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Caltanissetta, bilancio 2025: La città che continua a svuotarsi e la crisi che non aspetta

Last updated: 31/12/2025 14:28
By Redazione 244 Views 6 Min Read
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Contrazione demografica senza precedenti, economia in affanno e un’emergenza idrica hanno segnato l’inizio della nuova amministrazione

Le promesse di rilancio, fatta eccezione per la riapertura della piscina, sono rimaste lettera morta.

Il 2026 è l’ultima chiamata per una visione a lungo termine.

Caltanissetta chiude il 2025 con numeri che suonano come un campanello d’allarme, l’ennesimo.

La città è entrata in una fase di contrazione strutturale profonda. I dati Istat sono impietosi: 58.045 residenti, con una perdita di quasi 300 unità in un solo anno e oltre 3.300 abitanti svaniti dal 2002.

L’emorragia demografica è duplice. Da un lato, il saldo naturale è drammaticamente negativo: nel 2024, si sono contati solo 378 nati contro 659 decessi. L’indice di vecchiaia e l’età media continuano a salire, con il rapporto figli/famiglia ormai prossimo all’unità.

Dall’altro, la migrazione dei giovani è la ferita aperta. La fuga verso il Nord Italia o l’estero, in cerca di opportunità e di una “vita dignitosa”, non è più solo un fenomeno sociale, ma un vero e proprio indicatore economico.

Spesso i giovani sono seguiti dai genitori, che lasciano la città per fornire supporto morale ed economico altrove, drenando ulteriore capitale umano e potere d’acquisto dal territorio.

Questo spopolamento ha radici ben salde nella cronica debolezza economica. La provincia nissena si colloca tra le ultime in Italia per ricchezza pro capite, attrattività imprenditoriale e dinamismo economico. I sindacati confermano un tasso di disoccupazione stabilmente sopra la media nazionale, con picchi allarmanti nella fascia under 35.

La conseguenza più grave è la povertà: oltre diecimila nisseni vivono in condizioni di povertà assoluta (fonte Caritas/Servizi sociali), un numero che evidenzia come quasi un cittadino su cinque fatichi a sostenere le spese essenziali. Il tutto mentre migliaia di appartamenti, frutto delle passate politiche edilizie miopi, restano invenduti e disabitati.

Nel luglio 2024 si è insediata la giunta del sindaco Walter Tesauro, trovandosi immediatamente di fronte a una prova di fuoco, la crisi idrica più grave degli ultimi anni. Turnazioni estenuanti, attività economiche paralizzate, disagi per scuole e ospedali.

L’amministrazione ha risposto mobilitando i fondi disponibili, fondi dal PNRR e FUA per la manutenzione straordinaria delle strade, e 4,2 milioni di euro, legge regionale 2024, per il rifacimento parziale della condotta idrica, anche questa attesa per il nuovo anno.

Tuttavia, il bilancio delle prime azioni, al di là degli interventi obbligati sull’emergenza, evidenzia promesse disattese, una per tutte il Policlicnico.

Dopo l’abbattimento dell’Antenna Rai, l’unica “vittoria” concreta riguarda la prossima annunciata riapertura della piscina comunale, ma anche questa resta, per il momento più burocratica che effettiva.

L’impianto, infatti, nonostante i proclami, e molti che hanno già messo il costume, risulta riaperto solo “sulla carta” e l’operazione, non bisogna dimenticarlo in futuro, quando magari verrà tagliato qualche servizio, comporta un esborso di circa 700mila euro dalle casse comunali a favore della ditta appaltatrice.

Per il resto, non si registra l’avvio di un piano organico di rilancio.

Il vero problema di Caltanissetta non è la mancanza di fondi, di soldi a sentire i nostri rappresentanti non ne mancano e non ne mancheranno, visti i tanti emendamenti approvati recentemente. ma l’assenza di una strategia di lungo periodo.

Ogni investimento o realizzazione sembra essere solo un cerotto per tamponare una ferita che necessiterebbe di interventi più importanti.

Nonostante la desolante fotografia, che ovviamente molti non condivideranno, Caltanissetta non è una città senza speranza. Possiede un patrimonio storico e architettonico che può diventare una leva turistica e ha una cittadinanza molto attiva e competente.

La nuova amministrazione doveva essere la svolta, quella che avrebbe risolto tutto quello che gli “incapaci” non erano stati in grado di fare.

Di conseguenza il 2026 deve essere l’anno della svolta, un cambio di passo serio e deciso, basta più parole o il “faremo”.

Non servono slogan, né annunci sulla carta, ma una politicache attragga investimenti e crei lavoro vero, non servono piccoli contributi a chi va avanti a stento o per nuove attività senza che i cittadini aumentino di numero o guadagnino più soldi da spendere; non risolvono il problema, ma rischiano di aggravarlo.

Il futuro non arriva da solo: si costruisce, anche a Caltanissetta, e l’urgenza di cominciare è adesso. Auguri per un 2026 “migliore”. Ad Maiora

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