Il giorno dopo le perquisizioni, Totò Cuffaro l’ha ammesso davanti ai carabinieri del Ros: «Sul concorso per gli operatori socio sanitari di Villa Sofia ho fatto una minchiata».
Le intercettazioni l’hanno incastrato.
L’8 giugno dell’anno scorso, fu registrato da una microspia mentre riceveva a casa una candidata di quel concorso, accompagnata dal padre, e le passava un foglio con le domande: «Qua ci sono gli argomenti».
L’ex governatore spiegava: «In ogni busta ci saranno tre di questi… faranno tre buste che sorteggerete. E nelle buste ci sono gli argomenti».
Cuffaro rassicurava la sua candidata: «Quattro fesserie sono… però te li devi studiare tutte… per questo ti ho fatto venire».
L’intercettazione fra l’ex governatore e la candidata, oggi finita nell’atto d’accusa della procura di Palermo, sembra il manuale della raccomandazione perfetta al tempo della politica clientelare.
Cuffaro aveva ricevuto il nome di Selenia Malfitano dall’ex deputato Carmelo Pullara: «Ha fatto segreteria con lui», diceva l’ex governatore. E per questa ragione veniva ritenuta «sperta, intelligente».
Cuffaro meditava già un incarico particolare per la sua candidata: «Te la chiami in direzione –
diceva all’allora manager di Villa Sofia Cervello, Roberto Colletti, oggi pure lui indagato – e gli
diamo questo compito…».
Quello di tenere i rapporti riservati fra Cuffaro e Colletti: «Perché non è che io per tutte le minchiate
devo rompere i coglioni a te…diventa impossibile».
Il giorno dell’incontro con la candidata, Cuffaro richiamò subito il padrino politico di quella raccomandazione: «Che dice Carmelo?». E la giovane rispose: «Ci siamo visti stamattina con
Carmelo, in segreteria era». Poi, parlarono degli «argomenti da studiare». E sottovoce Cuffaro
disse: «Iacono me li ha dati… ho chiamato Carmelo ieri sera all’una di notte».
C’erano anche altri candidati da favorire: «All’altro ci pensi tu?» disse l’ex governatore a Selenia Malfitano.
Quello stesso giorno, di buon mattino, Vito Raso, il fedele collaboratore, aveva raggiunto l’abitazione
di Mondello di Cuffaro per prendere una busta. Poi, accusa la procura, avrebbe dato appuntamento a un altro candidato, «al bar che c’è davanti l’assessorato al Turismo, davanti alla Corte dei Conti… passa da là un minuto. Verso le dieci».
Vito Raso è stato interrogato ieri mattina dalla giudice Carmen Salustro, che adesso dovrà decidere
sulle richieste di arresti domiciliari formulate dalla procura nei confronti di Cuffaro, Raso e altre
quindici persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.
«Si tratta di accuse infondate e infamanti», dice Raso uscendo dal palazzo di giustizia.
Ma l’inchiesta della procura appare invece ben solida, fondata su migliaia di ore di intercettazione.
Le registrazioni hanno fatto pure emergere le dimissioni di uno dei componenti della commissione esaminatrice, Mariano Di Pietra. Così diceva: «Mi ci sono fatto levare… incominciavo ad avere pressioni».
Anche la presidente della commissione, la dottoressa Maria Ilaria Dilena, aveva finito per dover fare
un passo indietro perché sostituita da Antonio Iacono.
E intanto definiva «le modalità attuate da Salvatore Cuffaro come “…il sistema…” – scrive il Ros coloro che vi gravitavano attorno come “Cuffariani” – “adepti e proseliti” e quanto attuato dagli
stessi per l’ottenimento dei relativi propositi “funzionale al sistema” tramite “accordi… trasversali”
Per la storia del concorso, la procura di Palermo chiede l’arresto anche dell’ex manager Roberto Colletti e di Antonio Iacono.
Non è invece indagata la candidata raccomandata, che sul suo profilo Facebook faceva campagna elettorale per Carmelo Pullara scrivendo: «Votate a chi trovate sempre, non a chi vi viene a chiedere
il voto per cortesie, per il forestiero che non trovate… Pensateci bene».
Già, pensateci bene.
Da laRepubblicaPalermo del 18/11/2025 di Salvo Palazzolo
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