La guerra che vede coinvolto l’asse Stati Uniti-Israele contro l’Iran ha superato il mese di combattimenti
La guerra che vede coinvolto l’asse Stati Uniti-Israele contro l’Iran ha superato il mese di combattimenti, e il presidente americano e quello iraniano hanno esposto le loro posizioni e le loro motivazioni sul conflitto, rivolgendosi entrambi agli americani. Ieri Masoud Pezeshkian ha pubblicato su X una lettera indirizzata al “popolo americano” e “a tutti coloro che, in mezzo a un diluvio di distorsioni e narrazioni inventate, continuano a cercare la verità”. Il presidente ha sottolineato come “nonostante i suoi vantaggi storici e geografici, l’Iran non ha mai, nella sua storia moderna, scelto la via dell’aggressione, dell’espansione, del colonialismo o del dominio. Anche dopo aver sopportato occupazione, invasione e una pressione costante da parte delle potenze globali e nonostante possedesse la superiorità militare su molti dei suoi vicini, l’Iran non ha mai iniziato una guerra“. Al contrario, ha solo “respinto con coraggio coloro che l’hanno attaccato”.
19:20 – LA FARNESINA: SEGUIAMO IL CASO KITTLESON
Il Ministero degli Esteri segue “con la massima attenzione, dal primo momento”, il caso della giornalista americana Shelly Kittleson, rapita in Iraq. Shelly Kittleson, si legge nella nota diffusa dal Ministero, collabora attivamente anche con diverse testate italiane: il ministro Antonio Tajani ha chiesto alla Farnesina, in raccordo con l’Ambasciata d’Italia a Baghdad, di “essere impegnata sul caso e a verificare ogni elemento utile che possa portare alla sua liberazione”. L’ambasciatore d’Italia a Bagdad, conclude la nota, è in contatto con le autorità irachene e l’Ufficio del portavoce è in contatto con un quotidiano con cui la giornalista collabora.
18:20 – UN RAZZO HA COLPITO LA BASE DEL CONTINGENTE ITALIANO UNIFIL
Un razzo ha colpito la base di Shama, quartier generale del contingente italiano e del settore Ovest di UNIFIL. Non si registrano feriti tra i militari italiani. Si segnalano soltanto lievi danni alle infrastrutture.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comandante del COVI e con il Comandante del contingente italiano per ricevere aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni del personale.
ORE 15.56 HORMUZ, TAJANI: PRONTI A SOLUZIONE NEGOZIALE
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha partecipato oggi in videocollegamento alla riunione sulla situazione in Iran e sulle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. La videoconferenza, come informano dalla Farnesina, è stata coordinata dal Regno Unito dopo la dichiarazione del 19 marzo sottoscritta da 35 Paesi, inclusa l’Italia. Nel suo intervento, il ministro Tajani ha ribadito la posizione italiana a favore di un’immediata de-escalation e del ritorno al dialogo diplomatico, sottolineando il pieno coordinamento con i partner europei e internazionali e il sostegno a ogni soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione. Tajani ha evidenziato che il blocco nello Stretto di Hormuz ha impatti diretti sulla sicurezza delle rotte marittime, sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare. Richiamando la dichiarazione del G7 del 27 marzo, ha confermato l’impegno dell’Italia a contribuire agli sforzi internazionali per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici. Il ministro ha inoltre indicato la disponibilità dell’Italia a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, sottolineando come un chiaro mandato delle Nazioni Unite rappresenti un elemento essenziale. Tajani, assieme a colleghi come il ministro olandese e la vice Ministra degli Emirati, ha sostenuto la necessità di un percorso con l’Onu per creare al più presto un “corridoio umanitario” innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quello che servirà ad evitare una nuova crisi alimentare innanzitutto nelle nazioni africane. Assicurare il trasporto di fertilizzanti e altri beni umanitari attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale.
