La vicenda del debito ATO CL1 rappresenta uno dei capitoli più complessi e dibattuti della storia amministrativa di Caltanissetta di questi ultimi anni, un groviglio di cifre, sentenze e scelte politiche che attraversa oltre quindici anni di gestione cittadina.
Sotto la guida del sindaco Michele Campisi (2009-2014), il Comune di Caltanissetta iniziò a fare i conti con i costi crescenti della gestione integrata dei rifiuti. In quegli anni, la strategia fu quella della prudenza contabile: l’amministrazione accantonò 2 milioni all’anno per far fronte alle pendenze verso l’ATO Ambiente CL1. L’idea era di creare un sorta di “paracadute” finanziario, sebbene il debito non fosse ancora stato certificato in via definitiva.
Con l’elezione di Giovanni Ruvolo (2014-2019), il clima cambiò radicalmente. Ruvolo si oppose fermamente al pagamento immediato delle somme richieste dall’ATO, contestando la legittimità di bilanci che non venivano approvati da anni.
L’amministrazione Ruvolo a dire il vero nel 2015 scrisse all’Assessorato regionale dell’Energia e a quello dell’Economia, per accedere al “Fondo di Rotazione”, facendo una “richiesta di anticipazione di risorse finanziare ai fini dell’estinzione dei debiti relativa alle gestione integrata dei rifiuti”, dove “Il sottoscritto Ruvolo Giovanni, in qualità di legale rappresentante del Comune di Caltanissetta chiede l’anticipazione delle risorse finanziarie necessarie per l’estinzione del debito complessivo nei confronti dell’ATO Ambiente Cl 1 Spa al 31/12/2012 ed ammontati a € 12.907.511,00”.
Alla richiesta si allegava:
- Piano di rientro del debito complessivo del Comune di Caltanissetta nei confronti dell’ATO Ambiente Cl 1 Spa
- Delibera del consiglio comunale n.34 del 30/12/2014
- Asseverazione del piano di rientro e di riparto relativa ai debiti del Comune di Caltanissetta nei confronti della suddetta società d’ambito, trasmessa dal liquidatore in data 02/02/2015 ed acquisita al protocollo dell’ente.
Delibera del consiglio comunale n.34 del 30/12/2014
Ma poi la richiesta non fu ammessa e si cambiò strategia.
Per fare chiarezza sulla reale entità del debito, il Comune successivamente affidò al Prof. Stagno d’Alcontres, l’incarico per la “Due Diligence”.
Questo documento divenne un “caso” politico, presentato poco prima della fine del mandato, febbraio 2019, rimase a lungo oggetto di scontro tra chi lo considerava la prova che il debito no esistesse o che fosse non esatto e chi, invece, un semplice parere legale non vincolante e non contestualizzato alla successiva approvazione dei bilanci, oggin messi in discussione dal tribunale.
Con l’insediamento di Roberto Gambino nel 2019 si ebbe una brusca accelerata. L’amministrazione, basandosi sui bilanci approvati e su una certificazione degli uffici finanziari, decise di “chiudere la partita”, ritirando anche tutte le azioni legali non senza la contestazione dell’opposizione.
I bilanci dell’ATO, rimasti nel limbo per anni, vennero approvati dal socio Comune e per pagare i circa 10 milioni di euro riconosciuti, l’amministrazione non usò i vecchi accantonamenti, considerati risorse “di competenza” e non liquida, insomma accantonamenti “virtuali,” ma fece ricorso a un’anticipazione di liquidità della Cassa Depositi e Prestiti, da restituire in 30 anni.
Questa scelta fu duramente criticata dalle opposizioni, come ad esempio da Caltanissetta Protagonista, che accusarono la giunta di aver ignorato i dubbi sollevati dalla due diligence e di aver indebitato il Comune per i decenni a venire.
