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Caltanissetta 401 > News > Riflessioni > “Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Riflessioni

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Last updated: 26/01/2025 13:13
By Sergio Cirlinci 283 Views 7 Min Read
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Questa frase fu attribuita erroneamente a Voltaire, ma poco importa chi sia l’autore, interessa il concetto

L’autore della frase, a leggere bene, non ha scritto “chi comanda” in senso generico, ha volutamente scritto “chi vi comanda”, perchè in quel “vi” c’è il vero senso del concetto.

In quel “vi” c’è anche il sottointeso messaggio del criticato… “non ti azzardare”.

Criticare in maniera lecita, educata, propositiva e costruttiva, è sinonimo di libertà, di espressione e di pensiero, chi non lo fa o non lo può fare, sol perchè teme la reazione del criticato, subisce una forma di violenza, più o meno esplicita e in alcuni casi anche di pensiero…“non lo devi neanche pensare”, insomma una vera e propria “censura mentale”, e ciò, oltre a costituisce un serio pericolo per la nostra libertà, è anche un oltraggio alla dignità.

Esercitare il diritto di opinione e quindi anche di critica, è uno dei più importanti principi democratici, che nessuno deve minimamente calpestare.

Purtroppo ovunque e in ogni epoca c’è chi, conquistando il potere, ritiene di avere più diritti degli altri, arrivando, oltre a cercare di imporre il proprio pensiero, a voler mettere a tacere chi osa criticare.

Questi tentativi si possono realizzare in diversi modi, “comprando” il silenzio promettendo, favori, incarichi e prebende varie, oppure se ci si trova davanti qualcuno che non si “vende”, allora si cerca di metterlo a tacere, denigrandolo, emarginandolo, accusandolo di cose non vere pur di screditarlo, facendogli sapere che “parla troppo” e se anche questo non funzione il “bavaglio” è l’estrema soluzione, il tutto con la complicità dei suoi “amici”.

Il primo segnale di chi non “è permesso criticare” è quando viene tolto il saluto.

“Salutare è cortesia, rendere il saluto è obbligo, il saluto non si nega a nessuno”.

Il saluto è innanzitutto una forma di educazione; si può salutare con un “salve”, anche se questo tipo di saluto è, specialmente dalle nostre parti visto come una presa di distanza..

Anche la durata del saluto è importante, denotando il piacere dell’incontro.

Un saluto sincero è un gesto che parte dal cuore di chi saluta e arriva al cuore di chi lo riceve, questo lo rende “sacro” e proprio per questo non andrebbe mai tolto, giustificabile solo dopo fatti di una certa gravità.

La persona a cui, senza un preciso motivo, lo si toglie si sente offesa e, in alcuni casi, anche ferita…poi c’è chi se ne frega rendendosi conto della miserabilità altrui e comprende che il saluto che prima c’era, non era sincero e sentito.

Il saluto è riconoscimento, rispetto, relazione, la sua assenza è cancellazione, non relazione, privazione del rispetto verso la persona, come a dire “neanche ti considero”

Ci sono però persone che per carattere il saluto non lo tolgono mai, il giorno prima si scambiano baci e abbracci, il giorno dopo, o alle spalle, si insultano, ma non si tolgono mai il saluto anzi il dopo ancora sono di nuovo baci e abbracci. Questa è una pratica da molti, atteggiamenti dettati da falsità o ipocrisia.

Cosa molto più grave è quando si toglie il saluto per una visione politica diversa o per una critica ricevuta politica, mai ovviamente riferita alla sfera personale.

Cosa più grave, per non dire ridicola, è quando a togliere il saluto, per “riflesso”, è l’amico del criticato, una forma di solidarietà, o meglio dire di “ruffianeria”.

Questi ultimi personaggi denotano, oltre ad una personalità inesistente, l’atteggiamento di chi difende l’amico politico, non tanto per l’amicizia o l’appartenenza, ma bendandosi occhi e tappandosi orecchie, prende le difese dell’amico dimostrando fedeltà, meglio servilismo, spesso senza neanche conoscere la critica mossa, ma perchè così gli è stato “ordinato“.

Entrami, criticato e amico, prima di agire dovrebbero semmai analizzare la critica mossa e, scendendo da quel famoso piedistallo, rispondere, smontando la critica, sempre che si abbiano valide argomentazioni a supporto, oppure cercare un confronto per chiarire. “aria netta nun si scanta di li trona” (cit.).

Ma se non si hanno argomentazioni a supporto, togliere il saluto è l’unico modo per evitare un eventuale incontro/confronto, che potrebbe confermare quanto sostenuto nella critica.

Tutti gli eletti, come anche i nominati, alcuni bocciati nelle urne, dovrebbero ricordarsi che rappresentano l’intera collettività, ma spesso lo dimenticano e invece di rispondere, sia alle critiche come anche alle tante domande, che i cittadino pongono, come il loro ruolo dovrebbe imporgli, o tacciono o, peggio, danno risposte che il più ingenuo degli ingenui comprende essere una “supercazzola”,  neologismo entrato nell’uso comune, che indica un nonsenso, una frase priva di senso logico e che non comunica nulla, in sintesi una “minchiata”.

“Giuro di adempiere le mie funzioni con scrupolo e coscienza nell’interesse del Comune in armonia agli interessi della Repubblica e della Regione”…questo quanto da loro pronunciato al momento dell’insediamento.

Concludendo il saluto non andrebbe mai tolto a nessuno, tranne per fatti gravissimi, perché il negarlo è segno di rancore, atteggiamento misero che qualifica la persona, ma che alla fine a perderci sarà chi il saluto lo toglie, così facendo resterà circondato solo da chi, per non deluderlo o per proprio tornaconto, gli darà sempre ragione e mai lo criticherà, anche se delle volte le critiche potrebbe fargli solo del bene.

Mai farsi di imbavagliare bocca e cervello, ma molti tengono più ai loro interessi che alla propria dignità, arrivando pure a cambiare cavallo a corsa cominciata.

Questo articolo è rivolto principalmente a chi ha occhi e orecchie per vedere e sentire, ma che fa finta di non vedere e sentire per puro opportunismo o perchè troppo di parte.

Ad Maiora

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