14:06 – IRAN. RAID A ISTITUTO ‘PASTEUR’, GOVERNO: COLPO DIRETTO A SANITÀ
A Teheran è stato raggiunto da un bombardamento l’Istituto Pasteur, dal 1920 impegnato nella ricerca medica e farmaceutica. Lo ha confermato il ministro della Salute iraniano Hossein Kermanpour, in un post su X in cui ha allegato le immagini che mostrano i danni riportati dalla struttura. “Era un pilastro secolare della salute globale” di Teheran, ha commentato il ministro, che ha poi definito l’azione delle forze israelo-statunitensi “un attacco diretto alla sicurezza sanitaria internazionale”. Stamani, l’esercito israeliano ha annunciato “un’intensa ondata di raid” sul Paese a partire da Teheran a Isfahan. Crescono gli obiettivi civili nel mirino dei bombardamenti, come riferisce la Mezzaluna Rossa iraniana, secondo cui dal 28 febbraio ne sono stati danneggiati più di 113mila, tra cui “90.063 abitazioni, 21.059 strutture commerciali e 760 centri educativi”, tra cui anche università. Raggiunti dai missili israelo-americani anche vari siti di valore storico e culturale: ben 56, tra musei e monumenti storici, come stima il ministro della Cultura e del Turismo iraniano Reza Salehi Amiri, il quale sostiene che si starebbe assistendo a “un attacco deliberato e consapevole” all’identità iraniana, privo di fondamento giuridico: “Osserviamo un crollo totale delle leggi morali e legali che un tempo regolavano i conflitti”. Tra i luoghi più significativi del patrimonio persiano raggiunti dai raid, Amiri ha citato il Palazzo Chehel Sotoun di Isfahan, sito Patrimonio Unesco del XVII secolo, e la Masjed-e Jame, la più antica moschea del venerdì iraniana, risalente all’841 e a sua volta iscritta nella lista dei siti dell’Unesco.
13:39 – HORMUZ, PUTIN: PRONTI A MEDIARE FINE DEL CONFLITTO
La Russia è pronta a contribuire al dialogo tra i leader regionali per porre fine alla guerra in Medio oriente e alla riapertura del Canale di Hormuz. Lo ha assicurato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, nel giorno in cui i ministri degli Esteri di cinque Paesi europei – Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia – insieme al Giappone fanno il punto sulle misure per riaprire il canale alla libera navigazione dei mercantili. Peskov, così come riporta l’agenzia di stampa russa Tass, ha aggiunto: “Il presidente Vladimir Putin continua a tenere i contatti e, se i nostri servizi dovessero essere in qualche modo necessari, siamo ovviamente pronti a dare il nostro contributo per garantire che la situazione militare si trasformi in una transizione pacifica il prima possibile”.
13:00 – HORMUZ, MACRON: IRREALISTICO FORZARE IL BLOCCO
“Alcuni difendono l’idea di liberare lo Stretto di Hormuz con la forza tramite un’operazione militare, una posizione talvolta espressa dagli Stati Uniti, sebbene in modo variabile, ma questa non è mai stata l’opzione che abbiamo sostenuto perché è irrealistica”. Così ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, a pochi minuti dall’apertura di un vertice dei ministri degli Esteri europei per fare il punto sulla situazione nello Stretto di Hormuz, dove la navigazione di petroliere e gasiere è stata resa più difficoltosa a causa dell’attuale conflitto con l’Iran. Macron, parlando ai giornalisti durante il suo viaggio a Seul, in Corea del Sud, ha aggiunto: “Ci vorrebbe un’eternità e esporrebbe tutti coloro che attraversano lo stretto ai rischi non solo da parte dei guardiani della rivoluzione, ma anche ai missili balistici”. Il capo dell’Eliseo è intervenuto anche nel merito della guerra aperta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sostenendo che non consentirà di risolvere la questione nucleare iraniana “sul lungo periodo”. Infine, ha voluto replicare alla dichiarazione del presidente Donald Trump, che ha attaccato Macron sostenendo che la consorte “lo tratta molto male, si sta a malapena riprendendo dal pugno ricevuto in faccia”. “Non sono parole né eleganti né all’altezza” della carica ricoperta, ha osservato il presidente francese.
12:27 – HORMUZ, ALLE 13 VERTICE PRESIEDUTO DA MIN. ESTERI BRITANNICA COOPER
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani parteciperà alle ore 13:00 alla riunione ministeriale in formato virtuale organizzata dal Regno Unito in seguito alla dichiarazione promossa il 19 marzo scorso e firmata da 35 Paesi, inclusa l’Italia. Come informa la Farnesina in una nota, durante la discussione – che sarà presieduta dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper – verranno valutate tutte le misure diplomatiche e politiche per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi bloccati nel Golfo e riprendere il trasporto di beni di prima necessità attraverso lo Stretto di Hormuz, nonché misure coordinate e congiunte per fare fronte alle ripercussioni economiche della crisi.
