Dio, se esiste, è tra le macerie di Gaza. E se potesse parlare, maledirebbe chi ne profana il nome giustificando l’inferno
Ci vuole una certa faccia per pronunciare il nome di Dio mentre si nega l’acqua a un bambino. Ci vuole una fede distorta per benedire i bombardamenti che riducono in cenere le tende in cui i bambini dormono, mutilati, sfiniti dalla fame e poi colpiti da missili. Secondo l’Unicef, solo negli ultimi due mesi più di 950 bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza. Altri 45 nei soli ultimi due giorni. Sono i numeri, non le parole, a dire che Dio qui è solo una copertura.
Gaza è diventata un laboratorio di crudeltà, un teatro in cui ogni principio del diritto umanitario è stato violato con perseveranza scientifica. I bambini vengono uccisi ovunque: negli ospedali, nelle scuole, nei rifugi improvvisati, tra le braccia dei genitori. Subiscono sfollamenti continui, fame, malattie, assenza totale di cure. E mentre Edouard Beigbeder, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, afferma che “le sofferenze quotidiane e l’uccisione di bambini devono finire immediatamente”, i governi amici del boia si limitano a mugugnare “preoccupazione”.
Poi ci sono loro, quelli che citano Dio prima di ogni massacro. Quelli che parlano di civiltà mentre sospendono gli aiuti umanitari. Che si dicono “luci nel buio” ma praticano una violenza sistematica, logistica, alimentata da complicità geopolitiche e rifornita di armi. Dio, se esiste, è tra le macerie. E se potesse parlare, maledirebbe chi ne profana il nome giustificando l’inferno. Maledirebbe anche chi guarda altrove, chi confonde la diplomazia con la viltà, chi si tiene stretti i contratti e sacrifica le vite. Perché la bestemmia non è solo dire il falso su Dio. È farlo morire ogni giorno con il silenzio.
Fonte LANOTIZIAGIORNALE.IT di Giulio Cavalli

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