Mettere soldi in busta è diventata la pratica più diffusa e apprezzata per fare un regalo agli sposi, ma a Caltanissetta, a quanto pare, l’utilizzo della busta era anche per altro.
L’ inchiesta, che vede al centro delle indagini il deputato di Forza Italia, Michele Mancuso, si è protratta per due anni, ha visto pedinamenti e intercettazioni ambientali, rivelando un presunto sistema di corruzione legato all’ARS e alla gestione dei contributi regionali.
Come riportato da la Repubblica Palermo in un articolo di Salvo Palazzolo, il cuore dell’indagine ruota attorno a tre “mazzette” che sarebbero state consegnate a Mancuso.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, i trasferimenti di denaro sarebbero avvenuti nel maggio 2025 all’esterno dell’hotel San Michele.
Gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco avrebbero documentato la consegna di tre tranche, due da cinquemila euro e una finale da duemila.
A finanziare l’operazione sarebbe stato Lorenzo Tricoli, ex sindaco di Sommatino, descritto dagli inquirenti come il “regista” di tutto. L’obiettivo? Sbloccare un contributo di 98 mila euro stanziato dalla Regione Siciliana nell’agosto 2024 per l’associazione “Gentemergente”, ufficialmente destinato all’organizzazione di eventi.
L’indagine mette in evidenza un presunto uso improprio dei fondi pubblici. Dei 98 mila euro stanziati, i magistrati sostengono che solo 20 mila siano stati realmente utilizzati per scopi associativi, mentre il resto sarebbe stato coperto da fatture false o gonfiate. Un caso emblematico citato nei documenti riguarda un tributo a Vasco Rossi previsto a Caltanissetta nel marzo 2024, nonostante il rinvio per pioggia, sarebbero state emesse fatture per 17 mila euro. Per questo motivo, oltre all’accusa di corruzione, la Procura contesta anche la truffa ai danni della Regione.
Il procuratore aggiunto Roberto Condorelli, insieme ai sostituti Giordano e Anzalone, ha presentato richieste di misure cautelari al GIP Santi Bologna.
Tra queste, ci sono gli arresti domiciliari per il deputato Michele Mancuso, Lorenzo Tricoli e i responsabili dell’associazione, Ernesto e Manuela Trapanese, e Carlo Rizioli.
Sono stati effettuati sequestri preventivi per un valore che si avvicina ai 60 mila euro, di cui 12 mila solo a carico di Mancuso.
Nel frattempo, Eugenio Bonaffini è indagato a piede libero, accusato di aver gonfiato le fatturazioni. Il nome di Mancuso non è nuovo alle cronache giudiziarie.
L’articolo di Palazzolo ricorda che, fino a pochi giorni fa, il deputato era considerato in “pole position” per un posto nella giunta Schifani e aveva già fatto capolino in un’altra inchiesta palermitana legata al faccendiere della sanità Ninni Sciacchitano. In quell’occasione, Sciacchitano era stato intercettato mentre si riferiva a Mancuso come al suo “deputato di riferimento” per influenzare le nomine nelle aziende sanitarie.
Mentre giovedì inizieranno gli interrogatori davanti al GIP, la situazione di Mancuso complica ulteriormente i già delicati equilibri politici in vista del rimpasto di governo alla Regione.
Michele Mancuso non è certo un deputato di secondo piano, è considerato l’uomo forte di Forza Italia nel nisseno e ricopre ruoli di rilievo all’interno delle commissioni dell’ARS. Fino al momento della perquisizione nella sua segreteria, il suo nome era tra i favoriti per entrare nella Giunta Schifani come assessore, in vista del rimpasto di governo previsto per il 2026.
L’inchiesta ha di fatto bloccato la sua ascesa politica nel breve termine. Il fatto che il suo nome emerga sia nell’indagine su Ninni Sciacchitano, ex consulente del Presidente per la sanità, fa pensare che Mancuso fosse visto come un “interlocutore di sistema”, capace di muoversi agilmente tra nomine sanitarie e finanziamenti per il mondo dello spettacolo.
Lorenzo Gaetano Tricoli, ex sindaco di Sommatino, incarna il ruolo del mediatore: Tricoli lavorava come consulente per diverse aziende locali.
