Caltanissetta si sveglia con l’ennesimo capitolo di una saga che i cittadini conoscono fin troppo bene, la “politica dell’annuncio”.
L’ultima trovata per dimostrare che si sta lavorando è il lancio in pompa magna di un bonus da 10.000 euro a fondo perduto per chi aprirà un’attività nel centro storico.
Sulla carta, una notizia bellissima. Nella realtà, il solito guscio vuoto.
L’annuncio, infatti, si ferma allo slogan: non si conoscono i criteri, non si sanno le scadenze e, per i dettagli, si rimanda a futuri atti amministrativi che forse vedranno la luce tra una settimana.
Si legge nel comunicato soltanto che “il bando prevedrà un contributo massimo di 10.000 euro per ogni singola istanza. Potranno accedere al finanziamento a fondo perduto le nuove attività riconducibili ai seguenti settori: attività commerciali di vendita al dettaglio, artigianali (alimentari e/o artistico tradizionali), artistico-culturali, di somministrazione alimenti e bevande. Le spese ammissibili riguardano i costi vivi necessari all’avvio, tra cui lavori, forniture e canoni d’affitto (inclusa l’eventuale caparra fino a un massimo di tre mensilità). Al fine di garantire la stabilità del tessuto commerciale, i beneficiari dovranno impegnarsi a mantenere l’attività per almeno tre anni dalla concessione del contributo”.
Voci di corridoio parlano che al massimo potrebbero essere finanziate 5 attività, pare infatto siano disponibili solo 50.000,00€.
Tra le altre cose sembra una rivisitazione di un qualcosa di simile già proposto, che non ebbe successo essendo stato ritenuto antieconomico per chi dovrebbe sobbarcarsi oneri ben più gravosi che vanno oltre il finanziamento con l’aggravante che se chiudi prima dei tre anni, devi pure restituirli.
È la classica strategia del “fatto, anzi, quasi fatto”, che punta a incassare il consenso immediato del cittadino distratto, lasciando quello attento nel consueto limbo dell’incertezza.
Ormai, però, il trucco è svelato. Tranne i “fedelissimi” che applaudono a prescindere, i nisseni hanno imparato a distinguere tra un bando reale e una mossa elettorale o d’immagine. La sensazione di essere presi in giro è palpabile, alimentata da una lista di “promesse incompiute” che si allunga ogni giorno di più.
Quante volte abbiamo parlato di annunci non portati a termine, questo l’ultimo articolo, basta infatti guardarsi intorno per vedere i fantasmi dei proclami passati, come il miraggio del Policlinico, con annessa mensa universitaria, dell’ex Banca d’Italia, il Centro per l’impiego e qui ci fermiamo, ma l’elencazione potrebbe continuare.
Ma il premio per la beffa dell’anno va, senza dubbio, al rifacimento parziale della rete idrica cittadina. Una cronistoria che rasenta il ridicolo.
Fine 2024, primo annuncio trionfale, giugno 2025, i lavori dovevano partire a scuole chiuse. Risultato? Nulla di fatto.
28 Novembre 2025, conferenza stampa in pompa magna con rassicurazione definitiva: “Si parte i primi di gennaio”.

Oggi è il 12 marzo 2026 e di operai al lavoro per per cambiare i tubi non se ne vedono.
I nisseni non sono stupidi e, soprattutto, sono stanchi di essere trattati come tali.
Chiedono rispetto, risposte chiare e, soprattutto, fatti concreti.
La credibilità di un’amministrazione non si misura dal numero di post sui social o dai comunicati stampa inviati, ma dalla capacità di trasformare le parole in realtà.
Finché la politica locale continuerà a vendere la “pelle dell’orso” senza nemmeno averlo avvistato, la distanza tra le istituzioni e i cittadini diventerà un baratro incolmabile.
Capiamo che in momenti di difficoltà “rilanciare” aiuta, ma basta, meno annunci e più cantieri.
Caltanissetta non ha bisogno di ulteriori promesse a fondo perduto, già avete deluso abbastanza, ma di certezze su cui costruire il futuro.
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