Mentre il Medio Oriente si infiamma a seguito dell’offensiva congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, scattata lo scorso 28 febbraio, gli occhi sono puntati sulla Sicilia. La base di Sigonella, hub strategico fondamentale nel Mediterraneo, si conferma il fulcro logistico delle operazioni, pur mantenendo un profilo di sicurezza apparentemente ordinario.
Allerta “Alfa Plus”: nessuna minaccia immediata
Nonostante il fragore delle esplosioni in territorio iraniano, il livello di allerta nella Naval Air Station siciliana rimane fermo a “Alfa Plus”. Si tratta del gradino più basso nella scala di protezione statunitense (seguito da Bravo, Charlie e Delta), che indica una “minaccia generica aumentata ma senza indicazioni specifiche”.
In sostanza, non vi sono evidenze di ritorsioni imminenti contro la base, ma la cautela resta la parola d’ordine per il personale della U.S. Navy e dell’Aeronautica Militare che coabita nella struttura dal 1954.
Missioni nel Golfo: droni e pattugliamenti
Se il livello di sicurezza non muta, l’attività operativa racconta una storia diversa. Nelle ultime ore, i cieli sopra la pista siciliana sono stati attraversati da mezzi di altissima tecnologia:
–MQ-4C Triton: Un drone da ricognizione statunitense ha raggiunto l’estremità settentrionale del Golfo Persico, monitorando le coste iraniane prima di rientrare alla base.
–Boeing P-8 Poseidon: Un aereo da pattugliamento marittimo è stato impegnato in missione a sud di Cipro, sorvolando aree sensibili vicine alle basi britanniche.
L’attività di Sigonella non si limita al Medio Oriente: la base resta vigile anche nel Mediterraneo centrale, specialmente dopo il recente affondamento della metaniera russa Artic Metagaz tra Sicilia e Malta, evento che ha ulteriormente alzato la tensione internazionale.
L’attivismo della base ha sollevato polemiche politiche in Italia. Il Movimento 5 Stelle ha espresso preoccupazione per un possibile coinvolgimento diretto del territorio italiano e del sistema di comunicazione Muos nel conflitto.
La replica del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, non si è fatta attendere. Attraverso i social, il Ministro ha chiarito che l’operatività delle basi USA in Italia non è una decisione arbitraria del momento, ma è regolata da solidi accordi storici:
- Il NATO SOFA del 1951.
- Il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 1954.
- Lo Shell Agreement del 1995.
“Cornici giuridiche che regolamentano queste attività da decenni e che nessun governo ha mai ritenuto di cambiare”, ha ribadito Crosetto.
Il Ministro Crosetto è atteso domani in Parlamento per riferire sull’evoluzione del quadro internazionale. Sul tavolo non c’è solo la logistica, ma il possibile invio di aiuti difensivi verso i Paesi del Golfo (Emirati Arabi, Kuwait e Qatar).
L’Italia potrebbe fornire il sistema missilistico SAMP/T, un’eccellenza tecnologica capace di neutralizzare minacce aeree a 360 gradi. Una mossa di tutela difensiva, in attesa di capire come si muoverà la diplomazia internazionale e quale sarà l’impatto delle prossime mosse dell’amministrazione Trump sugli equilibri globali.
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