“E’ ormai evidente che Gambino fugga dal dare spiegazioni sulla vicenda ATO. Caltanissetta Protagonista fin dall’approvazione di tutti i bilanci dell’ATO (che da anni incredibilmente non venivano esitati) da parte del socio Comune di Caltanissetta ha incalzato questa Amministrazione sulle procedure, veloci, sospette, perfino anomale, che hanno preceduto quelle approvazioni e quelle addirittura scandalose che hanno portato il Comune di Caltanissetta a indebitarsi per quasi dieci milioni di euro per pagare il debito che il Comune ha riconosciuto attraverso un mutuo, quando invece negli anni erano stati accantonati cautelativamente oltre sette milioni di euro”.
Anche Fratelli d’Italia si espresse parlando di “Dubbi su intesa preelettorale, proporremo interrogazione parlamentare”
In un articolo di Seguonews del 02/11/2021 si leggeva” Fratelli d’Italia sta assistendo ancora una volta, con grande stupore, alla vicenda ATO rifiuti. È infatti risaputo che a meno di due settimane dal suo insediamento, il primo atto politico/amministrativo del sindaco Gambino fu quello stipulare un accordo con l’ATO rifiuti, per il saldo del presunto debito del comune, ovviamente tutto a carico dei cittadini. Sembrava l’ultimo atto della ingarbugliata vicenda sui rifiuti, quando arriva il coup de théâtre …….. la Corte dei Conti ha chiesto che vengano portati dei correttivi di cui tener conto al momento dell’approvazione del bilancio dell’ente.
Il fatto che l’accordo con l’ATO sia stato celermente portato a conclusione da questa amministrazione, pur avendo un margine temporale adeguato, per valutare misure diverse, funzionali a quanto attuato alla precedente amministrazione Ruvolo e soprattutto, il fatto che il Sindaco abbia operando in piena autonomia senza il coinvolgimento di tutte le realtà politiche presenti a Palazzo del Carmine, porta a pensare a un’intesa già concordata in fase preelettorale, cosi come dubitato anche dal consigliere comunale di Caltanissetta protagonista Toti Petrantoni in una nota trasmissione radiofonica locale del 25/10/2020”.
L’amministrazione Gambino, nel chiudere definitivamente la partita con l’ATO CL1, si è attirò immediatamente l’attenzione della Corte dei Conti – Sezione di Controllo per la Regione Siciliana.
I magistrati contabili sollevarono critiche severe, ravvisando una gestione del debito potenzialmente pericolosa per gli equilibri di bilancio dell’ente.
La Corte focalizzò l’attenzione sulla natura dell’Anticipazione di Liquidità e sulla gestione dei fondi accantonati.
La Corte contestò l’uso dell’anticipazione di liquidità (Cassa Depositi e Prestiti) per pagare un debito che, secondo i magistrati, avrebbe dovuto trovare copertura negli accantonamenti pregressi Usare un mutuo trentennale per debiti correnti fu visto come un modo per “spalmare” sui futuri cittadini un costo che andava pagato subito con i fondi già messi da parte.
I giudici contabili ribadirono più volte che il riconoscimento del debito verso l’ATO non era supportato da una transazione chiara e vantaggiosa per il Comune, sottolineando come l’approvazione dei bilanci dell’ATO, spesso basati su stime e non su dati certi, esponesse l’ente a un rischio di eccessivo esborso.
La Corte rilevò che il Comune di Caltanissetta presentava una cronica difficoltà nella riscossione dei tributi, e che l’aggiunta delle rate del “mutuo ATO” avrebbe potuto portare l’ente verso il dissesto o il pre-dissesto.
Per evitare ulteriori problemi, commissariamento o dichiarazione di dissesto, la giunta Gambino presentò un piano di misure correttive ai sensi dell’art. 243-bis del TUEL.
La misura principale fu l’inserimento della quota annuale di restituzione dell’anticipazione di liquidità nel bilancio di previsione. La giunta difese questa scelta sostenendo che fosse “l’unico modo per non mandare il Comune in default immediato”, trasformando un debito a breve termine in uno a lunghissimo termine.
