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Un inizio 2026 nel segno della memoria e dell’impegno civico: la Community “Insieme per… Caltanissetta” rende omaggio all’Abbazia di Santo Spirito. Le foto

Last updated: 04/01/2026 18:43
By Redazione 277 Views 7 Min Read
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CALTANISSETTA | Sabato, 3 gennaio 2026. L’Abbazia Santo Spirito, un luogo carico di storia,
spiritualità e identità collettiva ha fatto da cornice a un incontro intenso partecipato che ha unito
auguri, riflessione e senso civico.

Nella giornata all’inizio del nuovo anno 2026, la Community WhatsApp “Insieme per… Caltanissetta”, amministrata da Salvatore Rizzo, e in particolare il gruppo “Turista a Caltanissetta, la tua città”, guidato da Gero Casano, ha promosso una visita-confronto presso l’Abbazia di Santo Spirito, la prima chiesa e la prima parrocchia della città, voluta quasi 1000 anni fa dai genitori del futuro primo Re della Sicilia, Ruggero II.

Ventidue persone hanno voluto rendere omaggio con la loro presenza a un luogo simbolo delle
radici nissene. Volontari, cittadini attivi, professionisti, giornalisti, artisti, ex agenti delle forze
dell’ordine, organizzatori di eventi, pensionati ed ex liberi professionisti, studenti, catechisti: una
comunità eterogenea ma unita da un forte senso del dovere, dall’attenzione ai beni comuni e dalla
volontà di valorizzare il patrimonio storico, culturale e sociale del territorio.

Un’abbazia millenaria, anima storica della città di Caltanissetta.
Dedicata allo Spirito Santo, l’abbazia fu commissionata quasi mille anni fa dal conte Ruggero I e
dalla moglie Adelasia e consacrata come primo centro religioso di Caltanissetta. Nel corso dei
secoli se ne presero cura i conti Moncada e i Padri Cappuccini, confermandone il ruolo centrale
nella vita spirituale e comunitaria della città.

All’interno dell’Abbazia di Santo Spirito si conserva una vera e propria “collana” di arte sacra: il
Cristo benedicente, il fonte battesimale, l’affresco di Sant’Agostino, l’affresco del Pantocrator, la
statua della Madonna delle Grazie – la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta – e il
Crocifisso dello Staglio, ritenuto l’opera più preziosa custodita nell’edificio.

Di straordinario valore anche l’altare maggiore, la Protesis e il Diaconicon, ricavati da grossi
blocchi di pietra di Sabucina, nonché un’urna cineraria romana del I secolo appartenuta a
Diadumeno, liberto dell’imperatore Tito Flavio Cesare, probabilmente proprietario del fondo su cui
sorse l’abbazia.

Particolarmente sentita è la tradizione dei bambinelli Gesù in cera, preziosi pupi appartenenti ad
alcune famiglie nissene, che con devozione li affidano alla custodia dell’abbazia come segno di
fede e gratitudine. Un patrimonio raro che racconta la religiosità popolare e l’intreccio profondo
tra storia e comunità.

Luci e ombre nella conservazione dell’Abbazia Santo Spirito.
Se da un lato l’abbazia vanta uno stato di conservazione generale buono, dall’altro l’incontro ha
permesso di rilevare numerose criticità che necessitano attenzione. Il pavimento presenta un
restauro giudicato inadeguato; le catene strutturali del tetto risultano sottodimensionate rispetto
alle esigenze statiche; il riscaldamento è collocato in modo improprio sotto l’antica statua della
Madonna.

All’esterno, un tubo per le acque piovane lesionato provoca infiltrazioni lungo le pareti, mentre il
campanile mostra una struttura in cemento armato ritenuta antiestetica e non coerente con i
criteri del restauro monumentale, incidendo negativamente sul valore architettonico dell’edificio.
Analogo impatto visivo produce il tubo del gas collocato lungo la recinzione muraria, in una
posizione inopportuna.

Ulteriori criticità riguardano il decoro: cestini per i rifiuti troppo visibili, una tabella informativa
trascurata, l’assenza di segnaletica stradale e turistica per raggiungere l’abbazia, la mancanza di
orari di visita chiari per turisti e fedeli o di un sistema di prenotazione. Il portone ligneo d’ingresso
mostra segni evidenti di degrado, mentre l’area esterna è interessata da residui non raccolti,
probabilmente legati alla presenza di cani.

Non è passato inosservato neppure il tentativo di arredo con piante di ulivo collocate in vasi di
cemento armato, soluzione giudicata poco armonica con il contesto storico. Durante la visita, in
assenza del parroco, non era presente una figura incaricata della gestione dei visitatori e, nel
periodo natalizio, non è stato possibile ammirare l’esposizione dei bambinelli di cera, custoditi
con tanta cura dalle famiglie nissene.

Una comunità nissena che osserva, riflette e propone.
L’incontro non si è limitato alla constatazione delle criticità, ma ha rafforzato la consapevolezza
del ruolo che la community può e deve svolgere come presidio civico attivo. Dalla mappatura dei
problemi alla proposta di soluzioni condivise, emerge la volontà di esporre il tutto per evidenziare
le mancanze alle nostre istituzioni, Diocesi e organismi competenti, promuovendo interventi
rispettosi del valore monumentale del sito.

Tra le proposte: adeguare gli impianti secondo criteri di restauro, migliorare il decoro e la fruibilità,
rendere accessibile l’abbazia ai turisti, valorizzare le tradizioni religiose e culturali, istituire
momenti di accoglienza e visite guidate, migliorare i collegamenti e la segnaletica.
Uno sguardo al futuro.
L’incontro si è concluso oggi in un clima di profonda emozione con la declamazione di due
poesie: una, in dialetto nisseno, scritta dalla poetessa Daniela Micu Galiano e interpretata con
intensa partecipazione dalla professoressa Gabriella Tacca, capace di toccare il cuore di tutti i
presenti; l’altra, composta dalla figlia Nadine.

L’augurio per il nuovo anno 2026 ha così rafforzato.
nei nisseni sentimenti di speranza, fiducia, consapevolezza e determinazione condivisa.
L’evento svoltosi all’Abbazia di Santo Spirito si è trasformato così in un gesto concreto di amore
per la città, un augurio corale per il nuovo anno che parte dalla memoria per costruire futuro.

Caltanissetta ha una comunità vigile, competente e appassionata, pronta a custodire i suoi luoghi
simbolo e a restituire loro dignità, bellezza e centralità.
Un inizio di 2026 che parla di radici, responsabilità condivisa e speranza.

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