Il dibattito sulla crescita della Sicilia si consuma nel cortocircuito tra la narrazione politica e la cruda realtà.
Da un lato, il Presidente della Regione, Renato Schifani, rivendica con enfasi il dato Istat che attesta un aumento del PIL regionale dell’1,8% nel 2024, definendolo il migliore a livello nazionale e celebrando la Sicilia come una “risorsa per l’Italia”. Dall’altro, come analizza Alberto Paternò nel suo articolo su Bauttanissima Sicilia, si trova una Sicilia che “boccheggia”, dove la crescita dichiarata non si traduce in uno sviluppo diffuso e tangibile per i cittadini.
Analizzando l’articolo vien fuori un quadro diverso dalla narrazione del governatore Schifani.
I Settori in Crisi: Agricoltura e Sanità
L’interrogativo centrale posto dall’autore è: quale Sicilia cresce davvero?
L’Agricoltura Fiaccata dalla Siccità:
- Il settore agricolo, pilastro dell’economia isolana, è travolto da una crisi idrica definita “un disastro sistemico”.
- Nonostante un leggero aumento delle riserve idriche complessive a marzo 2025 rispetto all’anno precedente, molti invasi strategici restano sotto la soglia di guardia, lasciando intere aree agricole in situazione “insostenibile”.
- Il paradosso siciliano si manifesta nello spreco di risorsa idrica: l’acqua accumulata viene talvolta scaricata a causa di invasi non collaudati per il riempimento massimo.
- Con perdite di raccolto che arrivano al 70% nel Trapanese (agrumi, olive, foraggi), l’agricoltura paga il prezzo più alto, costringendo Coldiretti a manifestare per chiedere un piano invasi serio e ristori adeguati.
- A complicare il quadro, oltre il 50% dell’acqua immessa nelle reti si disperde per via di condotte obsolete.
La Sanità in Ginocchio:
- Qui, il PIL non offre consolazione: il sistema sanitario è in ginocchio.
- Le liste d’attesa sono infinite, i pronto soccorso sotto pressione e la carenza di personale medico e infermieristico è cronica.
- Le nomine dei manager procedono a rilento e la nuova rete ospedaliera attende ancora il vaglio ministeriale, mentre i servizi territoriali continuano a ridursi.
Il Turismo e l’Ombra della “Casta”
L’unico elemento di potenziale crescita è il Turismo, che registra numeri incoraggianti a Palermo, con un aumento dell’occupazione alberghiera anche in periodi meno tradizionali come l’inverno. Tuttavia, Paternò invita alla cautela: il turismo, pur positivo, resta una percentuale minima e non può “compensare il declino strutturale di altri settori produttivi, né giustificare la retorica dello ‘sviluppo diffuso'”.
La Conclusione: Cresce la “Sicilia della Casta”
L’autore sposta infine l’attenzione sulla “Sicilia che prospera davvero”: quella delle rendite politiche. Le recenti inchieste per corruzione che hanno coinvolto figure politiche apicali, da Galvagno ad Amata, fino al ritorno giudiziario di Totò Cuffaro, dimostrano un sistema radicato di clientelismo e scambi di potere.
In sintesi, la tesi di Paternò è netta: la crescita certificata dall’Istat non si traduce in sviluppo se non migliora i servizi, non riduce le disuguaglianze e non rafforza i territori.
La crescita vantata dal Presidente non è, in definitiva, “la Sicilia dei siciliani”, ma piuttosto “la Sicilia della casta, delle clientele e dei professionisti del consenso.”
Crescita Economica vs. Sviluppo Reale: L’aumento del PIL (1,8%) rivendicato dal Presidente Schifani è considerato una “narrazione” che non corrisponde alla realtà. La crescita quantitativa non si traduce in uno sviluppo qualitativo diffuso, lasciando irrisolti i problemi strutturali dell’isola.
Agricoltura in Ginocchio per la Crisi Idrica: Il settore agricolo è devastato dalla siccità e dall’inefficienza delle infrastrutture. Le perdite di raccolto toccano il 70% in alcune aree e oltre il 50% dell’acqua immessa nelle reti si disperde, un dato che smentisce l’ottimismo economico.
Sanità in Emergenza Cronica: Nonostante i dati macroeconomici, la sanità è in crisi profonda, con liste d’attesa infinite, pronto soccorso sotto pressione e una carenza cronica di medici e infermieri, a dimostrazione che il miglioramento dei servizi primari è assente.
In sintesi, la conclusione è che la crescita attuale giova più alla “Sicilia della casta e delle clientele” che non alla popolazione nel suo complesso.
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