Il Medio Oriente in fiamme. L’esercito di Tel Aviv non s’ arresta, nuovo appello del Papa
L’offensiva su Gaza avanza con nuovo vigore. Nonostante gli appelli internazionali a desistere e
nell’impasse dei colloqui di pace indiretti Israele-Hamas, l’implacabile morsa dell’esercito israeliano sulla Striscia si stringe e si espande. E nuovo sangue viene versato, come a Jabalia, a nord di Gaza, dove una trentina di persone avrebbe perso la vita: fra loro almeno 6 bambini, quando una palazzina è stata centrata in pieno nel corso di un bombardamento aereo. Qui almeno 14 morti accertati, fra cui, appunto, sei bambini e tre donne, con una ventina di persone disperse sotto le macerie.
Molte delle vittime erano membri di una stessa famiglia. L’edificio, che ospitava anche anche altre famiglie sfollate, «era stato già bombardato in passato e c’erano stato altri martiri », ha raccontato all’Afp Musa al-Bursh, scampato alla strage.
Il nuovo cambio d’intensità dell’offensiva sembra essere scattata dopo la dichiarazione del ministro
della Difesa, Israel Katz, che pareva impartire l’ordine: «Continuare ad avanzare a Gaza verso tutti gli obiettivi, a prescindere da qualsiasi negoziato ». Ieri i media palestinesi davano conto di un’avanzata dell’Idf dal centro verso il sud della Striscia, su
Khan Yunis. Poi la conferma degli stessi militari: «Ieri le truppe hanno ampliato le manovre terrestri, eliminato terroristi e distrutto numerosi depositi di armi e infrastrutture terroristiche, anche sotterranee», mentre l’Aeronautica militare ha colpito «decine di obiettivi in tutta Gaza, tra cui cellule terroristiche, edifici utilizzati da gruppi terroristici, tunnel, depositi di armi».
Il freddo computo dei morti, intanto, cresce ogni ora, e il ministero della Sanità di Gaza, emanazione di Hamas, parla di 54.470 morti totali in 605 giorni di guerra, 4.201 dei quali solo dalla ripresa dell’offensiva di terra israeliana sulla Striscia, lo scorso 18 marzo. «Diciamo no alla violenza, ad ogni violenza, ancor più se perpetrata contro persone inermi e indifese, come bambini e famiglie!», ha tuonato ancora una volta Papa Leone XIV. Mentre il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha sollecitato un’inchiesta indipendente
che faccia luce sul clamoroso quanto opaco episodio della strage durante la fila dei civili palestinesi
per il cibo a Rafah, con il suo pesante bilancio di 31 morti e 176 feriti.
«Sono inorridito dalle notizi e di palestinesi uccisi e feriti mentre aspettavano gli aiuti. E’ inaccettabile che palestinesi rischino la vita per mangiare», ha detto Guterres, chiedendo che «i responsabili siano puniti », ma senza puntare il dito su nessuno, senza dare un nome agli assassini.
Israele nega che la strage sia opera sua.
E il governo Netanyahu, insieme all’America di Trump, promuove la nuova strategia di aiuti alla popolazione civile di Gaza, affidata alla controversa società no profit americana Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), il cui scopo è di sottrarre la distribuzione di cibo a Hamas e anche alle agenzie umanitarie e dell’Onu, con punti di distribuzione protetti da contractor armati e con mezzi blindati. La strategia Ghf si espone all’accusa di attrarre la disperazione della popolazione alla fame verso il
sud della Striscia, dirottandola in modo funzionale all’offensiva dei soldati e dei carri armati. Hamas ha diffidato la gente dal recarvisi.

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