È il giorno della marmotta.
A poche ore dal varo del Documento programmatico di bilancio la maggioranza torna a spaccarsi sul solito tema: la tassazione dei profitti record delle banche.
Andrea Crippa, vice-segretario della Lega, dice che devono “pagare banche e banchieri” e non “gli operai e i cittadini che vivono una vita normale e nemmeno sanno così sia realizzare un extra-profitto”.
Il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, reagisce come sempre: non se ne parla, “è una roba da Unione Sovietica“.
Superfluo ricordare che la misura colpirebbe anche la Mediolanum posseduta al 30% dalla Fininvest della famiglia Berlusconi.
Stavolta tutto nasce da un’intervista di Crippa ad Affaritaliani.it, che ha commissionato un sondaggio secondo il quale 7 italiani su 10 sono favorevoli a tassare gli extra-profitti delle banche.
“Far pagare i banchieri, non gli operai” ha detto domenica scorsa Matteo Salvini sul palco di Pontida.
Un messaggio chiaro, inequivocabile e soprattutto condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani”, commenta il deputato.
“Ricordo che negli ultimi due anni, a causa dell’ingiustificato e folle rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce, i primi sette istituti di credito italiani hanno quasi raddoppiato gli utili: +93%.
E’ quindi giusto ed equo che siano loro, ora, a contribuire per redistribuire la ricchezza e favorire non solo le classi meno agiate del Paese ma anche la crescita economica”.
E ancora:“Le astruse regole imposte dall’Unione europea” – ovvero il nuovo Patto di stabilità firmato dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti, evidentemente all’insaputa del vicesegretario del partito – “impongono di non poter fare una manovra economica espansiva e quindi le risorse per sostenere imprese medio-piccole, non certo gli incentivi a Stellantis del vergognoso e scandaloso Tavares, le partite Iva e i lavoratori, compreso il ceto medio, possono e devono arrivare anche da chi in questi anni ha “giocato‘ con i tassi di interessi”.
In che senso “giocato”? Crippa si riferisce a “aumenti rapidi e cospicui delle rate di mutui e prestiti quando il costo del denaro saliva” (come normale se sottoscritti a tassi variabili) e “ora che ha iniziato a scendere, guarda caso, i ribassi delle stesse rate sonoproporzionalmente molto inferiori”.
Anche perché il tasso di riferimento della Bce al momento è al 3,65%, ancora ben superiore rispetto ai livelli di due anni fa.Comunque il vice di Salvini non ha dubbi: “Paghino banche e banchieri e nessun sacrificio per gli operai e i cittadini che vivono una vita normale e nemmeno sanno così sia realizzare un extra-profitto.
Con buona pace di chi difende le banche e si oppone a una tassazione nella Legge di Bilancio, questa è la soluzione più corretta, che la sostiene con forza e che trova ampio consenso tra gli italiani”.
Tajani non ne vuol sapere: “Quando noi diciamo ‘abbassiamo la pressione fiscale‘ e gli altri dicono ‘mettiamo la patrimoniale‘, abbiamo due visioni diverse di rapportarci col cittadino. Io sono contrario” all’idea di tassare “gli extraprofitti perché è una roba da Unione Sovietica.
Chi fa profitti in una economia sociale di mercato non è un malfattore, è qualcuno che sa far fruttare il proprio lavoro, ma poi quel lavoro deve permettere agli altri di poter vivere meglio”.
Al Mef, che sta trattando con gli istituti in vista di un “maggior contributo allo Stato, il compito di trovare la quadra.
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