Come era prevedibile sui mercati finanziari non si è fatto attendere l’impatto della guerra in Medio Oriente: indici in calo deciso, ma niente panico
Le Borse europee aprono in profondo rosso nella prima seduta di contrattazioni del mese di marzo. Sui mercati mondiali pesa l’escalation nel conflitto in Medio Oriente, con gli Stati Uniti e Israele che hanno effettuato decisi attacchi contro l’Iran durante il fine settimana, provocando anche la morte del leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.
Dopo un weekend ad alta tensione per l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e le conseguenti rappresaglie su diversi Paesi dell’area da parte della Repubblica islamica, le borse europee aprono in profondo rosso. Milano apre in calo con il Ftse Mib che perde l’1,87% a 46.325 punti in apertura.
Il Dax perde il 2,43%, il Cac40 il 2,34%. Male anche l’Aex di Amsterdam (-1,02%) e l’Ibex di Madrid che crolla del 3,11%.
Chiusura eccezionale per le Borse di Dubai e Abu Dhabi a causa del conflitto in corso nella regione. Lo ha annunciato l’Autorità di controllo del mercato dei capitali (Cma) degli Emirati Arabi Uniti.
Per petrolio e gnl prezzi in ascesa
Sotto pressione petrolio e gas: i prezzi dell’energia sono aumentati, anche a causa della chiusura dello stretto di Hormuz da parte del regime di Teheran. Dallo snodo del Golfo Persico passa un quinto del greggio e del gnl commerciato al mondo. L’Europa si muove per garantire importanti forniture di gas naturale in un contesto di livelli di stoccaggio ai minimi storici. Gli attacchi in tutta la regione, compresi quelli a due navi in transito nello Stretto di Hormuz, la stretta imboccatura del Golfo Persico, compromettono la capacità della regione di esportare petrolio. Attacchi prolungati avrebbero probabilmente comportato un aumento dei prezzi del greggio e della benzina. Intanto il future di aprile del Wti balza dell’8,83% a 72,44 dollari al barile, mentre il contatto per maggio del Brent sale del 9,92% a 79,67 dollari. Corre anche l’oro, con il contratto spot in progresso del 2,46% a 5.407 dollari l’oncia.
Trasporto aereo: crollano titoli delle compagnie aeree asiatiche
Le azioni delle compagnie aeree asiatiche sono crollate in Borsa dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, che hanno sconvolto il traffico aereo globale e spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Cathay Pacific, Qantas Airways, Singapore Airlines e Japan Airlines hanno perso oltre il 5 per cento dopo l’apertura delle Borse asiatiche. Qantas ha aperto le contrattazioni in Australia con un crollo del 10,4 per cento, la contrazione più marcata da dieci mesi, riducendo poi le perdite a circa il 6 per cento, nonostante non voli direttamente in Medio Oriente e si affidi a un accordo di code sharing con Emirates di Dubai. In calo di almeno il 4 per cento anche altri vettori asiatici, tra cui Ana Holdings, Air China, China Southern Airlines, China Eastern Airlines, AirAsia X, China Airlines ed Eva Airways. Il trasporto aereo globale resta in uno stato di forte turbolenza: la chiusura per il terzo giorno consecutivo di snodi chiave in Medio Oriente, tra cui Dubai e Doha, ha lasciato bloccate decine di migliaia di viaggiatori.
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