Secondo i pubblici ministeri, la sua funzione era quella di fungere da “ponte” tra il mondo dell’associazionismo e quello legislativo di Sala d’Ercole. I 24.000 euro sequestrati a suo carico sono considerati dalla Procura come il frutto di consulenze gonfiate, utilizzate per mascherare movimenti di denaro illeciti. Un aspetto cruciale dell’indagine riguarda l’origine dei fondi: i 98.000 euro provengono dalla cosiddetta “manovrina” approvata nell’agosto 2024. L’inchiesta mette in discussione il metodo dei contributi erogati su base fiduciaria o politica. In questo caso, i soldi erano destinati all’associazione “Gentemergente” dei Trapanese e di Rizioli. Gli inquirenti evidenziano un dato preoccupante: a fronte di un finanziamento pubblico di quasi centomila euro, la spesa reale documentata per gli eventi sarebbe stata di appena 20.000 euro. Gli altri 78.000 euro sarebbero svaniti tra tangenti e fatture gonfiate emesse da soggetti come Bonaffini. Ora l’attenzione si sposta a giovedì, giorno degli interrogatori davanti al GIP Santi Bologna.
Il GIP dovrà decidere se confermare la richiesta di arresti domiciliari per Mancuso e gli altri co-indagati. La difesa del deputato cercherà probabilmente di dimostrare la sua estraneità ai fatti o di contestare la natura delle somme di denaro, cercando di trasformarle da “tangenti” a contributi per l’attività politica. Non si può escludere che le intercettazioni raccolte dai pm nisseni possano incrociarsi con quelle della Procura di Palermo, nel caso Sciacchitano, aprendo nuovi scenari sulla gestione delle nomine nelle ASP siciliane.
Gli importi sequestrati sono: Lorenzo Tricoli € 24.000, Carlo Rizzioli €15.000, Michele Mancuso € 12.000, Ernesto Trapanese € 9.500, Emanuele Bonaffini € 8.500.
Ma per capire davvero la portata dello scandalo che coinvolge il deputato Mancuso, è fondamentale analizzare come vengono distribuiti questi fondi e quali scosse telluriche stanno scuotendo i palazzi del potere siciliano.
Il finanziamento di 98.000 euro all’associazione “Gentemergente” rientra in quella pratica parlamentare spesso chiamata “Tabella H” o “norme multisettore”.
Questi fondi vengono spesso inseriti all’ultimo minuto attraverso emendamenti nelle leggi finanziarie o nelle “manovrine” (come quella dell’agosto 2024).
Ogni deputato di maggioranza e a volte anche di opposizione, ha una sorta di “budget” informale da destinare a enti, sagre o associazioni del proprio territorio.
La Regione eroga il fondo sulla base di un progetto. Il problema si presenta nella fase di rendicontazione, bastano le fatture che potrebbero essere anche per spettacoli mai avvenuti per incassare il denaro pubblico.
Se il deputato che propone il finanziamento è lo stesso che poi riceve una “retrocessione” in denaro, la tangente, il contributo pubblico si trasforma in uno strumento di arricchimento illecito e finanziamento della politica.
L’inchiesta di Caltanissetta ha gelato il clima politico regionale per diverse ragioni.
Il Presidente della Regione, Renato Schifani, si trova in una posizione delicata. Michele Mancuso era uno dei nomi forti per entrare in Giunta. Ora, il partito deve affrontare il peso di un’accusa pesante, corruzione e truffa alla Regione, proprio mentre cercava di unirsi per il finale di legislatura.
Il legame menzionato da Salvo Palazzolo tra Mancuso e Ninni Sciacchitano, l’ex esperto di Schifani, suggerisce un sistema di potere che va oltre il singolo contributo, toccando le nomine strategiche della Sanità siciliana.
Il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico stanno già preparando il terreno per una battaglia parlamentare. Chiedono una revisione radicale dei criteri di spesa dei fondi destinati alle associazioni e spingono per le dimissioni di Mancuso dalle commissioni parlamentari di cui fa parte, per evitare che possa influenzare futuri provvedimenti legislativi.
Il futuro politico di Mancuso e la stabilità della coalizione di governo dipendono da tre passaggi chiave. Innanzitutto sull’esito degli interrogatori, se gli indagati decidessero di collaborare, l’inchiesta potrebbe allargarsi ad altri finanziamenti erogati con lo stesso metodo, come anche sulla decisione del giudice Bologna riguardo alla custodia cautelare, domiciliari, che sarà il segnale definitivo.
