Il vocabolario popolare siciliano è un tesoro di saggezza infinita
Tra i motti più efficaci c’è senz’altro: “Fari trasiri u sceccu pa cuda”, che descrive l’atto di tentare un’impresa nel modo più difficile possibile.
In sostanza, rendere facile ciò che è già difficile o, peggio, causare un disastro nel tentativo di rimediare.
E’ in questi termini che possiamo inquadrare un fenomeno ricorrente e sempre più imbarazzante nella nostra, la giustificazione
Assistiamo ai tanti disagi che i cittadini provano nel settore sanitario e sentiamo dire che “va tutto bene, si sta intervenendo per risolverli”.
Leggiamo di problemi al settore rifiuti, e loro dicono “nessun problema, andiamo avanti”.
Rilievi e bocciature su tanti progetti, vedi anche il Ponte di Messina, ma i vari politichi dichiarano “nessun problema”.
Potremmo continuare all’infinito, ma ormai è prassi comune che appena si “toppa” si cerca la “toppa”.
Chiaro vale a tutti livelli e nessuno è esente dal fare il “sarto”.
Quando un politico commette un errore, formula una dichiarazione infelice o viene colto in errore, la reazione più sensata e matura sarebbe una sola, ammettere l’errore, scusarsi e impegnarsi a rimediare.
Questo non sarebbe solo un atto di onestà, ma una strategia di incredibile efficace, l’ammissione di fallibilità, che, sembra il contrario, ma rinforzerebbe la figura e la percezione della sua autenticità.
Ma purtroppo, accade troppo spesso il contrario.
E’ la paura di perdere la faccia a spingere molti a cercare di mettere in pratica il “far entrare l’asino per la coda”, ed ecco allora che si fanno dichiarazioni che, non solo non chiariscono o giustificano l’accaduto, ma lo peggiorano in modo esponenziale.
Queste “toppe” sono facilmente riconoscibili, cercano di smentire, negando l’evidenza, anche quando è supportata da documenti.
Il risultato è duplice e devastante, zero credibilità, in quanto il cittadino percepisce immediatamente la falsità, e la fiducia nel politico ne viene compromessa e crolla in maniera verticale.
Non solo l’errore originale non viene sanato, ma alla critica iniziale si aggiunge quella per la pessima manovra di copertura, insomma si è rattoppato un buco nel peggiore dei modi.
Il tentativo maldestro di giustificazione ha spesso un qualcosa di comico, anche perchè l’errore viene commesso da chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe essere il più “intellettualmente onesto” .
Ma l’errore più grande è il ritenere i cittadini degli stupidi o, peggio, un pubblico così distratto da “bersi” qualsiasi spiegazione venga offerta, non comprendendo che nell’era di internet, questa presunzione è non solo arrogante, ma una scelta strategicamente sbagliata.
Il paradosso è che la dichiarazione, intesa a salvare la “reputazione”, diventa una polemica che si poteva e che era meglio evitare.
È il classico effetto boomerang, il tentativo di difesa che crea un danno maggiore dell’attacco subito.
La vera maestria politica, come nella vita, risiede talvolta nel saper contare fino a 10 prima di controbattere, ma se lo si fa anche dopo aver contato fino a 100, beh allora come ripeteva spesso un amico, “chi è causa del suo mal, pianga solo sè stesso”
Di fronte a una critica fondata, il silenzio, il riconoscimento tacito o, al massimo, una breve e onesta dichiarazione di dispiacere, sono spesso la risposta più forte e dignitosa da dare.
Saper incassare e non intervenire, quando si è nel torto, è la cosa migliore da fare, permette a lasciar passare la notizia, minimizzandola, ma soprattutto dimostra un rispetto verso l’intelligenza dell’opinione pubblica.
La lezione che i nostri politici sembrano non voler imparare è molto semplice, non si può “fare entrare l’asino per la coda“, non si può cioè forzare una bugia o una giustificazione assurda nella mente del cittadino, anche se ci saranno sempre coloro che amano le “toppe”.
Il popolo è stanco delle toppe sul buco e chiede solo la cosa più difficile e rara per i politici, la schiettezza e il riconoscimento di essere umani e quindi di poter sbagliare o essersi sbagliati…se poi si chiede addiriturra scusa, sarebbe il massimo. Ad Maiora

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