12:13 – IRAQ, GLI USA OFFORNO 3 MLN A CHI INFORMERÀ SU ATTACCHI
Fino a 3 milioni di dollari di ricompensa per chiunque fornirà “informazioni dettagliate” sugli attacchi che ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad e consolato a Erbil hanno subito nei giorni scorsi in Iraq. Ad annunciarlo con un post su X, il programma Rewards for Justice (Rfj) del Dipartimento di Stato americano. “Se disponete di informazioni su gruppi di miliziani terroristici allineati con l’Iran o su altri soggetti responsabili di questi attacchi, inviateci le vostre segnalazioni oggi stesso”, si legge nella nota. Dall’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, anche l’Iraq è stato trascinato nel conflitto. Da allora, oltre ad ambasciata e consolato, anche il Centro di supporto diplomatico di Baghdad è stato ripetutamente interessato da attacchi con droni e missili da parte di fazioni armate filo-iraniane. Gli Stati Uniti e Israele hanno risposto con attacchi aerei contro le loro postazioni. Anche la contraerei irachena è impegnata a neutralizzare attacchi dall’Iran.
11:47 – BCE: GUERRA RIDUCE PIL MONDIALE DELLO 0,4% IN DUE ANNI
Si stima che la guerra in Medio Oriente ridurrà la crescita del PIL mondiale in termini reali di 0,4 punti percentuali nei prossimi due anni. Ciò riflette gli effetti negativi sulla crescita, causati dalla traiettoria attesa dei prezzi delle materie prime energetiche, che compensano gli effetti di trascinamento positivi derivanti dall’espansione superiore alle attese alla fine del 2025 e dal moderato impulso”. Lo scrive la Bce nel bollettino economico.
10:39 – HORMUZ, TAJANI: A VERTICE CON MINISTRI ESTERI CAPIREMO IL DA FARSI
“Finita questa riunione, sarò coi ministri degli Esteri di molti Paesi per il vertice sulla questione Hormuz, per vedere cosa fare. Non è facile. Noi ci confrontiamo con l’impatto sul prezzo dell’energia a partire dai settori più energivori, primo fra tutti l’agricoltura. Pensiamo alle conseguenze per noi del blocco dei fertilizzanti ma pensiamo anche ai più poveri come quelli africani: una crisi di questo genere provocherebbe l’incremento dei flussi migratori, se dovesse prolungarsi”. Lo ha detto il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani alla XVI Conferenza tra il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale con Banca d’Italia, insieme a i Delegati e gli Addetti finanziari accreditati all’estero (Farnesina, Sala Conferenze Internazionali). Alle 13, il ministro parteciperà in videocollegamento alla riunione ministeriale convocata dal Regno Unito sull’Iran e lo Stretto di Hormuz. Ha continuato Tajani: “Stiamo lavorando molto per affrontare queste situazioni con una presenza militare attenta nell’area del Golfo e nel Mar Rosso perché dobbiamo proteggere il traffico mercantile”. Con la missione europea Aspides a guida italiana, “riusciamo a far passare centinaia e centinaia di cargo” ha assicurato Tajani.
10:13 – IRAQ, COLPITI PARAMILITARI FILO-IRANIANI A NINIVE
Due distinti attacchi delle forze israelo-statunitensi hanno colpito il quartier generale di Ninive delle Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq (Iraq’s Popular Mobilisation Forces, Pmf), nel nord-ovest dell’Iraq. Lo ha confermato la forza stessa. Si tratta di un esercito paramilitare che ha visto la luce nel 2014 e, pur facendo parte dell’esercito iracheno regolare, è direttamente legato all’Iran e gode di una certa indipendenza. Infatti, dallo scoppio del conflitto in Iran, le Pmf sono intervenute a sostegno del Paese vicino, diventando così obiettivi dell’offensiva israelo-statunitense. Ieri, secondo fonti di stampa internazionale, le Pmf avrebbero varcato il confine con 70 tonnellate di aiuti umanitari tra cui cibo e medicinali, ma accanto al convoglio sarebbero passati anche uomini e mezzi da guerra. Intanto stamani l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad ha esortato i connazionali a “lasciare l’Iraq immediatamente”. Secondo la sede diplomatica, delle milizie starebbero “prendendo di mira cittadini americani per rapirli” e potrebbero “condurre attacchi nel centro di Baghdad nelle prossime 24-48 ore”.
Il pensiero va a Shelly Kittleson, la reporter di guerra rapita due giorni fa in pieno giorno a Baghdad da un commando di uomini armati. Le forze di sicurezza irachene sostengono di aver raggiunto il convoglio, facendo ribaltare un veicolo e arrestando uno dei sequestratori, ma non si sarebbe trattato del mezzo su cui era tenuta la donna. Gli Stati Uniti puntano il dito contro la fazione irachena di Hezbollah, il gruppo libanese filo-iraniano attualmente impegnato contro Israele.L’ambasciata degli Stati Uniti cita dei documenti secondo cui sarebbero “potenziali obiettivi” non solo i cittadini statunitensi, ma anche “aziende, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altri luoghi ritenuti associati agli Stati Uniti, nonché istituzioni irachene e obiettivi civili”. Per la presenza di gruppi a vario titolo affiliati all’Iran o agli Stati Uniti, l’Iraq sta registrando attacchi quasi quotidiani su obiettivi militari: circa 101 persone avrebbero già perso la vita, tra cui militari, combattenti delle milizie e personale straniero. Nonostante la gravità della situazione, il ministero dei Trasporti ha fatto sapere di stare valutando la riapertura dello spazio aereo iracheno, chiuso all’indomani della guerra contro l’Iran. Il blocco ha determinato seri problemi logistici, di approvvigionamento e mobilità delle persone.
