; mancata attuazione della normativa sulla depenalizzazione dell’atto medico e sanitario; esiguo ed intempestivo incremento dell’indennità di specificità infermieristica, senza estensione alle ostetriche.

In piazza anche per protestare contro l’assenza di risorse per l’immediata assunzione di personale; la mancata introduzione di norme che impegnino i ministeri competenti all’immediata attivazione di Presidi di Pubblica Sicurezza negli ospedali italiani al fine di renderli luoghi sicuri per il personale che vi opera; mancata riforma delle cure ospedaliere e territoriali; mancata contrattualizzazione degli specializzandi di area medica e sanitaria, e mancata previsione di retribuzione anche per quelli di area non medica. Inoltre l’ammissione ai benefici per il riconoscimento del lavoro usurante e la richiesta di sospensione per la figura dell’assistente infermiere e infine concreta abolizione del vincolo di esclusività per gli infermieri ed i professionisti sanitari ex legge n 43/2006.

Il testo della Manovra, considerata “deludente” dai sindacati, “conferma la riduzione del finanziamento per la sanità rispetto – affermano le organizzazioni mediche – a quanto annunciato nelle scorse settimane”, scrivono i sindacati.

Per quanto riguarda poi l’arrivo di infermieri stranieri, per Nursing Up si tratta di “una misura tampone su una ferita profonda, soprattutto considerando il numero di colleghi italiani all’estero che rientrerebbero in presenza di condizioni contrattuali dignitose”. La misura non risolve “la carenza di valorizzazione economica e contrattuale alla base dell’abbandono e della disaffezione dei giovani verso i nostri percorsi formativi”, sottolineano gli infermieri, chiedendo il perché il governo “abbia posticipato al 2026 il piano di assunzioni”.

La manovra prevede inoltre un aumento dell’indennità di specificità medica di 17 euro per i medici e 14 per i dirigenti nel 2025, 115 nel 2026 per i medici e zero per i dirigenti , mentre per gli infermieri circa 7 euro per il 2025. L’Intersindacale dei dirigenti medici, veterinari e sanitari chiede al governo che questa sia finanziata direttamente in busta paga, opponendosi alla defiscalizzazione che “non aumenta la massa salariale”. Inoltre, aggiungono, “abbiamo già segnalato che le risorse devono essere anticipate già dal 2025 ed essere distribuite equamente tra i dirigenti”.

Malcontento anche tra i medici liberi professionisti, che contestano la preclusione alle prescrizioni di farmaci con piani terapeutici e alle certificazioni per patologia ai fini di esenzione.

“Ovviamente è un diritto scioperare. Noi abbiamo ricevuto i rappresentanti sindacali dei medici più di una volta e li incontreremo anche dopo questo sciopero. Siamo disponibili, come sempre è stato, non solo ad incontrarli ma a cercare di risolvere alcune questioni che sono rimaste in ballo”,  ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci a margine della presentazione dello spot per la campagna nazionale per l’uso consapevole degli antibiotici.  Sul tavolo del confronto fra il ministro e i sindacati dei medici ci potranno essere “tra i problemi rimasti in sospeso”, dalla “defiscalizzazione della indennità di specificità per tutti gli operatori sanitari ad un piano pluriennale di assunzioni nel servizio sanitario nazionale”, ha detto Schillaci. 

Sindacati: “Difficoltà a causa di esoneri dalla protesta”

Alcune difficoltà organizzative della protesta dei medici e degli infermieri si sarebbero verificate, secondo quanto riferiscono Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed e NursingUp, a causa delle disposizioni delle Asl sui contingenti minimi di lavoratori da garantire nei servizi. “Occorre evidenziare – hanno spiegato – che lo sciopero è stato indetto da tre organizzazioni sindacali, e che in buona parte dei servizi del SSN una percentuale di professionisti anche in molti casi superiore a quanto previsto dalla normativa vigente è stata esonerata dallo sciopero per garantire i contingenti minimi, impedendo quindi loro di astenersi dal lavoro“. 

“Segnaliamo infine – hanno aggiunto – che circa il 20% delle Aziende non ha dato al personale disposizioni sul contingentamento minimo per lo sciopero, creando grandi difficoltà per circa 20.000 medicie 100.000 infermieri e professionisti sanitari“.

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