Come contropartita richiesta dalla Corte, il Comune varò un piano di potenziamento della riscossione coattiva, in particolare per la TARI e l’IMU. L’obiettivo era quello di generare quel surplus di cassa necessario a pagare le rate del debito senza intaccare i servizi essenziali.
La giunta dovette ricalcolare l’accantonamento al FCDE, (Fondo crediti di dubbia esigibilità) una sorta di salvadanaio obbligatorio per i crediti che il Comune teme di non riscuotere.
Il recente annullamento dei bilanci dell’ATO da parte del Tribunale di Palermo (2026) rende queste “misure correttive” un paradosso contabile in quanto il Comune sta pagando rate per un debito derivante da bilanci ora nulli e che le misure correttive basate su quel debito potrebbero essere invalidate o dover essere totalmente riscritte.
Si profila la possibilità o forse l’obbligo per il Comune di agire contro l’ATO per recuperare i 10 milioni, pena un’accusa diretta di danno erariale per non aver tutelato il patrimonio pubblico.
La situazione è precipitata con la sentenza del Tribunale di Palermo che ha annullato le deliberazioni di approvazione dei bilanci dell’ATO che erano state il presupposto per il pagamento del debito da parte della giunta Gambino.
Questa decisione rimescola completamente le carte. Se gli atti che certificavano il debito sono nulli, la legittimità stessa dell’anticipazione di cassa e del pagamento effettuato all’ATO viene messa in discussione, aprendo la strada a potenziali profili di danno erariale e a un nuovo, infinito contenzioso legale.
In sintesi facciamo una cronologia:
-2009-2014: Amministrazione Campisi, inizia l’accantonamento in via prudenziale
-2014-2019: Amministrazione Ruvolo, opposizione al pagamento del debito, Due Diligence e debito contestato.
-2019-2024: Amministrazione Gambino, riconoscimento e pagamento tramite anticipazione (mutuo trentennale)
-Gennaio 2026: Amministrazione Tesauro, sentenza tribunale di Palermo su annullamenti bilanci relativi agli anni 2013–2018
La sentenza del Tribunale di Palermo di fine gennaio 2026 segna un punto di rottura tecnico e contabile di enorme portata per il Comune di Caltanissetta, ribaltando le premesse su cui si era basata la chiusura del contenzioso ATO operata dall’amministrazione Gambino.
Il Tribunale di Palermo ha agito in sede civile/societaria, annullando le deliberazioni con cui il Comune di Caltanissetta, in qualità di socio, aveva approvato i bilanci dell’ATO CL1 Ambiente in liquidazione.
Il cuore della sentenza risiede nella violazione delle norme sulla trasparenza e sulla corretta formazione del bilancio di liquidazione. I giudici avrebbero ravvisato che quei bilanci, che certificavano il debito di circa 10-12 milioni poi pagato dal Comune, non erano supportati da documentazione contabile certa e verificabile.
La sentenza darebbe ragione, postuma, alle tesi sollevate durante l’amministrazione Ruvolo e confermate dal Prof. Stagno D’Alcontres. La due diligence evidenziava infatti come molti crediti vantati dall’ATO fossero prescritti, non dovuti o duplicati. L’approvazione “politica” di quei bilanci fatta nel 2019-2020 è stata quindi giudicata tecnicamente nulla.
L’annullamento degli atti di approvazione dei bilanci dell’ATO fa venire meno il “titolo” giuridico che giustificava il debito. In termini legali, il Comune ha pagato una somma basandosi su documenti che oggi non esistono più giuridicamente.
Le conseguenze per le casse comunali sono probabilmente potenzialmente devastanti e aprono scenari da “dissesto finanziario tecnico”
Il Comune ha contratto un’anticipazione di cassa con la Cassa Depositi e Prestiti per pagare l’ATO, impegnandosi a restituire la somma in 30 anni. Con la sentenza, quel prestito risulta essere stato acceso per pagare un debito inesistente o comunque non certificato. Il Comune si ritrova a pagare rate per un “errore” contabile.
