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Palazzo del Carmine: Maggioranza 1 opposizione 0. Ma la partita, appena iniziata, ha già decretato la sconfitta della politica

Last updated: 20/02/2026 11:18
By Sergio Cirlinci 956 Views 9 Min Read
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Il verdetto dell’aula era già scritto, o meglio, nei pallottolieri di una politica che preferisce contarsi piuttosto che confrontarsi in maniera chiara e senza mistificazioni.

Chi sperava in un sussulto di orgoglio della maggioranza si è dovuto ricredere.

Ieri sera il Consiglio Comunale di Caltanissetta, riunitosi per discutere di altro ha avuto un sussulto quando la consigliera Petitto a nome di Area Civica ha presentato l’ordine del giorno con la richiesta di dimissioni del sindaco.

Fino a quel momento tra i banchi della giunta, sedeva un solo assessore e, dopo la richiesta di sospensione della consigliera Mosca, sono arrivati diversi assessori, sindaco compreso, probabilmente richiamati dai consiglieri di maggioranza per essere presenti e per difendersi e per dar forza alla bocciatura che di lì a poco avrebbe bocciato l’ordine del giorno con 14 voti contrari e 7 favorevoli.

Alla corazzata della maggioranza, si è unito anche il presidente Bruzzaniti, che per l’occasione ha svestito i panni dell’arbitro per indossare quelli del giocatore.

Ma se i numeri salvano la poltrona, i volti visti in aula raccontano un’altra storia; quella di un imbarazzo profondo, mal celato dietro una disciplina obbligatoria e di facciata.

È stato un copione prevedibile, quasi scontato.

L’opposizione ha provato a inchiodare il Sindaco alle sue responsabilità politiche dopo il terremoto giudiziario del caso Mancuso-Tricoli, arrestati per corruzione.

Parliamo non di amici con i quali si prende un caffè al ba, di cui è facile prendere le distanze dopo certi accadimenti, ma dei “genitori politici” di Tesauro, e di conseguenza di questa amministarzione, fautori delle sue elezioni, sia al Comune che al Libero consorzio, e tutori di questo primo anno e mezzo di governo, figure onnipresenti e, in alcuni casi, invadenti nell’esibizione del controllo, quanto scadenti ai fini del contributo progettuale al territorio, presenti o addirittura protagonisti in molte occasioni di rilievo politico.

La difesa della maggioranza è apparsa quasi stanca o “d’ufficio”. Se si esclude l’intervento unico dell’avvocato Di Carlo, che ha parlato a nome di tutta la maggioranza, il comando della trincea e del fortino è stata tenuta quasi esclusivamente dall’assessore Guido Del Popolo Carciopolo, unico erede di espressioni di vecchio stampo, tipiche del più classico combattimento istituzionale.

Una difesa “gladiatoria” che ha rincuorato e dato manforte al Sindaco altrimenti isolato, anche se con affermazioni pesanti, le solite, contro la consigliera Petitto ed altri componenti dell’opposizione.

Ma quello che ha destato quasi “ilarità”, in un momento così tragico per Caltanissetta è il sentir dire che la città è con loro, che la città ha capito il gioco che vuol fare l’opposizione pur di screditare chi governa.

Certo bisognerebbe comprendere quale parte della città ascolti l’assessore, sicuramente ascolta quella che fa parte della sua cerchia di amicizie politiche o quella che per quieto vivere e perchè “pari mali” asseconda il suo pensiero.

La città, quella vera, quella che magari non si espone invece è schifata, è amareggiata, è arrabbiata per quello che sta pian pianino venendo fuori, non certo per le parole dell’opposizione ma da quanto riportato nell’ordinanza del giudice e di quanto altro potrebbe venir fuori.

In questo scenario di mediocrità, sperando nessuno si offenda, spicca l’assenza strategica dei due consiglieri di Orgoglio Nisseno. Assenza che pesa come un macigno e che conferma l’immagine di una politica “sospesa”, quella di chi aspetta di incassare l’assessorato promesso prima di dichiararsi ufficialmente parte della truppa. Un atteggiamento imbarazzante, dettato da chi “consiglia” da fuori se andare in aula e cosa votare, trasformando l’istituzione in una sala d’attesa per poltrone.

C’è però un punto che scotta e che riguarda la coerenza. Troppo facile, dai banchi della giunta, invitare gli oppositori “denunciare i fatti strani” o dire che in commissione trasparenza non è emerso nulla.

Bisognerebbe applicare lo stesso principio anche a se stessi.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, un estratto dall’ordinanza cautelare, emergerebbe un episodio inquietante, l’incontro del 3 ottobre 2024 all’hotel San Michele.

In quella sede, alla presenza del Sindaco Tesauro e dell’assessore Del Popolo, entrambi non indagati, come riporta la testata, emergerebbe la richiesta di “portare” 50 nuove iscrizioni al partito come forma di restituzione del sostegno ricevuto. Dalle intercettazioni, secondo il GIP, filtrerebbe persino l’intenzione di negare futuri contributi in caso di mancato rispetto dell’impegno.

Non siamo di certo noi a giudicare, ma ci chiediamo com’è possibile che nessuno dei presenti abbia ritenuto “anomalo” o abbastanza grave questo sistema di “baratto politico” tanto da denunciarlo? Forse a Palazzo del Carmine certi meccanismi di “do ut des” sono considerati normale amministrazione?

La partita giudiziaria procede e lascia prevedere sviluppi. Il timore, o meglio l’augurio per la città, è che nelle centinaia di ore di intercettazioni che pian piano stanno venendo, non emergano responsabilità dirette o un coinvolgimento attivo di chi oggi amministra. Se le prossime trascrizioni dovessero svelare una partecipazione attiva in questo sistema di mercanteggio del consenso, il castello di carte crollerebbe inevitabilmente e con esso le difese messe in campo oggi.

Alla fine del consiglio c’è stata la difesa del Sindaco che francamente, non ce ne voglia, è apparsa patetica quando ha scaricato sui funzionari la responsabilità degli atti: “Chiedete ai dipendenti se abbiamo mai fatto pressioni”. Ignorare che decine di affidamenti diretti siano il frutto di un “sistema” politico significa offendere l’intelligenza dei cittadini. La legalità formale delle procedure non è sempre giustizia.

Mediocrità, inadeguatezza e qualche punta di umorismo probabilmente involontario, ma che andava evitato è lo specchio dell’istituzione non ha restituito di certo un’immagine rassicurante.

Il quadro che ne vien fuori è prettamente politico, la giustizia farà giustamente il suo corso, ma certi rapporti non possono essere negati.

La politica deve governare, sollevarsi dall’esistente e bonificare la palude, non limitarsi a descriverla dicendo che non ne fa parte.

L’arroganza mostrata da chi oggi attacca pesantemente chiunque osi contestare una situazione che dovrebbe produrre solo imbarazzo è figlia esclusivamente della paura.

Ci auguriamo per Caltanissetta che nessuno della giunta venga mai coinvolto direttamente in questa squallida vicenda. In caso contrario, certa gente oggi così sicura di sé non avrà letteralmente dove andarsi a nascondere.

La maggioranza ha vinto il primo round numerico, ma la credibilità politica è finita fin troppo vicina al tappeto e rialzarsi comporterà un grande sforzo. Ad Maiora

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