Mentre il bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana corre a cifre vertiginose, l’attività legislativa resta al palo. Salta la riforma degli enti locali e le donne scendono in piazza per difendere la parità di genere: «Basta giochi di potere».
I numeri dell’Assemblea Regionale Siciliana per l’inizio del 2026 delineano un quadro di inefficienza che scotta. Con un bilancio interno di 133,4 milioni di euro, l’Ars costa ai cittadini circa 11 milioni al mese. Tuttavia, nei primi 43 giorni dell’anno, l’Aula si è riunita appena otto volte per un totale di 1.268 minuti.
Il calcolo è impietoso: ogni minuto di seduta a Sala d’Ercole è costato 11.829 euro. A fronte di questa spesa, l’unico risultato concreto è stato lo stralcio della Finanziaria per i danni del ciclone Harry (40,8 milioni). Per il resto, il parlamento siciliano sembra essersi inabissato nelle sabbie mobili delle tensioni interne alla maggioranza.
Il vero terreno di scontro è il disegno di legge sugli enti locali, un testo atteso da oltre due anni ma ancora privo di una quadra politica. Al suo interno brilla, e traballa, la norma sull’alternanza di genere nelle giunte comunali (fissata al 40%). Nonostante il voto favorevole già incassato sul singolo articolo, l’intero pacchetto rischia di tornare in Commissione, finendo di fatto “in soffitta”.
La frattura è tutta interna al centrodestra: da una parte l’asse Lega-DC, dall’altra la fronda dei franchi tiratori che minaccia la tenuta della coalizione. Un braccio di ferro che il presidente Gaetano Galvagno dovrà provare a risolvere nel vertice di maggioranza a Palermo.
La rivolta delle donne: “Siamo nel 2026, non si può più aspettare”
Il rischio di un ennesimo rinvio ha scatenato la reazione del cosiddetto “partito trasversale delle donne”. Deputate, sindache, attiviste e sindacaliste hanno già annunciato la mobilitazione.
“Siamo nel 2026, abbiamo una presidente del Consiglio donna,” commenta Mara Carfagna (Noi Moderati), “non posso credere che ci siano ancora uomini che non intendono cedere quote di potere”.
Dall’opposizione, anche la segretaria PD Elly Schlein fa sentire la sua voce, mentre il collettivo Le Siciliane chiama alla piazza: l’appuntamento è per martedì 17 febbraio a Palermo, in piazza del Parlamento.
La richiesta è chiara: la rappresentanza di genere non è una concessione, ma una questione di democrazia che non può essere sacrificata sull’altare dei veti incrociati.
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