La Corte dei Conti potrebbe a questo punto aprire un fascicolo per danno erariale nei confronti degli amministratori e dei dirigenti che firmarono l’accordo e l’approvazione dei bilanci ATO nonostante i dubbi tecnici esistenti. Aver pagato 10 milioni di euro “senza causa”, alla luce della sentenza, è una fattispecie gravissima.
Il Comune dovrebbe ora, teoricamente, chiedere la restituzione dei milioni versati all’ATO. Tuttavia, essendo l’ATO una società in liquidazione e spesso priva di liquidità reale, il recupero di queste somme appare estremamente difficile, se non impossibile.
Se la magistratura contabile dovesse imporre l’immediata regolarizzazione, il Comune potrebbe trovarsi a dover coprire un “buco” milionario nel bilancio corrente, con il rischio di dover tagliare servizi essenziali o aumentare la pressione fiscale locale per rientrare nei parametri.
La sentenza trasforma quello che era stato presentato come un “risanamento” in un potenziale disastro finanziario.
Il Comune di Caltanissetta si trova oggi nella paradossale situazione di aver pagato milioni di euro a una società, l’ATO basandosi su bilanci “illegittimi”, finanziando l’operazione con un debito trentennale che grava sulle spalle dei cittadini.
L’intero percorso amministrativo e contabile ha vissuto uno dei suoi momenti di massima tensione politica e sociale l’11 ottobre 2022, quando si tenne un animato Consiglio Comunale aperto interamente dedicato alla questione del debito ATO.
L’undici ottobre 2022 resta una data spartiacque per la coscienza civile di Caltanissetta. Quel Consiglio Comunale aperto non fu una semplice formalità burocratica, ma un vero e proprio “processo alla gestione del debito” celebrato davanti a una cittadinanza in fermento che manifestò apertamente il proprio dissenso.
Erano presenti i sindaci delle passate amministrazioni, direttamente o indirettamente coinvolte nel debito e in quell’occasione, il dibattito divenne lo specchio di una città divisa.
Da un lato l’amministrazione Gambino, che difendeva la scelta del pagamento tramite anticipazione di liquidità come atto di “responsabilità” per evitare il pignoramento dei conti dell’ente, dall’altro le opposizioni, i sindacati e i comitati cittadini che denunciavano il rischio di un indebitamento trentennale basato su cifre mai del tutto chiarite.
Il punto di rottura non riguardava solo l’entità della cifra, ma la natura stessa dell’operazione finanziaria.
Il malumore principale derivava dalla scoperta che i milioni di euro faticosamente accantonati nelle amministrazioni precedenti non fossero stati utilizzati per estinguere il debito. I cittadini chiesero con forza: “Che fine hanno fatto quei soldi?”, la risposta fu che erano accantonamenti “virtuali”, praticamente sulla carta.
La critica prevalente fu quella di aver trasformato un debito che poteva essere saldato con i risparmi, vantati dall’ente, in un prestito da restituire in 30 anni, mentre negli anni era stato assicurato che gli accantonamenti sarebbero serviti proprio a evitare di gravare sulle tasche dei cittadini, la scelta del “mutuo” rendeva quel debito un costo ancora vivo che, attraverso le misure correttive e la pressione fiscale, sarebbe ricaduto direttamente sulle famiglie nissene.
Quella seduta, dopo la sentenza del Tribunale di Palermo, torna prepotentemente al centro della cronaca nissena, dando valore alle “proteste” del 2022, che assumono oggi quasi un valore profetico.
Insomma il timore dei cittadini di pagare per un debito non dovuto o mal gestito ha trovato, a distanza di anni, una drammatica conferma nelle aule di giustizia.
Adesso è la politica a dovere parlare e soprattutto a rispondere, si faccia chiarezza senza se e senza ma, a noi cittadini non interessano i “colori”, interessa che la politica si comporti nell’interesse esclusivo dei cittadini.
Chi ha da dire qualcosa lo faccia adesso, troppe nuvole scure si addensano su questa città e solo un bel colpo di vento chiarificatore può spazzarle, per far tornare la luce e il calore del sole, che in politica sono trasparenza e legalità. Ad Maiora
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