Il primo round degli interrogatori di garanzia nell’inchiesta che sta scuotendo i vertici della sanità e dell’amministrazione regionale siciliana si chiude con una “scena muta” collettiva. Giancarlo Teresi, dirigente regionale di lungo corso, e Carmelo Vetro, imprenditore agrigentino con un passato già segnato da condanne per mafia, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al GIP Filippo Serio.
L’indagine, che ipotizza un intreccio corruttivo e di favoreggiamento mafioso, punta ora i riflettori su domani, quando sarà il turno di Salvatore Iacolino, l’ex direttore generale del Policlinico di Messina.
L’Accusa: «Iacolino a totale disposizione del boss»
Il cuore dell’inchiesta ruota attorno alla figura di Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i magistrati della DDA di Palermo, il legame tra il manager e Carmelo Vetro (entrambi originari di Favara) non sarebbe stato un semplice rapporto di conoscenza, ma una vera e propria «totale disponibilità» del pubblico ufficiale nell’assecondare gli interessi del secondo.
Le carte dell’inchiesta descrivono un sistema di scambio collaudato:
–Favori amministrativi: Iacolino avrebbe aperto canali diretti e riservati per agevolare le imprese di Vetro nei settori dei lavori pubblici e della sanità.
–Scambio elettorale: In alcune intercettazioni, Vetro vanterebbe il finanziamento di passate campagne elettorali del manager in cambio di tale “apertura”.
–Assunzioni pilotate: Vetro si sarebbe speso per garantire posti di lavoro a soggetti segnalati da Iacolino, consolidando così il patto di mutuo soccorso.
Difese all’attacco: Ricorsi e Sospensioni
Mentre i legali di Iacolino, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, ribadiscono l’innocenza del loro assistito e preparano il ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro di 90.000 euro e dei dispositivi elettronici, la politica inizia a tremare.
Bernardette Grasso, deputata regionale di Forza Italia il cui nome compare negli atti (sebbene non risulti indagata per fatti penalmente rilevanti), ha annunciato l’intenzione di autosospendersi dalla carica di vicepresidente della Commissione regionale antimafia:
«Non ho mai conosciuto le fattezze fisiche del signor Vetro né le sue vicende giudiziarie. Mi sospendo per evitare speculazioni e collaborare alla verità».
L’Ombra di Cosa Nostra e i “Dirigenti Indispensabili”
Resta il nodo politico e amministrativo sulla gestione del personale regionale. Carmelo Vetro non è un nome nuovo: ha scontato nove anni per il suo ruolo di vertice nella mafia di Favara. Eppure, si muoveva con agilità nei palazzi che contano.
Ancora più singolare la posizione di Giancarlo Teresi. Già arrestato nel 2020 e attualmente sotto processo per aver pilotato appalti al Genio Civile di Trapani, Teresi non solo è rimasto in servizio con incarichi di responsabilità, ma è stato mantenuto nel suo ruolo anche dopo aver raggiunto l’età della pensione, segno di una “indispensabilità” su cui i magistrati vogliono ora vederci chiaro.
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