Nella bozza del decreto legge Infrastrutture compaiono i nomi di Pietro Ciucci e Aldo Isi, amministratori delegati rispettivamente di Stretto di Messina e Rfi, ai quali verrebbe affidato il compito di superare le criticità evidenziate dalla Corte dei conti e portare avanti il “collegamento stabile” tra Sicilia e Calabria
Il governo punta a sbloccare il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina con la nomina di due commissari straordinari. Nella bozza del decreto legge Infrastrutture compaiono i nomi di Pietro Ciucci e Aldo Isi, amministratori delegati rispettivamente di Stretto di Messina e Rfi, ai quali verrebbe affidato il compito di superare le criticità evidenziate dalla Corte dei conti e portare avanti il “collegamento stabile” tra Sicilia e Calabria.
La dura presa di posizione di Angelo Bonelli
«La nomina di Pietro Ciucci e Aldo Isi come commissari sul Ponte sullo Stretto è una scelta grave e inaccettabile: concentra poteri, riduce i controlli e alimenta un evidente conflitto di ruoli. Tutte le osservazioni sollevate dalla Corte dei conti, che hanno portato alla bocciatura della delibera del CIPESS, derivano proprio dalle forzature tecnico-procedurali compiute dalla Società Stretto di Messina. È quindi singolare, e politicamente inquietante, che l’amministratore delegato della società venga ora indicato come il soggetto chiamato a «risolvere» il problema: è come mettere l’arbitro in panchina con una delle squadre. Questo non è sviluppo: è commissariamento della democrazia.
Il Governo usa il Ponte come propaganda, mentre restano sul tavolo nodi decisivi: trasparenza degli atti, costi reali, valutazioni ambientali e sismiche, utilità dell’opera e priorità infrastrutturali vere per Sicilia e Calabria». Così in una nota Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.
Le reazioni politiche dopo il rilancio del progetto
La scelta arriva dopo il rilancio del progetto voluto dall’esecutivo Meloni, ma ha già suscitato forti reazioni. Opposizioni e associazioni contestano l’opportunità di affidare poteri commissariali ai vertici delle società coinvolte.
M5S e AVS all’attacco: «Una buffonata, commissariamento della democrazia»
«Una inaccettabile buffonata». Di fatto, un «commissariamento della democrazia». Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra alzano un muro contro l’ipotesi, rilanciata da indiscrezioni di stampa, su una possibile nomina dell’Ad della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, e del direttore generale di Rfi, Aldo Isi, al ruolo di commissari del Ponte sullo Stretto. Una scelta, tuona
Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, «grave e inaccettabile» perché – sottolinea – «concentra poteri, riduce i controlli e alimenta un evidente conflitto di ruoli». Secondo il rossoverde le osservazioni dalla Corte dei conti, che hanno portato alla bocciatura della delibera del Cipess, «derivano proprio dalle forzature tecnico-procedurali compiute dalla Società Stretto di Messina. E’ quindi singolare, e politicamente inquietante, che l’amministratore delegato della società venga ora indicato come il soggetto chiamato a ‘risolvere il problema: è come – osserva Bonelli – mettere l’arbitro in panchina con una delle squadre».
«Questo non è sviluppo: è commissariamento della democrazia», attacca quindi l’esponente di Avs dopo aver ribadito che il governo «usa il Ponte come propaganda, mentre restano sul tavolo nodi decisivi: trasparenza degli atti, costi reali, valutazioni ambientali e sismiche, utilità dell’opera e priorità infrastrutturali vere per Sicilia e Calabria».
Santillo (M5S): «Salvini ha combinato un disastro, Meloni tenta di salvare il salvabile»
Un ragionamento condiviso da Agostino Santillo del M5s che, nel criticare l’eventualità di queste nomine, punta il dito sulla scelta di Palazzo Chigi: «Meloni ha capito che sul Ponte Salvini ha combinato un casino, tanto da sfilargli il dossier per tentare di salvare il salvabile. Anche se, in realtà – aggiunge – da salvare non c’è nulla e la premier lo sa».
«Una pantomima politica e un fallimento annunciato»
Meloni, analizza Santillo, «non potendosi permettere una figuraccia internazionale di proporzioni specie nel prossimo anno e mezzo, porterà avanti la pantomima». Le nomine a commissario di Ciucci? Il pentastellato la bolla come «una trovata delirante, una buffonata infinita». «Fare Ciucci commissario è la prova regina del totale fallimento di Meloni e Salvini dell’ultimo biennio».
Da una parte perché – sostiene – «è un artefice non secondario dei disastri documentali di questi anni» e dall’altra, invece di avere «una figura terza ed imparziale», verrebbe nominato controllore dal governo sulla stessa opera «chi oggi guida la Stretto di Messina SpA per fare gli interessi dei privati».
«E’ un’offesa alla decenza, e non è accettabile», dice Santillo mettendo anche in guardia sul fatto che «il commissario potrebbe essere nominato senza poteri in deroga», quindi sarebbe «un commissario senza poteri da commissario, praticamente un badante».
«La verità – conclude il pentastellato – è che Meloni, Salvini, Tajani e tutto il carrozzone sanno benissimo che questo ponte, sempre più un insulto all’intelligenza degli italiani, non verrà realizzato. Perchè la fattibilità è ancora tutta da dimostrare. Così hanno individuato in Ciucci, l’uomo che si cuccherà il cerino in mano del loro fallimento. Meloni è maestra quando c’è da cercare colpevoli non riconducibili a lei: et voilà, il gioco è fatto».
Fonte lagazzettadelsud.it
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