Se confermata, Mancuso verrebbe sospeso dall’ARS in base alla Legge Severino.
Comunque, la rapidità con cui sono stati sottratti i 12.000 euro a Mancuso indica che la Procura ha prove documentali, tracciamenti o intercettazioni dirette, considerate molto solide.
L’inchiesta che coinvolge Michele Mancuso e l’associazione “Gentemergente” ha scatenato un vero e proprio terremoto politico a Sala d’Ercole, con reazioni forti da parte delle opposizioni e una linea di difesa cauta da parte dei vertici nazionali di Forza Italia.
Questa inchiesta non si limita ai palazzi palermitani dell’ARS, ma ha innescato un effetto domino a Caltanissetta, influenzando sia gli equilibri del Comune che quelli del Libero Consorzio, ex Provincia.
Inevitabilmente il Comune di Caltanissetta è stato colpito da questo terremoto mettendo la politica cittadina è in uno stato di forte agitazione.
Il Sindaco Walter Tesauro, pur ribadendo la sua fiducia nel lavoro della magistratura e invocando la presunzione di innocenza, si trova a dover affrontare una pressione mediatica e politica senza precedenti.
Figure come Ismaele La Vardera, Carmelo Miceli e l’ex sindaco Roberto Gambino (M5S) hanno parlato apertamente di un “Sistema Caltanissetta” inquietante e chiedono con forza che Tesauro prenda le distanze dai soggetti coinvolti, arrivando persino a suggerire le dimissioni del Sindaco stesso per garantire una netta discontinuità politica.
La consigliera Annalisa Petitto e il gruppo “Area Civica” affermano di aver già segnalato in passato delle irregolarità nella gestione dei fondi destinati agli spettacoli. Ora chiedono che venga fatta chiarezza su ogni singola fattura pagata dal Comune o dalla Provincia per eventi legati alle associazioni sotto inchiesta.
A livello locale sono intervenuti anche il Pd, Futura e la CGIL.
Anche se non ha esplicitamente chiesto le dimissioni in seguito all’inchiesta, il senatore Nino Germanà (Lega) ha alimentato il clima di sfiducia, ricordando come Tesauro abbia recentemente revocato la delega all’assessore leghista Oscar Aiello, definendo questo gesto una “ritorsione politica” orchestrata da Mancuso.
Dall’altra parte, Walter Tesauro ha risposto ufficialmente, dichiarando di voler garantire la “continuità dell’azione amministrativa nel segno della legalità” cercando di separare le responsabilità personali di Mancuso da quelle del Comune.
Caltanissetta, già provata da emergenze croniche, si trova ora al centro di una tempesta giudiziaria che oscura le possibilità di una rinascita morale, culturale e sociale tanta auspicata e attesa.
Il rischio concreto è quello di una paralisi amministrativa, e pensare che qualcuno in tempi non sopsetti lo aveva pure detto.
Se il GIP dovesse confermare le misure cautelari, la città perderebbe il suo principale referente a Palermo, mentre il Comune rimarrebbe sotto l’assalto di di inchieste e sospetti sulla gestione di ogni singolo contributo pubblico erogato negli ultimi anni.
I Nisseni onesti, che non hanno mai avuto nulla a che fare con quanto sta emergendo e che mai ne hanno avuto un tornaconto, traendone benefici anche economici, non meritano di subire questo, come non meritano di essere stati presi in giro con le tante promesse non mantenute, una su tutte il Policlinico.
Una comunità che si impegna ogni giorno per il proprio riscatto economico e civile non può diventare ostaggio di dinamiche che, se confermate, raffigurerebbero la gestione della cosa pubblica e delle sue casse come un bancomat per interessi privati.
Se queste accuse dovessero trovare conferma la città pagherebbe un prezzo altissimo in termini di immagine, investimenti e, soprattutto, di fiducia nelle istituzioni e molti personaggi che sino a ieri lodavano e ringraziavano ad ogni occasione, anche la più banale, oggi dovrebbero chiedere scusa ai propri concittadini o, in alcuni casi, dimettersi. Ad Maiora
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