9:47 – LIBANO, UCCISA FAMIGLIA A SUD, IN ISRAELE 50 MISSILI CAUSANO 2 FERITI
In Libano si continua a morire: il ministero della Salute libanese ha aggiornata a 1.318 i cittadini uccisi dalla ripresa delle ostilità tra Israele e Hezbollah, lo scorso primo marzo. Tra le vittime si contano 125 bambini, tra cui anche le due sorelline di una famiglia sterminata nel distretto di Nabatyeh. Un raid aereo contro un’abitazione ha ucciso anche la madre e il padre. Saliti inoltre a quasi 4mila i feriti. In Israele, dalla mezzanotte scorsa, sono arrivate quattro ondate di attacchi per un totale di 50 missili dal sud del Libano, sparati dal gruppo politico-militare affiliato all’Iran. Colpita in particolare la città settentrionale di Kiryat Shmona e le località circostanti: per il momento, come riferiscono i media israeliani, due uomini di 84 e 34 anni sono rimasti “leggermente feriti” dalle schegge.
9:35 – TEHERAN RISPONDE A TRUMP: ATTACCHEREMO ANCOR PIÙ DURAMENTE
L’Iran promette “attacchi ancora più devastanti, più ampi e più distruttivi” fino al “alla resa definitiva e totale” di Stati Uniti e Israele: non si è fatta attendere la reazione di Teheran al discorso alla nazione del presidente Donald Trump della notte scorsa. Il capo della Casa Bianca ha minacciato di “riportare l’Iran all’età della pietra”, sostenendo che le sue forze militari sarebbero ormai decimate. A parlare è stato Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale centrale delle forze iraniane, che stando all’agenzia di stampa semi-governativa Tasnim, ha avvertito: “Le vostre informazioni sulla nostra capacità militare e sui nostri equipaggiamenti sono incomplete” e ha definito “insignificanti” gli attacchi compiuti finora sulle infrastrutture belliche: “Non sperate di aver distrutto i nostri centri di produzione di missili strategici, i droni offensivi a lungo raggio e di precisione, i moderni sistemi di difesa aerea e di guerra elettronica e le attrezzature speciali”. Il portavovoce ha sostenuto che “La nostra produzione militare strategica si svolge in luoghi che non conoscete e che non sarete mai in grado di raggiungere”.
7:40 – I PREZZI DEL PETROLIO SCHIZZANO IN AVANTI
Dopo le parole di Trump, i prezzi del petrolio Brent risalgono fino a quota 105 dollari al barile sui mercati asiatici.
6:30 – TRUMP PARLA ALLA NAZIONE: LI RIPORTEREMO ALL’ETÀ DELLA PIETRA
Ieri, per la prima, Donald Trump ha parlato alla nazione degli sviluppi del conflitto con Teheran. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che le forze del suo paese hanno inferto colpi devastanti all’Iran e che le forze americane hanno ottenuto vittorie decisive e schiaccianti. Trump ha aggiunto inoltre, che la marina iraniana non esiste più e l’aeronautica è ormai in rovina. “Continueremo fino a quando i nostri obiettivi non saranno pienamente raggiunti. Grazie ai progressi che abbiamo fatto, posso dire che siamo sulla buona strada per completare tutti gli obiettivi dell’America a breve, molto presto”, ha affermato il presidente americano, aggiungendo: “Li colpiremo molto duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo alle età della pietra a cui appartengono”, ha sottolineato Trump. Durante il suo discorso il tycoon ha messo in guardia i nemici, spiegando che “se non si raggiunge un accordo, colpiremo tutti gli impianti di generazione elettrica molto duramente, e probabilmente contemporaneamente”.
Nel suo discorso, durato 19 minuti, Trump ha voluto rassicurare anche gli americani definendo la guerra “un investimento per il futuro” e ringraziato gli alleati in Medio Oriente (Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain) : “Sono stati fantastici, e non lasceremo che si facciano male o falliscano in alcun modo”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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