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Politica locale: dopo gli ultimi scossoni si spera la si smetta con i mantra e i vuoti di memoria

Last updated: 07/03/2026 7:03
By Sergio Cirlinci 218 Views 8 Min Read
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Esiste un’abilità che la nostra politica locale ha elevato a forma d’arte, la “ripetizione ossessiva”.

Che si tratti di un’intervista o di un comunicato stampa ufficiale, il copione non cambia.

È la politica del “faremo”, un disco rotto che punta ad attirare l’attenzione del cittadino su pochi, selezionati temi, sperando che il rumore di fondo copra il silenzio assordante su tutto il resto.

Sentiamo ripetere, come una preghiera laica, che la piscina riaprirà il 2 maggio, lo abbiamo capito siamo contenti, speriamo sia così e che non ci siano rinvii con pe il Parco Assunto che doveva aprire giorno 1 Marzo e adesso pare aprirà il 20.

Come ci viene ricordato ad ogni intervento che si è prossimi l’acquisto dell’ex Banca d’Italia e il palazzo per il trasferimento degli uffici del Centro per l’Impiego in centro storico.

E poi, il grande classico, il rifacimento del manto stradale dopo vent’anni che altri non avevano fatto nulla.

Peccato che, su questo ultimo punto, si dimentichi di menzionare che quei fondi sono un’eredità della scorsa amministrazione e che, con un tempismo tragicomico, l’asfalto appena posato è già stato, in diversi punti, già rovinato da scavi e cantieri che, un briciolo di coordinamento, si sarebbe potuto evitare, anche se si disse che era stato fatto. In compenso, abbiamo ricevuto in dote una selva di strisce e corsie ciclabili così creative da suscitare confusione e più sorrisi che utilità.

Ma il vero capolavoro della politica odierna non è ciò che dice, ci sta, ma ciò che scientemente omette.

L’elenco delle promesse finite nel buco nero della comunicazione istituzionale è lungo, sperando di non dimenticarne qualcuno.

Le compensazioni RAI. Che fine hanno fatto le opere promesse dopo l’abbattimento dell’antenna?

Mensa Universitaria nei locali dell’ex bar Romano in corso Umberto, resta un miraggio.

Policlinico, da “cavallo di battaglia” elettorale a fantasma istituzionale.

Bagni pubblici nelle ville e in città rimangono un lusso non pervenuto.

Rifacimento parziale della rete idrica, i famosi 4,2 milioni di euro, lavori che dovevano a partire a gennaio, ma che ad oggi, 7 marzo, restano un mistero.

Case a un euro, il progetto è diventato una leggenda urbana, se ne parla da anni, ma nel frattempo i quartieri storici continuano a sgretolarsi sotto il peso dell’abbandono.

Interventi di riqualificazione stradale del centro storico e per la manutenzione straordinaria delle strade esterne, 500 mila euro.

Debito ATO, persino sul fronte finanziario, la recente sentenza del Tribunale di Palermo sull’annullamento dei bilanci relativi al debito ATO sembra non meritare più lo spazio di un chiarimento pubblico promesso appena si seppe della sentanza.

Consorzio Universitario, mentre il Comune versa 180.000 euro l’anno al Consorzio Universitario, al momento si parla di C.U.S., centro universitario sportivo, sicuramente una bella iniziariva, ma forse prima bisognerebbe lavorare sul come far aumentare gli studenti. Però restiamo ancora in attesa di capire quale sia il reale piano di rilancio, dopo la nomina del presidente e un programma che, per ora, resta tutto da interpretare.

Quando qualcuno prova a sollevare un dubbio, la risposta è standard: “colpa dell’amministrazione precedente”. I rilievi della Corte dei Conti diventano lo scudo perfetto dietro cui trincerarsi per giustificare l’immobilismo per alcuni interventi.

Non parliamo poi dei continui ed esagerati attacchi all’opposizione, accusandola di voler boicottare o rallentare il loro lavoro, dimenticando, volutamente, che oltre ad essere stati eletti loro per governare, hanno anche una maggioranza talmente numerosa che potrebbero benissimo non stare a sentire quello che dice l’opposizione, come anche fare quel che vorrbbero, ma meglio spostare l’ettenzione su chi a detta loro ostacola, anche se è da capire come le parole possano bloccare il fare.

Ma forse bisogna essere degli “yes man” , tutto va bene finché chi li circonda, da buon soldatini, non osa contraddirli e se qualcunoi si permette di obiettare qualcosa è fuori, colpito magari alle spalle quando meno se lo aspetta.

Insomma si naviga a vista, consapevoli che la memoria collettiva è corta e che una nuova, allettante promessa di domani potrà facilmente sostituire una vecchia inadempienza di ieri.

Fino a quando non si smetterà di vivere di “mantra” e si inizierà a rispondere dei fatti, la città resterà ostaggio di una narrazione che brilla nella narrazione, ma che si spegne non appena si scende in strada.

In questo scenario, il verbo preferito da chi siede a Palazzo del Carmine resta il “faremo”, una promessa proiettata in un domani indefinito, utile a spostare l’asticella dell’attenzione sempre un po’ più in avanti.

Ma la pazienza ha un limite e la memoria, per quanto messa a dura prova, non è ancora svanita del tutto.

I nisseni sono stanchi di vivere in una eterna “fabbrica” di annunci. Ciò che la città chiede a gran voce, tra una buca rattoppata male e una saracinesca che si abbassa nel centro storico, è un cambio di registro sia grammaticale che politico. Meno “faremo” e molti più “abbiamo fatto”.

Perché alla fine quel che conta sono solo i fatti. E i fatti, a differenza dei mantra elettorali, non hanno bisogno di essere ripetuti all’infinito per essere visti, basta camminare per le strade di questa città per capire quanto ancora manchi all’appello.

C’è da augurarsi che adesso, una volta che la giunta si è rifatta il “look” e sostituito già tre assessori, si concentri concretamente per la città e, sperando non vi siano altri “scossoni”, questa Amministrazione si occupi dei veri problemi della città, dando delle risposte certe e con i fatti tangibili ai nissseni, stanchi delle tante parole. Ad Maiora

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